Indagini sulla dieta del picchio verde Picus viridis, Linnaeus, 1758, in due aree del Veneto Orientale (Aves, Piciformes)

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Riassunto

Nel 2017 e 2018 è stata studiata la dieta del picchio verde (Picus viridis) in due aree del Veneto: la Valle di Schievenin (Quero Vas, Belluno) e il paese di Cendon (Silea, Treviso). La ricerca è stata svolta mediante la raccolta delle fatte e la successiva analisi del contenuto. Sono stati raccolti 26 campioni contenenti complessivamente 3.255 individui di formica. Le specie più comuni sono risultate Lasius platythorax, Lasius niger, Formica cunicularia e Formica pratensis. È stata attuata anche l’analisi biometrica delle singole fatte per definire meglio la grandezza e la correlazione con il numero di prede contenute.

Abstract

Researches on the diet of Green Woodpecker.

In 2017 and 2018 the diet of Green Woodpecker (Picus viridis) were studied in two Veneto areas: the Valley of Schievenin (Quero Vas, Belluno) and the rural village of Cendon (Silea, Treviso). The research was carried out through the collection of droppings and the analysis of prey contained. Twenty-six samples were collected and a total of 3,255 ants were found. The most common species were Lasius platythorax, Lasius niger, Formica cunicularia and Formica pratensis. It has also been applied the biometric analysis of every dropping to better define the size and the correlation with the number of preys contained.

Introduzione

Il picchio verde Picus viridis negli ultimi due decenni ha evidenziato un forte incremento dell’areale, colonizzando gran parte del Veneto e l’area di pianura dove risultava assente da diverso tempo. Nell’ambito regionale raggiunge le maggiori densità nelle aree collinari e di media montagna, di regola non superando i 1.200 m di quota. In pianura preferisce gli ambienti agrari inframezzati da siepi e le aree boscate anche di modesta entità (Mezzavilla et al., 2016). Si insedia anche nelle aree antropizzate, soprattutto in quelle agrarie dove le abitazioni sono alternate a siepi biplane e prati stabili dove ricerca le prede preferite rappresentate soprattutto dalle formiche. È noto infatti che il picchio verde è una specie ampiamente mirmecofila in gran parte dell’areale occupato (Kneitz, 1965; Cramp, 1989; Raqué & Ruge, 1999; Alder & Mardsen, 2010) ed il suo insediamento è condizionato molto dalla presenza di questi insetti.

La dieta del picchio verde non risulta essere mai stata indagata in Italia, diversamente da altri paesi dell’Europa dove molti ricercatori hanno svolto indagini relative a questo argomento (Pechacek& Kristin, 1993; Raqué & Ruge, 1999; Kolsterset al., 2014).

L’opportunità di svolgere tale ricerca è nata dal fatto che negli ultimi anni ho attuato diverse indagini relative alla distribuzione del picchio verde nelle province di Treviso e di Belluno (Mezzavilla et al., 2016) e nel contempo ho avviato anche alcune ricerche basate sulla raccolta e determinazione delle formiche presenti nelle stesse aree occupate da questo picchio. Infatti sebbene sia assodato che

le formiche rappresentano una delle prede preferite dal picchio verde, in Italia non é ancora ben noto quali siano le specie predate e le principali caratteristiche ecologiche e ambientali che favoriscono la predazione di questi Imenotteri.

Le formiche inoltre, sebbene rappresentino una delle prede maggiormente ricercate dal picchio verde (Kneitz, 1965), sono buoni indicatori ambientali e la loro diffusione e abbondanza condiziona quella del picchio verde. In tale contesto se da una parte è ampiamente nota l’espansione di questo picchio nell’intera regione del Veneto (Mezzavilla et al, 2016) e a livello nazionale (Rete Rurale Nazionale & LIPU, 2014), non si può affermare altrettanto per molte specie di formiche di cui ancora si hanno scarse conoscenze sia in termini di distribuzione che di dinamica di popolazione.

Con questa indagine si è cercato di ampliare le conoscenze relative alla dieta, basandosi sull’analisi delle feci raccolte in tre diverse località del Veneto comprese nelle province di Treviso e di Belluno.

Area di studio e metodi

Le indagini sulla dieta si sono basate sulla raccolta delle fatte emesse dalla specie sopra i nidi di formica predati e alla base dei posatoi frequentati nei mesi autunnoinvernali. In particolare alcune fatte sono state raccolte sopra alcuni nidi di Formica pratensis predati dal picchio verde e che monitoravo da alcuni anni presso la località di Case Bolenghini nella Valle di Schievenin (Quero, BL) (N 45,9544 – E 11,8958; 750 m slm). L’area è dominata da abitazioni isolate, prati stabili e da formazioni boscose caratteristiche degli OrnoOstrieti. I nidi erano posti al lato della strada sterrata ed in più occasioni sono stati predati da questo picchio che ne ha deposto sopra alcune feci. Un secondo sito invece si trova all’interno di un bosco umido confinante con il corso del fiume Sile in località Cendon (Silea, TV) (N 45,6288 – E 12,3178; 7 m slm), mentre il terzo sito, dove sono state raccolte la maggior parte delle fatte, è posto ai piedi di un leccio (Quercus ilex) cresciuto all’interno del giardino della mia abitazione sempre in località Cendon (Silea, TV) (N 45,6408 – E 12,3285; 10 m slm). In questi due ultimi siti le feci sono state raccolte alla base degli alberi usati come posatoi. In particolare presso il mio giardino ho potuto osservare in diverse occasioni un individuo sostare su alcuni rami di leccio per diverse decine di minuti. Sempre in quest’area nei mesi invernali ho osservato anche l’attività di scavo e ricerca a terra dei nidi di Lasius niger in un prato stabile confinante con la mia abitazione.

L’identificazione delle specie predate è stata effettuata mediante l’analisi di 26 fatte raccolte nella Valle di Schievenin (5 campioni), presso il fiume Sile a Cendon (3 campioni) e presso la mia abitazione a Cendon (18 campioni). Gran parte dei campioni sono stati raccolti tra novembre 2017 e marzo 2018; solo i tre campioni trovati nel bosco igrofilo vicino al Fiume Sile (loc. Cendon) sono stati raccolti il 23 maggio 2017.

Le fatte raccolte sono state analizzate prima della dissezione per verificare la loro integrità oppure l’eventuale rottura con conseguente spezzettamento in due parti. Ciò è stato possibile grazie al fatto che quelle intere presentavano una copertura composta da uno strato di muco consolidato, comprendente anche una buona parte di cristalli (urati?) che conferivano alle deiezioni una colorazione biancastra. Le due estremità delle fatte intere risultavano quasi completamente avvolte da questa specie di copertura. Quando invece una delle due parti non presentava questa caratteristica allora si trattava di una deiezione rotta a metà nella fase di caduta a terra.

Tutte quelle raccolte sono state singolarmente inserite in provette che riportavano la data ed il sito di raccolta. Successivamente sono state analizzate procedendo prima alla misurazione della lunghezza, della larghezza e data la forma cilindrica del loro volume. L’analisi è stata attuata con l’impiego di un microscopio stereoscopico avente una capacità massima di 90 ingrandimenti. Ogni fatta è stata sciolta in alcool etilico e poi si è proceduto all’analisi delle specie presenti (Fig 1). Per la determinazione si è fatto ricorso alle guide prodotte da Seifert (2007), Lebaset al. (2016), Otto (2005) e alla consultazione della guida per la determinazione delle formiche di Francia (www.cle.fourmis.free.fr/).

Risultati

I risultati delle indagini effettuate riguardano le specie predate e le caratteristiche biometriche delle fatte. Si è infatti approfondito anche questo secondo tipo di indagini perché in letteratura non si è mai fatto riferimento a questo secondo argomento, pertanto senza aver acquisito questi dati può risultare difficile assegnarle con una certa precisione a questo picchio.

Specie predate

Complessivamente sono stati classificati 3.255 individui di formiche, appartenenti a otto diverse specie (Tab. 1). Tra questi, 86 appartenenti al genere Formica non sono stati determinati a livello di specie, anche se è ipotizzabile che fossero riconducibili a Formica cunicularia. Lo stesso è avvenuto per la determinazione di 704 individui di Lasius, di cui non si è potuta identificare la specie esatta dato che nel corso della loro digestione sono scomparsi i caratteri distintivi posti sul clipeo e sulle antenne (Seifert, 2007). È comunque ipotizzabile che questi individui appartenessero alle due specie di Lasius platythorax e Lasius niger molto diffuse nelle aree esaminate.

Tab. 1. Elenco delle specie di Formicidae e numero di individui
predati dal picchio verde nelle tre località indagate.

Dall’analisi delle percentuali si nota come l’81% delle prede appartenga al genere Lasius e solo il 19% al genere Formica, mentre Camponotus e Myrmica rappresentano due componenti della dieta del tutto trascurabili.

Quasi tutti i resti delle prede si presentavano completamente ridotti in frammenti costituenti le varie parti del corpo. Molti Lasius presentavano però la prima parte dell’antenna (scape) ancora attaccata al capo, così da permettere una migliore determinazione. Singolare invece è stato il ritrovamento dei resti di Myrmica scabrinodis che presentavano il corpo quasi interamente intatto dopo essere stati predati e digeriti. Questo ha permesso una corretta determinazione della specie (Seifert, 2007).

Formica pratensis è stata l’unica specie trovata nelle fatte a Schievenin. Ciò è imputabile al fatto che questi campioni sono stati raccolti sopra due nidi di questa di formica predati in più occasioni dal picchio verde.

Analisi delle fatte

L’analisi biometrica delle fatte ha rappresentato un secondo indirizzo di indagine particolarmente interessante. Le loro misurazioni hanno permesso di raccogliere informazioni utili in rapporto alle località di raccolta ed al loro volume.

Anzitutto è stato indagato il rapporto esistente tra il numero di prede rilevato nelle diverse fatte raccolte sia in funzione del loro stato di integrità e sia rispetto alle località di raccolta dato che le prede rilevate nel campione di Schievenin sono risultate diverse da quelle dei due campioni di Cendon (Tab. 1).

Tab. 2. Analisi del rapporto esistente tra il numero di prede
rilevate nelle diverse tipologie di fatte. Con SE e SD si intendono
l’Errore Standard e la Deviazione Standard del campionamento.

Come si può notare il numero di prede per fatta varia molto sia in funzione tra lo stato delle stesse ossia della loro integrità o della parziale rottura in fase di caduta a terra, ma soprattutto in funzione della località di raccolta. Quelle provenienti da Schievenin infatti, anche se in numero ridotto, evidenziano un minor numero di prede (media 86,2) rispetto a quelle raccolte in pianura dove la media è stata pari a 144,5. Ciò è imputabile al diverso tipo di prede catturate dato che Formica pratensis presenta una mole più che doppia rispetto ai vari Lasius catturati in pianura.

Anche l’analisi del volume è risultata interessante dato che con l’aumento del volume si è travato un corrispondente aumento del numero di prede. Questo rapporto, verificato mediante il Test di Spearman (N= 26; Rs = 0,62; P < 0,001) è risultato altamente significativo (Fig. 1).

Fig. 1. Correlazione esistente tra il numero di prede contenute e il volume delle fatte raccolte.

Ulteriori informazioni relative al rapporto tra il volume ed il numero di prede contenute, ci viene fornito dall’analisi effettuata su tutto il campione, solo sulle fatte intere e solo su quelle provenienti da Schievenin (Tab. 3).

Tab. 3. Analisi del volume (mm cubi) delle fatte in funzione delle diverse tipologie indagate.

Anche in questa analisi si nota come il campione raccolto a Schievenin presenti una media del volume più alta sebbene il numero di prede per fatta (Tab. 2) risulti sempre più basso. Allo stesso tempo la variabilità di volume risulta più bassa, con dati di Errore Standard (SE) e di Deviazione Standard (SD) molto minori. Questo può essere in parte spiegato dal fatto che presso Schievenin è stato raccolto un campione più piccolo rispetto a Cendon ma anche da una maggiore uniformità delle fatte emesse.

Per completare l’analisi sono state prese in considerazione le due dimensioni, lunghezza e larghezza, delle varie fatte al fine di comprendere meglio il campo di variabilità esistente in questi due caratteri, finora mai analizzati (Tab. 4).

Tab. 4. Riassunto delle dimensioni in mm delle fatte raccolte.

Dall’analisi si nota un forte campo di variabilità quando si esamina tutto il campione. Ciò è dovuto alla raccolta anche di fatte spezzate in fase di caduta. Se invece si confrontano solo quelle raccolte intere con quelle raccolte presso Schievenin si nota come la differenza si riduca sia in termini di lunghezza che di larghezza.

Conclusioni

L’indagine ha permesso di analizzare in maniera più dettagliata la dieta del picchio verde in Italia. Le otto specie di formiche predate quasi sicuramente rappresentano solo un campione preliminare. Infatti se da una parte il picchio verde risulta molto stenofago con una dieta rivolta esclusivamente alla cattura dei Formicidae, appare senz’altro rilevante il fatto che si ciba delle specie maggiormente presenti in un determinato territorio. Pertanto pur ammettendo che queste indagini sono da ritenersi preliminari, dato il numero di campioni raccolti, si evidenzia come in area prealpina Formica pratensis rappresenti la totalità delle prede.

Diversamente nell’area di pianura dove sono state raccolte l’80,8 % delle fatte, la dieta è risultata più varia comprendendo formiche con nidi posti a terra (Lasius niger), oppure nelle siepi o tra gli alberi. Complessivamente le specie maggiormente predate in termini numerici sono risultate in ordine decrescente: Lasius platythorax, Lasius niger, Formica pratensis, Formica cunicularia e le altre in misura minore (Tab. 1). Data però l’abbondanza di Lasius (21,6 %) nel campione di cui non è stato possibile determinare correttamente la specie, ma con buona probabilità appartenenti a Lasius platythorax e Lasius niger , queste due specie potrebbero assumere valori più elevati.

L’analisi biometrica delle fatte ha infine permesso di definire meglio le loro dimensioni e la correlazione con il numero di prede presenti. Questo potrà in futuro favorire l’attuazione di altre indagini di questo tipo. Tutto ciò nel contesto più ampio delle problematiche ambientali che evidenziano come negli ultimi anni si stia assistendo ad un progressivo impoverimento della diversità animale presente soprattutto negli ambienti agrari dove il picchio verde e le formiche costituiscono due importanti indicatori ambientali (Alder & Mardsen, 2010).

Bibliografia

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Otto D. (2005) – Die Roten Waldameisen. Die Neue Brehem Bucherei. Pp. 192.

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Rete Rurale Nazionale & LIPU(2014) – Uccelli comuni in Italia. Aggiornamento degli andamenti di popolazione e del Farmland Bird Index per la rete Rurale Nazionale dal 2000 al 2013. LIPU, Parma. Pp. 16.

Seifert B. (2007) – Die Ameisen Mittel- und Nordeuropas. Lutra Verlags. Pp. 368.

Siti Web

www.cle.fourmis.free.fr/

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