Crostacei decapodi dell’Eocene di Alonte (Monti Berici, Vicenza, Italia nordorientale)

Attività SVSNScienze della terraCrostacei decapodi dell’Eocene di Alonte (Monti Berici, Vicenza, Italia nordorientale)

Riassunto

Viene studiata la ricca fauna di crostacei decapodi dell’Eocene medio-superiore (Bartoniano-Pria-boniano) della cava Manfrinato di Alonte (Monti Berici, Vicenza) conservati nel Museo Civico “D. Dal Lago” di Valdagno (Vicenza, Italia nordorientale). Gli esemplari sono attribuiti a 41 specie e 9 di queste sono nuove: Eocalcinus manfrinatoensis n. sp., Paguristes dallagoi n. sp. (Diogenidae Ortmann, 1892), Bathypaguropsis alontensis n. sp. (Paguridae Latreille, 1872), Quasilaeviranina yvonnecooleae n. sp. (Raninidae de Haan, 1839), Hyastenus bericus n. sp. (Epialtidae MacLeay, 1838), Palaeomyra eocaenica n. sp., Alonteucosia hepatituberculata n. gen., n. sp., Philyra antiqua n. sp. (Leucosiidae Samouelle, 1819) e Santeella italica n. sp. (Pilumnidae Samouelle, 1819). Parola chiave: Crustacea, Decapoda, Tassonomia, Eocene, Italia nordorientale.

Abstract

Decapod crustaceans from the Eocene of Alonte (Berici Mounts, Vicenza, North-eastern Italy).

A rich crustacean fauna from the middle-upper Eocene (Bartonian-Priabonian) of the Manfrinato quarry at Alonte (Berici Mounts, Vicenza), preserved in the Civic Museum “D. Dal Lago” of Valdagno (NE Italy), is reported. The specimens are assigned to 41 species and 9 are new species: Eocalcinus manfrinatoensis n. sp., Paguristes dallagoi n. sp. (Diogenidae Ortmann, 1892), Bathypaguropsis alontensis (Paguridae Latreille, 1872), Quasilaeviranina yvonnecooleae n. sp. (Raninidae de Haan, 1839), Hyastenus bericus n. sp. (Epialtidae MacLeay, 1838), Palaeomyra eocaenica n. sp., Alon-teucosia hepatitubeculata n. gen., n. sp., Philyra antiqua n. sp. (Leucosiidae Samouelle, 1819), and Santeella italica n. sp. (Pilumnidae Samouelle, 1819).

Introduzione

I livelli cenozoici del Veneto hanno restituito un gran numero di organismi fossili di ambiente marino relativamente profondo che sono conservati nelle collezioni paleontologiche di vari musei veneti ed europei. I crostacei sono qui rappresen-tati da numerosi generi e specie attribuiti agli stomatopodi, isopodi, misidacei e decapodi, studiati in varie riviste scientifiche. L’elenco sistematico di questa carcinofauna è stato inizialmente fornito da FaBiani (1910) e successivamente aggiornato in de angeli & BeSchin (2001), de angeli & garassino (2006) e de angeli et al. (2019). Nuovi esemplari della collezione paleontologica del museo Civico “D. Dal Lago” di Valdagno, provenienti dai livelli eocenici di cava Manfrinato di Alonte (Monti Berici, Vicenza), ci hanno consentito di segnalare alcune specie già note nel record fossile e di descriverne di nuove.

Inquadramento geo-paleontologico

La cava Manfrinato è localizzata ad est del paese di Alonte sul versante sudorien-tale dei Monti Berici e vi si accede seguendo il sentiero che da via Campolongo sale verso località Paradiso (Fig. 1). La cava, riportata nella C.T.R. sezione Or-giano n. 146020, è ancora in parte attiva ed è soprattutto nota per i ritrovamenti di modelli interni di bivalvi e gasteropodi, anche di grandi dimensioni (Fig. 2). La sezione stratigrafica, mediante l’analisi dei nannofossili calcarei, è stata dettagliatamente descritta in Beccaro (2003) e si sviluppa nei “Calcari nummulitici” anche se nella cartografia geologica di quest’area ricade interamente nella “Formazione di Priabona”.

Fig. 1 – Mappa dei Monti Berici con la località da cui proviene il materiale studiato.

Sopra le arenarie vulcanoclastiche bartoniane, osservabili lungo la strada che sale alla cava, sono presenti calcareniti e calcari marnosi con bioclasti di facies caratteristiche nelle quali sono state individuate strutture sedimentarie a Microcodium. Si tratta di sferule raggiate di cemento carbonatico freatico di origine diagenetica, indicatrice di condizione di emersione, che ha fatto pro-pendere per la parte inferiore della sezione ad un’attribuzione al Bartoniano (Beccaro, 2003).

Fig. 2 – Panoramica della cava Manfrinato di Alonte (Foto Fig. 1 A. De Angeli, 2015).

I dati biostratigrafici derivanti dalle analisi dei nannofossili calcarei della parte mediana e superiore della cava non hanno fornito una precisa indicazione riguardo l’età, quindi le biozone ricoprono un intervallo di tempo tra il Bartoniano ed il Priaboniano (Beccaro, 2003). Per semplificare i livelli di provenienza dei crostacei studiati, la litologia esposta da Beccaro viene qui suddivisa in tre principali parti: A – parte inferiore, B – parte media, C – parte superiore.

Parte A – Sopra alle arenarie vulcanoclastiche brune osservabili salendo alla cava, i livelli inferiori presentano calcareniti con bioclasti sciolti e calcare inquinato da materiale di origine vulcanica che nella parte alta presenta qualche mollusco bivalve e resti di echinidi. Segue una serie di banchi calcarenitici giallastri, un pò terrosi, limonitici, con numerosi modelli di molluschi, anche di grandi dimensioni, resti di coralli, tracce di vegetali, rari echinidi, denti di razza (Myliobatis), resti ossei di sirenidi (Prothotherium veronense De Zigno, 1875), chele di thalassinidi e carapaci di decapodi (caSelli, 2010; de angeli & Bellotto, 2001; coloM-Bara, 2017; Quaggiotto & de angeli, 2019). Questa formazione calcarenitica a Palaeocarpilius macrochelus Desm. e Leiopedina tallavignesi Cott. è presente per buona parte dei Monti Berici sudorientali (FaBiani, 1915).

Segue una calcarenite ad ostree, nummuliti e molluschi. Nella parte inferiore della cava è stato individuato uno strato calcarenitico contenente molluschi marini, salmastri e dulcicoli (Planorbis) con guscio ben preservato e un livello con carapaci di Alontecarcinus buratoi De Angeli & Caporiondo, 2019, un granchio potamonide d’acqua dolce che abitava le aree umide emerse dei Monti Berici (de angeli & caporiondo, 2019). Sulla base dei resti fossili e la mancanza di dati certi derivanti dalle analisi dei nannofossili calcarei, la parte inferiore della cava viene attribuita al Bartoniano come indicato dalle analisi condotte da Beccaro (2003).

Parte B – Gli strati successivi della sezione stratigrafica presentano una serie di calcari marnosi e calcareniti a nummuliti (N. fabianii, N. variolaria), ortofragammine, rodoliti e resti di echinidi; calcareniti con ostreidi e altri bivalvi, numerosi echinidi interi, Tubulostium spirulaeum e rari resti di crostacei.

Parte C – La parte superiore è invece rappresentata da una serie di calcareniti con resti algali, rari modelli interni di molluschi, qualche corallo e resti di crostacei. Calcareniti a rodoliti. Calcari marnosi a coralli singoli sparsi. Calcari micritici, con coralli e resti di crostacei. La serie termina con calcareniti a nummuliti e resti algali osservabili nella parte più alta e sopra la cava.

I crostacei studiati, raccolti nei livelli inferiori della cava, vengono attribuiti al Bartoniano, quelli della parte media e superiore per la presenza di nummuliti e rodoliti al Priaboniano inferiore.

Nella parte conclusiva del lavoro viene fornita la lista completa dei crostacei di cava Manfrinato, comprese alcune specie studiate in precedenza conservate nei musei civici “G. Zannato” di Montecchio Maggiore (Vicenza) e di Storia Naturale di Verona.

Parte Sistematica

Sono stati esaminati 119 esemplari di crostacei decapodi della collezione pale-ontologica del Museo Civico “D. Dal Lago” di Valdagno (Vicenza) (Acronimo: MCV). Le dimensioni sono espresse in millimetri. Nel testo si farà riferimento ai seguenti caratteri diagnostici: lac: larghezza massima del carapace; luc: lunghezza massima del carapace; lf-o: larghezza del margine fronto-orbitale; lf: larghezza della fronte; lupr: lunghezza del propodo della chela; lupa: lunghezza del palmo della chela; hpa: altezza del palmo; spa: spessore del palmo. Per l’inquadramento sistematico si sono seguite le classificazioni proposte da Schweitzer et al. (2010, 2020, 2021, 2023).

Ordine decapoda Latreille, 1802 Infraordine axiidea de Saint Laurent, 1979 Superfamiglia callianaSSoidea Dana, 1852

Famiglia callichiridae Manning & Felder, 1991

Genere Karumballichirus Poore, Dworschak, Robles, Mantelatto & Felder, 2019 Specie tipo: Callianassa karumba Poore & Griffin, 1979, da designazione originale.

Karumballichirus borensis (Beschin, De Angeli, Checchi & Mietto, 2006) Tav. 1, fig. 1-3

*Neocallichirus borensis Beschin et al., 2006, p. 97, fig. 2, t. 1, figg. 4-6. Neocallichirus borensis – De Angeli & Garassino, 2006, p. 16. – Schweitzer et al., 2010, p. 38. – Hyžný et al., 2016, p. 348, fig. 6A-C.

Karumballichirus borensis – Hyžný & Zorn, 2020, p. 21, t. 5, figg. 3-5.

Materiale e dimensioni. Cinque propodi di chelipedi provenienti dalla “Parte A”. Tre sinistri (MCV.24/055-24.101, lupr: 25,0; lupa: 14,0; hpa: 16,5; MCV.24/057-24.103, lupr: 19,0; lupa: 10,2; hpa: 12,5; sp: 8,6; MCV.24/059-24.105, lupa:

14,2; hpa: 15,5; sp: 7,5) e due destri (MCV.24/056-24.102, lupr: 26,5; hpa: 17,5;

MCV.24/058-24.104, lupr: 19,2; lupa: 9,5 hpa: 12,2).

Osservazioni. La specie è stata istituita sulle caratteristiche di alcuni propodi di chelipedi raccolti nelle arenarie marnose giallastre che sovrastano il “Conglo-merato basale” del Priaboniano inferiore di Mulino del Boro (Monte di Malo, Vicenza) (BeSchin et al., 2006). HyŽný & Zorn (2020) hanno attribuito al genere Karumballichirus le chele di Callianassa tuberculata Lőrenthey in Lőrenthey & Beurlen, 1929 dell’Eocene medio dell’Ungheria e incluso in questo genere anche Neocallichirus khadroensis Hyžný & Charbonnier, 2016, N. lakhraensis Hyžný & Charbonnier, 2016 del Daniano e Ypresiano del Pakistan e N. borensis dal Priaboniano di Vicenza che hanno caratteri molto simili alla specie ungherese Karumballichirus tuberculatus (HyŽný et al., 2016; HyŽný & Zorn, 2020).

Family eucalliacidae Manning & Felder, 1991 Genere Calliaxina Ngoc-Ho, 2003

Specie tipo: Calliax punica de Saint Laurent & Manning, 1982, da designazione originale.

Tavola 1
1/3. Karumballichirus borensis (Beschin, De Angeli, Checchi & Mietto, 2006),
1) es. MCV.24/057-24.105 (x 1,9);
2) es. MCV.24/058-24.104 (x 1,2);
3) es. MCV.24/059-24.105 (x 2);
4/5. Calliaxina altavillensis Beschin & De Angeli, 2012, 4) es. MCV.24/044-24.90 (x 3,7); 5) es. MCV24/032-24.78 (x 4);
Eocalcinus manfrinatoensis n. sp., olotipo, es. MCV.24/048-24.94, chela sinistra (x 1,6);
7/17. Paronapaguropsis latidactylus (Müller & Collins, 1991);
7) MCV.24.106-24.152, chela sinistra (x 2,8);
8) MCV.24/109-24.155, chela sinistra (x 9);
9) MCV.24/107-24.153, chela sinistra (x 12,2);
10) MCV.24/104-24.150, chela destra (x 4,4);
11) MCV.24/100-24.146, chela destra (x 3,3);
12) MCV.24/114-24.160, chela destra (x 3,6);
13) MCV.24/092-24.138, visione dorsale (x 2,8);
14) MCV.24/093-24.139, visione dorsale (x 3);
15) MCV.24/091-24.137, visione dorsale (x 3,2);
16) MCV.24/098-24.144, visione dorsale (x 3,3);
17) MCV.24/096-24.142, visione dorsale (x 2,6).

Calliaxina altavillensis Beschin & De Angeli, 2012 Tav. 1, figg. 4, 5

2010 Callianassa sp. – De Angeli, Garassino & Ceccon, p. 149, fig. 2.

*2012 Calliaxina altavillensis Beschin & De Angeli, p. 7, fig. 2, t. 1, figg. 1, 2.

Materiale e dimensioni. Due propodi di chelipedi provenienti dalla “Parte A”. Uno sinistro (MCV.24/032-24.78, lupr: 9,0; lupa: 5,9; hpa: 6,0) e uno destro (MCV.24/044-24.90, lupr: 9,4; lupa: 7,0; hpa: 6,5).

Osservazioni. Calliaxina è caratterizzata da chelipedi con propodi lunghi quanto alti e chela maggiore e minore di forma e dimensioni simili (Schweitzer et al., 2023a). Gli esemplari esaminati presentano caratteristiche di Calliaxina altavillensis, descritta per l’Eocene superiore di Altavilla Vicentina. Uno degli esemplari conserva anche il merus che si presenta alto quanto il palmo, poco allungato e con margine inferiore convesso e liscio. La specie è nota per il Bartoniano di Alonte, Priaboniano di Altavilla e Oligocene di Bernuffi di Montecchio Maggiore (Vicenza) (de angeli et al., 2010a; BeSchin & de angeli, 2012).

Infraordine anoMura MacLeay, 1838 Superfamiglia galatheoidea Samouelle, 1819 Famiglia galatheidae Samouelle, 1819 Genere Palaeomunida Lőrenthey, 1902

Specie tipo: Palaeomunida defecta Lőrenthey, 1902, da designazione originale.

Palaeomunida defecta Lőrenthey, 1902

*Palaeomunida defecta Lőrenthey, 1902, p. 807, t. 1, fig. 3.

Palaeomunida defecta – Lőrenthey & Beurlen, 1929, p. 80, t. 3, figg. 3-5. – Di Salvo, 1933, p. 8, t. 2, figg. 2 a-d. – Beschin et al., 2001, p. 15, t. 1, figg. 2-3. – De

Angeli & Garassino, 2002, p. 14, fig. 11, t. 4, figg. 2-5, t. 5, fig. 1. – De Angeli

& Garassino, 2003, p. 99, fig. 1(3). – De Angeli & Beschin, 2008, p. 18, fig. 4, t.

1, fig. 3. – Schweitzer et al., 2010, p. 50. – Ahyong et al., 2011, p. 96, fig. 3.8D.

– Beschin et al., 2018, p. 142, fig. 22.

Galathea (Palaeomunida) defecta – Müller & Collins, 1991, p. 56, fig. 2g, t. 1, figg. 12-13, t. 2, fig. 1

Materiale e dimensioni. Un carapace proveniente dalla “Parte C” (MCV.24/086-24.132, lac: 4,0).

Osservazioni. Palaeomunida defecta è caratterizzata dal carapace allungato ornato da creste trasversali, rostro triangolare provvisto di tre spine su ogni margine e ca-rena mediana granulata. La specie, istituita per l’Eocene superiore dell’Ungheria, è nota per il Priaboniano di Orgiano e Alonte e Oligocene di Valmarana, Soghe e Bernuffi di Montecchio Maggiore (Vicenza) (Müller & collinS, 1991; de angeli & garaSSino, 2002; de angeli & BeSchin, 2008; de angeli et al., 2010).

Palaeomunida multicristata De Angeli & Garassino, 2002

*Palaeomunida multicristata De Angeli & Garassino, 2002, p. 15, fig. 12, t. 5,

figg. 2-4.

Palaeomunida multicristata – De Angeli & Garassino, 2003, p. 99, fig. 1(5). – De Angeli & Garassino, 2006, p. 22. – Schweitzer et al., 2010, p. 50. – Ceccon & De Angeli, 2013, p. 86, t. 1, fig. 1.

Galathea mainensis – Beschin et al., 2019, p. 124, fig. 125.

Materiale e dimensioni. Due carapaci provenienti dalla “Parte C” (MCV.24/087-24.133, lac: 6,5; MCV.24/088-24.134, incompleto).

Osservazioni. Palaeomunida multicristata è stata istituita per il Priaboniano di Orgiano e Alonte (Vicenza) (de angeli & garaSSino, 2002) e un carapace

frammentato, attribuito alla specie luteziana Galathea mainensis Ceccon & De Angeli, 2012, è stato segnalato per i livelli priaboniani di Parona (Verona) (Be-Schin et al., 2019). Palaeomunida multicristata, attribuita da di SalVo (1933) a P. defecta Lőrenthey, 1902 è probabilmente presente nel Priaboniano della Sicilia in località Balzo del Gatto, Monreale, Palermo (de angeli & garaSSino, 2002).

Superfamiglia paguroidea Latreille, 1802 Famiglia diogenidae Ortmann, 1892 Genere Eocalcinus Vía Boada, 1959

Specie tipo: Eocalcinus eocenicus Vía, 1959, da designazione originale.

Eocalcinus manfrinatoensis n. sp. Tav. 1, fig. 6

Olotipo: es. MCV.24/048-24.94, raffigurato in tav. 1, fig. 6. Località tipo: Alonte (Vicenza).

Livello tipo: Eocene medio (Bartoniano).

Origine del nome: Riferito alla cava Manfrinato, da cui proviene l’esemplare studiato.

Materiale e dimensioni. Un propodo della chela sinistra proveniente dalla “Parte A” (MCV.24/048-24.94, lupr: <24,7; lupa: 15; hpa: 17,5).

Diagnosi. Propodus sinistro robusto, con articolazione carpopropodiale obliqua. Il palmo è più alto che lungo, con superficie esterna convessa, bombata e ornata da sottili creste sinuose trasversali e piccoli tubercoli; margine superiore corto e leggermente convesso con una fila di piccoli tubercoli; margine inferiore diritto, concavo nella continuazione con il dito fisso; dito fisso robusto, compresso lateralmente e inclinato obliquamente.

Diagnosis. Strong left propodus, with oblique carpo-propoidal articulation. The palm is higher than long, with convex and rounded outer surface, in having thin transverse sinuous ridges and small tubercles; short, slightly convex upper margin with a row of small tubercles, concave lower margin; strong fixed finger, compressed laterally and inclined obliquely.

Descrizione. Chela sinistra robusta, piano-convessa, con profilo ad andamento generale curvo e articolazione carpopropodiale obliqua. Il palmo è massiccio, più alto che lungo, molto bombato nella superficie esterna e ornato da sottili creste sinuose trasversali e piccoli tubercoli. Il margine superiore è corto, di pro-filo leggermente convesso e provvisto di una fila di piccoli tubercoli. Il margine inferiore è diritto e con profilo leggermente affilato, concavo nella continuazione con il dito fisso. Il dito fisso, incompleto nella parte distale, si presenta robusto, compresso lateralmente e inclinato obliquamente rispetto al margine longitudinale del palmo. Il dactylus non è conservato.

Osservazioni. Eocalcinus include cinque specie fossili: Eocalcinus albus Beschin, Busulini & Tessier, 2010 del Bartoniano di Soave (Verona); E. cavus Beschin, Busulini, De Angeli & Tessier, 2002 del Luteziano della Valle del Chiampo e dell’Agno (Vicenza); E. eocenicus Vía, 1959 del Luteziano della Spagna e della Valle del Chiampo (Vicenza); E. gerardbretoni Ferratges, Artal & Zamora, 2021 ed E. veteris Ferratges, Artal, Van Bakel & Zamoran, 2023, dell’Ypresiano e Priaboniano della Spagna (Vía, 1959; BeSchin et al., 1994, 2002, 2005, 2010,

2012; de angeli & caporiondo, 2017; FerratgeS et al., 2021, 2023).

Eocalcinus manfrinatoensis n. sp. presenta forma della chela simile alle altre specie fossili, tuttavia, si distingue da E. eocenicus, E. gerardbretoni ed E. veteris che hanno il palmo più alto, con il margine superiore convesso e superficie esterna costituita da piccole granulazioni. Eocalcinus manfrinatoensis n. sp. è più simile a E. cavus il quale, tuttavia, differisce per avere il palmo più lungo che alto e con parte prossimale del margine inferiore provvista di concavità e superficie esterna ornata da piccole granulazioni e tubercoli. Eocalcinus albus, istituito su un dactylus di chelipede sinistro, non è confrontabile con la nuova specie. Eocalcinus manfrinatoensis n. sp. è ben distinto per il palmo più alto che lungo e superficie esterna ornata da piccoli tubercoli e creste sinuose trasversali.

Genere Paguristes Dana, 1851

Specie tipo: Paguristes hirtus Dana, 1851, da designazione successiva di Stimpson 1858.

Tavola 2
1/2. Bathypaguropsis alontensis n. sp. 1) olotipo, es. MCV24/049-24.95,
a) superficie esterna;
b) superficie interna;
c) margine superiore;
d) margine inferiore (x 1,2);
2) paratipo, es. MCV.24/065-24.111, a) superficie esterna;
b) superficie interna (x 1,4);
Paguristes dallagoi n. sp., olotipo, es. MCV.24/060-24.106,
a) superficie esterna;
b) superficie interna;
c) margine superiore;
d) margine inferiore (x 1,5);
Cyamocarcinus angustifrons Bittner, 1883, es. MCV.24/068-24.114, visione dorsale (x 2,8);
Gemmellarocarcinus loerentheyi Checchia-Rispoli, 1905, es. MCV.24/071-24.117, visione dorsale (x 3,2);
Lophoranina laevifrons (Bittner, 1875), es. MCV.24/001-24.47, visione dorsale (x 1,4);
Lophoranina reussi (Woodward, 1866), es. MCV.24/004-24.50, visione dorsale (x 2).

Paguristes dallagoi n. sp. Tav. 2, fig. 3

Olotipo: es. MCV.24/060-24.106, raffigurato in tav. 2, fig. 3. Località tipo: Alonte (Vicenza).

Livello tipo: Eocene medio (Bartoniano).

Origine del nome: dedicato a Domenico Dal Lago (1842-1930), medico, storico e scienziato che si dedicò allo studio della geologia della Valle dell’Agno.

Materiale e dimensioni. Un propodo di chelipede destro proveniente dalla “Parte A”, (MCV.24/060-24.106, lupr: 30,8; lupa: 10,5; hpa: 15,2; sp: 11,7).

Diagnosi. Propodus destro lungo e robusto con il margine carpopropodiale leggermente obliquo; palmo più alto che lungo con margine superiore corto e provvisto di tubercoli; margine inferiore lungo, poco convesso; superficie interna liscia e bombata; superficie esterna convessa e ornata da tubercoli e striature trasversali; dito fisso triangolare, lungo e ricurvo, con margine superiore largo, depresso e con alcuni tubercoli sul margine occludente.

Diagnosis. Elongate, strong right propodus with slightly oblique carpo-propoidal margin; palm higher than long with upper margin short and with tubercles; lower margin long, slightly convex; smooth, rounded internal surface; convex outer surface, with tubercles and transverse striations; triangular fixed finger, long and curved, with wide and depressed upper margin and some tubercles on the occlusal margin.

Descrizione. Propodus del chelipede destro lungo, robusto e ricurvo assialmente, con il margine carpo-propodiale leggermente obliquo. Il palmo è più alto che lungo con margine superiore corto, diritto e provvisto di 5-6 tubercoli. Il margine inferiore è lungo e poco convesso. La superficie interna è liscia e bombata nella parte mediana; la superficie esterna è convessa, soprattutto nella parte mediana e ornata da tubercoli e striature trasversali; il margine anteriore, sede della cavità del dactylus, è obliquo. Il dito fisso è triangolare, lungo e ricurvo verso l’alto e verso l’interno, con margine inferiore convesso e granulato e margine superiore con una larga base piatta depressa e con alcuni piccoli tubercoli sul margine occludente.

Osservazione. Paguristes è presente nel record fossile del Paleogene veneto con le seguenti specie: P. baldoensis Garassino, De Angeli & Pasini, 2009, P. priarensis Beschin, Busulini & Tessier, 2022, P. paucituberculatus Beschin, Busulini & Tessier, 2016, Paguristes sp. [Ypresiano di Ferrara di Monte Baldo, Rama di Bolca (Verona) e Contrada Priara di Valdagno (Vicenza)]; P. prealpinus Beschin, De Angeli, Checchi & Zarantonello, 2005, P. cecconi De Angeli & Caporiondo, 2017, P. clampensis De Angeli & Caporiondo, 2017 e Paguristes cf. P. prealpinus [Luteziano di cava “Main” di Arzignano e Grola di Cornedo Vicentino (Vicenza)]; P. lineatuberculatus Beschin, De Angeli, Checchi & Mietto, 2006, P. oligotuber-culata Müller & Collins, 1991, P. sossanensis De Angeli & Caporiondo, 2009 e P. vallionensis Beschin, Busulini & Tessier, 2018 [Priaboniano di Priabona, Campolongo di Val Liona, Sossano (Vicenza) e Parona (Verona)] (garaSSino et al., 2009; BeSchin et al., 2005, 2006, 2012, 2016, 2019, 2022; de angeli & caporiondo, 2009, 2017). Il propodus esaminato possiede forma simile alle altre specie del territorio veneto. In particolare, alcune affinità si riscontrano con P. clampensis che possiede il palmo con margine superiore corto e tubercolato. Tuttavia esso è caratterizzato da robusti tubercoli sulla superficie interna ed esterna della chela. Paguristes dallagoi n. sp. si distingue dalle altre specie fossili per il propodus lungo con superficie interna liscia e superficie esterna bombata e ornata di piccoli tubercoli e striature e per il dito fisso largo, spatolato e curvo, con piccoli denti sul margine occludente.

Genere Paronapaguropsis Beschin, Busulini, Tessier, Fraaije & Jagt, 2021 Specie tipo: Pagurus latidactylus Müller & Collins, 1991, da designazione ori-ginale.

Paronapaguropsis latidactylus (Müller & Collins, 1991) Tav. 1, figg. 7-17

* Pagurus latidactylus Müller & Collins, 199, p. 52, fig. 2c; t. 1, fig. 7-9. Pagurus cfr. P. latidactylus – De Angeli & Beschin, 2008, p. 19, t. 1, fig. 4. – De Angeli et al., 2010, p. 152, fig. 4.

Paronapaguropsis scaligera – Beschin et al., 2021, p. 254, fig. 3.

Materiale e dimensioni. 26 esemplari provenienti dalla “Parte C”, di cui 11 carapaci (MCV.24/089-24.135, lac: 5,8; luc: 6,6; MCV.24/090-24.136, lac: 7,7;

luc: 10,5; MCV.24/091-24.137, lac: 7,5; luc: 10,3; MCV.24/092-24.138, lac: 7,5;

luc: 10,2; MCV.24/093-24.139, lac: 6,9; luc: 9,2; MCV.24/094-24.140, lac: 6,3;

luc: 8,0; MCV.24/095-24.141, lac: 7,5; luc: 9,8; MCV.24/096-24.142, luc: 8,0;

MCV.24/097-24.143, lac: 5,0; luc: 6,5; MCV.24/098-24.144, lac: 6,8; MCV.24/099-

24.145 lac: 4,5; luc: 7,0); cinque propodi di chela destra (MCV.24/100-24.146, lpr: 12,0; lupa: 5,8; hpa: 6,8; MCV.24/101-24.147, lpr: 9,2; MCV.24/102-24.148,

lpr: 7,8; lupa: 3,5; hpa: 5,0; MCV.24/103-24.149, lpr: 6,7; lupa: 3,5; MCV.24/104-

24.150, lpr: 9,0; lupa: 3,5; hpa: 5,0) e dieci propodi di chela sinistra (MCV.24/105-24.151, lpr: 15,7; lupa: 7,5; hpa: 8,5; MCV.24/106-24.152, lpr: 13,8; lupa: 5,9;

hpa: 7,2; MCV.24/107-24.153, lpr: 12,2; lupa: 5,7; hpa: 7,0; MCV.24/108-24.154,

lpr: 11,0; lupa: 5,0; hpa: 5,4; MCV.24/109-24.155, lpr: 9,0; lupa: 3,8; hpa: 6,0;

MCV.24/110-24.156, lpr: 11,5; lupa: 4,8; hpa: 5,6; MCV.24/111-24.157, lpr:

11,0; MCV.24/112-24.158, lupa: 3,6; hpa: 5,8; MCV.24/113-24.159, incompleto;

MCV.24/114-254.160, lpr: 11,0; lupa: 4,8; hpa: 5,8).

Osservazioni. Gli esemplari sono stati tutti raccolti in un calcare marnoso della parte alta della cava. Questo livello, oltre a qualche raro corallo, contiene numerosi carapaci e resti disarticolati di chele e arti di questo paguro. La forma, dimensione e ornamentazione delle chele è attribuibile a Pagurus latidactylus Müller & Collins, 1991, del Priaboniano di Budapest (Ungheria) e segnalato anche per il territorio veneto (de angeli & BeSchin, 2008; de angeli et al., 2010). Pagurus latidactylus è stato istituito sulle caratteristiche di un propodus di chelipede destro, due propodi destro e sinistro e numerosi frammenti (Mül-ler & collinS, 1991). Come già osservato da questi autori, anche le chele di Alonte si mostrano differenziate nella forma, talora con il margine inferiore quasi diritto, oppure leggermente convesso, così pure l’ornamentazione del palmo è più o meno densamente granulata e il dito fisso robusto, di forma triangolare, con una rudimentale spina sul margine occlusale. Si nota anche che le chele sinistre hanno dimensioni maggiori rispetto quelle destre. BeSchin et al. (2021) hanno descritto Paronapaguropsis scaligera sulle caratteristiche di un carapace del Priaboniano di Parona (Verona). Il carapace di Parona (MSNVR 20.2.288) presenta, tuttavia, età, forma, dimensioni e caratteristiche identiche ai carapaci di Alonte, che hanno il margine fronto-orbitale meglio conservato e la superfi-cie dorsale talora quasi liscia oppure ornata da tacche ovali. Sulla base dei dati emersi dall’esame dei numerosi carapaci e chelipedi raccolti in cava Manfrinato, riteniamo che P. scaligera Beschin, Busulini, Tessier, Fraaije & Jagt, 2021 sia si-nonimo della specie ungherese e vada attribuita a Paronapaguropsis latidactylus (Müller & Collins, 1991).

Famiglia paguridae Latreille, 1802

Genere Bathypaguropsis McLaughlin, 1994

Specie tipo: Bathypaguropsis yaldwyni McLaughlin, 1994, da designazione ori-ginale.

Bathypaguropsis alontensis n. sp. Tav. 2, fig. 1-2

Olotipo: es. MCV.24/049-24.95, raffigurato in tav. 2, fig. 1a-c. Paratipi: es. MCV.24/064-24.110, MCV.24/065-24.111.

Località tipo: Alonte (Vicenza).

Livello tipo: Eocene medio (Bartoniano).

Origine del nome: Riferito alla località di Alonte da cui provengono gli esemplari studiati.

Materiale e dimensioni. Tre propodi di chelipedi sinistri provenienti dalla “Parte A” (MCV.24/049-24.95, lupr: 38,5; lupa: 15,8; hpa: 24; sp: 17,5; MCV.24/064-

24.110, lupr: 39,8; lupa: 19,5; hpa: 29,3; sp: 21,3; MCV.24/065-24.111, lupr: 30,2;

lupa: 14,5; hpa: 21,3; sp: 17,7).

Diagnosi. Propodus sinistro, grande e robusto, con margine carpo-propodiale obliquo; palmo più alto che lungo; margine superiore corto, convesso e con 4-5 tubercoli; margine inferiore molto convesso e con una larga base piatta; superficie interna granulata e bombata nella parte mediana; superficie esterna convessa e con piccole granulazioni; dito fisso triangolare, molto largo e corto, con margine superiore che forma una larga base piatta e margine occludente laminare, liscio, senza denti marginali. Il propodus è ornato da minute granulazioni.

Diagnosis. Left propodus, large and robust, with oblique carpo-propoidal margin; palm high than long; upper margin short, convex and with 4-5 tubercles; lower margin very convex and with a broad flat base; internal surface granulated, and convex in the median part; external surface convex and with small granulations; fixed finger triangular, very wide and short, upper margin with wide flat base and laminar oc-clusal margin, smooth, without marginal teeth. Propodus with small granulations.

Descrizione. Propodus della chela sinistra, grande e robusto, con margine carpo-propodiale obliquo; il palmo è più alto che lungo, con margine superiore corto, convesso e provvisto di 4-5 tubercoli; il margine inferiore è molto convesso e formato da una larga base piatta continua anche nel dito fisso; la superficie interna del palmo è poco convessa, quasi piatta, bombata nella parte mediana e ornata da granulazioni; la superficie esterna è invece molto bombata e provvista di piccole granulazioni; il margine anteriore del palmo è obliquo, con una larga cavità sede del dactylus (quest’ultimo mancante negli esemplari). Il dito fisso è di forma triangolare, molto largo e corto, curvato verso l’alto e verso l’interno; il suo margine superiore ha una larga base piatta, depressa nella parte mediana; il margine occludente è laminare e liscio, senza denti marginali. Il propodus è ornato da minute granulazioni.

Osservazioni. I propodi esaminati sono grandi e massicci, appartenuti a un paguro di grandi dimensioni. Le caratteristiche riscontrate non hanno trovato comparazioni con le specie terziarie del territorio veneto e con i generi fossili della recente revisione dei Paguroidea di Schweitzer et al. (2023b). Esaminando, tuttavia, alcuni paguri di grandi dimensioni che vivono nei mari indopacifici, sono emerse alcune affinità con il genere Bathypaguropsis McLaughlin, 1994, rappre-sentato dalle sette specie indopacifiche: B. carinatus Komai & Takeda, 2004, B. cruentus de Saint Laurent & McLaughlin, 2000, B. foresti Komai & Lemaitre, 2002, B. kuroshioensis (Miyake, 1978), B. marionensis McLaughlin, 1994, B. mi-crops (Balss, 1911) e B. yaldwyni McLaughlin, 1994) (Mclaughlin et al., 2010). Bathypaguropsis presenta la chela destra con il propodus spesso e bombato, più alto che lungo, con margine superiore tubercolato e il dito fisso subtriangolare, largo e corto, senza denti sul margine occludente (Mclaughlin, 1974, 1994, 1997; koMai & leMaitre, 2002). Gli esemplari di Alonte sono rappresentati da soli propodi di chele sinistre, e pur avendo caratteristiche simili alle specie viventi di Bathypaguropsis, sono caratterizzati dal margine inferiore del propodus con un profilo piatto continuo anche sul dito fisso (Tav. 2, fig. 1d) mentre le specie viventi hanno il margine inferiore con un profilo convesso. Abbiamo quindi at-tribuito gli esemplari di Alonte al genere Bathypaguropsis per la sola forma delle chele. Nuovi campioni, che conservano anche i dattili potrebbero fornire nuove informazioni riguardo a questa specie. HyŽný & KroH (2015) nello studio del Barreniano di Serre de Bleyton (Drôme, SE Francia) ritengono alquanto simili a Pylojacquesia McLaughlin & Lemaitre, 2001 o Bathypaguropsis McLaughlin, 1994 alcuni dattili isolati di paguri di questo giacimento.

Infraordine Brachyura Latreille, 1802 Sezione podotreMata Guinot, 1977

Sottosezione dynoMeniForMia Guinot, Tavarez & Castro, 2013 Superfamiglia droMioidea de Haan, 1833

Famiglia droMiidae de Haan, 1833 Genere Dromia Weber, 1795

Specie tipo: Cancer personatus Linnaeus, 1758, designazione di ICZN, op. 688, 1964.

Dromia subglobosa (Müller & Collins, 1991)

*Dromilites subglobosa Müller & Collins, 1991, p. 62, fig. 3c, t. 3, figg. 1-3. Dromia subglobosa – Schweitzer & Feldmann, 2010, p. 422, fig. 3E. – Beschin et al., 2018, p. 159, fig. 59. – Beschin et al., 2019, p. 89, fig. 44.

Materiale e dimensioni. Un carapace proveniente dalla “Parte C” (MCV.24/084-24.130, lac: 9,0; luc: 9,0).

Osservazioni. La specie è stata istituita per il Priaboniano dell’Ungheria (Müller & collinS, 1991). Nel territorio veneto è segnalata per l’Eocene superiore di Alonte, Campolongo di Val Liona (Vicenza) e Parona (Verona) (BeSchin et al, 2018, 2019).

Genere Pseudodromilites Beurlen, 1928

Specie tipo: Dromia hilarionis Bittner, 1883, da designazione originale.

Pseudodromilites hilarionis (Bittner, 1883)

*1883 Dromia Hilarionis Bittner, p. 306, t. 1, fig. 5. 1910 Dromia Hilarionis Bittner – Fabiani, p. 25.

Pseudodromilites hilarionis – Beurlen, 1928, p. 168. – Schweitzer & Feldmann, 2010, p. 422. – Beschin et al., 2012, p. 32, fig. 25, t. 4, fig. 2. – Beschin et al.,

2016 p. 23, fig. 14, t. 2, fig. 1. – De Angeli & Alberti, 2018, p. 156, figg. 2(a-d), 3.

Dromilites hilarionis – Busulini et al., 1983, p. 57, t. 1, fig. 4. – Solè & Vía, 1989,

p. 28. – De Angeli, 1995, p. 12, fig. 2(5), t. 1, fig. 6. – Beschin et al., 2005, p. 14,

t. 2, fig. 7. – De Angeli & Garassino, 2006, p. 31. – De Angeli & Caporiondo, 2009, p. 26.

Materiale e dimensioni. Un carapace incompleto proveniente dalla “Parte B” (MCV.24/025-24.71).

Osservazioni. Pseudodromilites include le tre specie fossili: P. arzignanensis De Angeli & Alberti, 2018, P. hilarionis (Bittner, 1883) e P. pentagonalis Lőrenthey in Lőrenthey & Beurlen, 1929. Pseudodromilites hilarionis è stato descritto sulle caratteristiche di un carapace dell’Eocene medio di San Giovanni Ilarione (Verona) e segnalato per i livelli coevi di cava “Main” di Arzignano, Grola di Cornedo Vicentino e per il Priaboniano di “Fontanella” di Grancona e Sossano.

(Bittner, 1883; BuSulini et al., 1983; de angeli, 1995; de angeli & caporiondo, 2009; BeSchin et al., 2005, 2012, 2016).

Famiglia dynoMenidae Ortmann, 1892

Genere Gemmellarocarcinus Checchia-Rispoli, 1905

Specie tipo: Gemmellarocarcinus loerentheyi Checchia-Rispoli, 1905, da desi-gnazione originale.

Gemmellarocarcinus loerentheyi Checchia-Rispoli, 1905 Tav. 2, fig. 5

*Gemmellarocarcinus loerentheyi Checchia-Rispoli, 1905, p. 316, t. 1, figg. 1, 2.

Gemmellarocarcinus loerentheyi – Di Salvo, 1933, p. 33. – Müller & Collin, 1991,

p. 64. – Schweitzer et al., 2010, p. 66. – Ceccon, 2011, p. 98, fig. 2. – Beschin et

al., 2018, p. 163, fig. 66.

Materiale e dimensioni. Due carapaci provenienti dalla “Parte C” (MCV.24/070-24.116, lac: 22,4; luc: 13,5; MCV.24/071-24.117, lac: 16,5; luc: 10,2; lf-o: 8,5).

Osservazioni. Gemmellarocarcinus loerentheyi è stato istituito per l’Eocene su-periore di Monreale (Sicilia). Nel Veneto è segnalato nel Priaboniano di Cam-polongo di Val Liona, Alonte e Monte di Malo (Vicenza) (checchia-riSpoli, 1905; ceccon, 2011; BeSchin et al., 2018). La specie è presente nei livelli coevi dell’Ungheria (Müller & collin, 1991).

Genere Cyamocarcinus Bittner, 1883

Specie tipo: Cyamocarcinus angustifrons Bittner, 1883, da designazione originale.

Cyamocarcinus angustifrons Bittner, 1883 Tav. 2, fig. 6

*Cyamocarcinus angustifrons Bittner, 1883, p. 310, t. 1, fig. 8.

Cyamocarcinus angustifrons – De Gregorio, 1894, p. 9, t. 1, fig. 2. – Lőrenthey, 1898, p. 53, t. 3, fig. 2. – Checchia-Rispoli, 1905, p. 314, t. 1, figg. 5-8. – Lőren-

they & Beurlen, 1929, p. 219, t. 10, figg. 2, 6. – Müller & Collins, 1991, p. 64, t.

3, figg. 9-10. – Beschin et al., 2007, p. 20, t. 2, figg. 4, 5. Tessier et al., 2011, p.

213, fig. 3(3). – Ceccon & De Angeli, 2013, p. 88, t. 1, fig. 10. – Beschin et al.,

2015, p. 64, t. 2, fig. 4. – Beschin et al., 2016, p. 72, t. 9, fig. 2. – Beschin et al.,

2019, p. 93, fig. 52.

Materiale e dimensioni. Due carapaci provenienti dalla “Parte A” (MCV.24/068-24.114, lac: 16,8; luc: 11,3; MCV.24/069-24.115, lac: 20,0; luc: 13,3).

Osservazioni. Bittner (1883) ha istituito Cyamocarcinus angustifrons sulle caratteristiche di un carapace dell’Eocene inferiore di Monte Magrè (Vicenza). La specie è stata successivamente segnalata nell’Eocene inferiore del Monte Postale (Vestenanova, Verona) e nel Priaboniano dell’Ungheria e della Sicilia (lőrenthey, 1898; checchiariSpoli, 1905). oppenheiM (1899) osservava che tra l’olotipo di Monte Magrè e gli esemplari dell’Ungheria esistono piccole diversità e pro-poneva per gli esemplari del Priaboniano ungherese il nome di Cyamocarcinus budensis senza, tuttavia, dare dati o raffigurazione di quale fosse l’esemplare tipo. BeSchin et al. (2016) hanno ritenuto valido C. budensis e vi hanno incluso alcuni carapaci ypresiani di contrada Gecchelina di Monte di Malo, San Pietro Mussolino, Altissimo, Bolca e Vestenanova e del Priaboniano di Parona (BeSchin et al., 2007, 2015, 2016, 2018, 2021; teSSier et al., 2011). Dopo avere esaminato numerosi esemplari di varie dimensioni dell’Eocene inferiore di Monte Magrè, contrada Gecchelina, Grola di Cornedo Vicentino e molti carapaci priaboniani dei Monti Berici e calchi di esemplari ungheresi, e non avendo trovato alcun esemplare tipo attribuito a Cyamocarcinus budensis, riteniamo che se esistono

due specie dovrebbero, almeno, essere distinte nelle due diverse collocazioni geologiche come ritenuto da Oppenheim. Pál Müller (Magyar Allami Földtani Intézet di Budapest, comunicazione personale) dopo avere esaminato numerosi esemplari ypresiani di Monte Magrè e priaboniani dei Monti Berici e di Budapest ha concluso che pur essendoci delle modeste differenze, queste non erano tali da istituire la seconda specie come ritenuto da Oppenheim.

Sezione raninoida Ahyong, Lai, Deirdre Sharkey, Colgan & Ng. 2007 Superfamiglia raninoidea de Haan, 1839

Famiglia raninidae de Haan, 1839 Sottofamiglia ranininae de Haan, 1839 Genere Lophoranina Fabiani, 1910

Specie tipo: Ranina marestiana König, 1825, da designazione originale.

Lophoranina reussi (Woodward, 1866) Tav. 2, fig. 7

Ranina sp. n. – Reuss, 1859, p. 21, t. 5, figg. 3, 4.

*Ranina Reussii Woodward, 1866, p. 591.

Ranina Reussi – Lőrenthey, 1898, p. 18, t. 2, fig. 1. – Airaghi, 1905, p. 203, t. 4,

fig. 2.

Ranina (Lophoranina) Reussi – Fabiani, 1910, p. 5. – Lőrenthey & Beurlen, 1929,

p. 111, t. 5, fig. 1.

Lophoranina reussi – Vía, 1966, p. 246, fig. 4; t. 2, figg. 1-3. – Vía, 1969, p. 110,

fig. 12; t. 5, fig. 2; t. 6, figg. 2-4. – Beschin et al., 1988, p. 183, fig. 7(1, 2); t. 7, figg. 1, 2. – De Angeli & Beschin, 2001, p. 18, figg. 13(2a, b). – Beschin et al., 2005, p. 16, t. 3, fig. 2. – De Angeli & Garassino, 2006, p. 35. – De Angeli &

Caporiondo, 2009, p. 26, fig. 3(9). – Beschin et al., 2010, p. 16, t. 2, fig. 5. – Schweitzer et al., 2010, p. 74. – Beschin et al., 2011, p. 47, fig. 10A-B; t. 3, figg. 3, 4. – Beschin et al., 2012, p. 38, fig. 32A-B; t. 5, fig. 2. – Van Bakel et al., 2012,

p. 208. – Karasawa et al., 2014, p. 45, tab. S6.

Materiale e dimensioni. Quattro carapaci, tre provenienti dalla “Parte A” (MCV.24/003-24.49, lac: 24,4; luc: 25,3; MCV.24/004-24.50, lac: 25,2; lf-o:

18; MCV.24/005-24.51, lac: 18,0; luc: 21,7; lf-o: 13,4) e uno dalla “Parte B”

(MCV.24/002-24.48, lac: 38,4; luc: 43,0).

Osservazioni. Lophoranina reussi è caratterizzata dal carapace più lungo che largo, convesso trasversalmente e ornato da creste granulate trasversali subpa-rallele che nella parte anteriore sono più o meno continue a forma di giogo con la parte mediana rivolta anteriormente. Il margine fronto-orbitale è ampio e dentato; la regione frontale è moderatamente sviluppata e ornata da alcuni tubercoli; i margini anterolaterali hanno due acute spine; la regione cardiaca è delimitata ai lati da tenui solchi branchiocardiaci. La specie è nota per il Lute-ziano di Grola di Cornedo Vicentino (Vicenza), Bartoniano di Soave (Verona) e Priaboniano di “Fontanella” di Grancona, Alonte e Sossano (Vicenza) (de angeli, 1995; de angeli & caporiondo, 2009; BeSchin et al., 2010, 2012).

Inoltre è presente nell’Eocene superiore dell’Ungheria e della Spagna (lőren-

they & Beurlen, 1929, Vía, 1969.

Lophoranina laevifrons (Bittner, 1875) Tav. 2, fig. 6

*Ranina laevifrons Bittner, 1875, p. 68, t. 1, fig. 4.

Ranina laevifrons – Bittner, 1895, p. 247, t. 1, figg. 3, 4.

Lophoranina laevifrons – Busulini et al., 1983, p. 61, t. 2, fig. 4. – Beschin et al., 1988, p. 181, fig. 7(4-6), t. 7, figg. 3-5. – Beschin et al., 1994, p. 174, t. 3, fig.

  • – De Angeli & Beschin, 2001, p. 18, figg. 13(4a, b). – Beschin et al., 2005, p. 16, t. 3, fig. 3. – Beschin et al., 2009, p. 11, t. 1, fig. 7. – Schweitzer et al., 2010,

p. 73. – Beschin et al., 2011, p. 44, fig. 8A-C, t. 3, fig. 5. – Beschin et al., 2012,

p. 37, fig. 31, t. 5, fig. 1. – Beschin et al., 2013, p. 9, t. 2, fig. 1. – Karasawa et al.,

2014 p. 45, tab. S6.

Materiale e dimensioni. Un carapace proveniente dalla “Parte B” (MCV.24/001-24.47, lac: 36,0; lf-o: 26,6).

Osservazioni. L’esemplare è incompleto della parte posteriore del carapace, tuttavia possiede le caratteristiche tipiche di questa specie con superficie dor-sale ornata da creste granulate trasversali subparallele, continue e lineari nella parte anteriore, margine fronto-orbitale, ampio e dentato, regione frontale poco sviluppata e ornata da alcuni tubercoli e regione cardiaca delimitata da solchi branchiocardiaci. Lophoranina laevifrons è nota per il Luteziano di cava “Main” di Arzignano, cava “Boschetto” di Nogarole Vicentino, Grola di Cornedo Vi-centino (Vicenza), Ciupio, Pozzani e Bosco del Prete di San Giovanni Ilarione, Valle d’Avesa, Monte Arzan (Verona) e per il Priaboniano di Alonte (Vicenza)

e Parona (Verona) (Bittner, 1875, 1895; BuSulini et al., 1983; BeSchin et al., 1988, 1994, 2005, 2009, 2011, 2012, 2013).

Genere Quasilaeviranina Tucker, 1998

Specie tipo: Ranina simplicissima Bittner, 1883, da designazione originale.

Quasilaeviranina yvonnecooleae n. sp. Tav. 3, fig. 1a, b

Olotipo: es. MCV.24/061-24.107, raffigurato in tav. 3, fig. 1. Località: Alonte (Vicenza).

Livello tipo: Eocene medio (Bartoniano).

Origine del nome: Dedicato a Yvonne Coole (Museo Oertijdmuseum De Groene Poort, Boxtel, the Netherlands) che ha rinvenuto l’esemplare studiato.

Materiale e dimensioni. Il solo olotipo proveniente dalla “Parte A” (MCV.24/061-24.107, lac: 12,7; luc: 20,0).

Diagnosi. Carapace ovale, più lungo che largo, convesso trasversalmente; fronto-orbitale ampio, margini anterolaterali con una spina triangolare; cresta post-frontale ben sviluppata, regione frontale con una linea di tubercoli mediana e tubercoli laterali; superficie dorsale liscia.

Diagnosis. Carapace ovate, longer than wide, convex transversely; large fronto-orbital margin, anterolateral margins with a triangular spine; well-developed post-frontal ridge, frontal region with a line of median tubercles and lateral tubercles; smooth dorsal surface.

Descrizione. Carapace di contorno ovale, più lungo che largo, convesso trasver-salmente; margine fronto-orbitale ampio, con una spina triangolare rostrale e due denti distinti da due fessure su ogni lato. Margini anterolaterali corti, convessi e con una corta spina triangolare; margini posterolaterali lunghi e convergenti; margine posteriore leggermente convesso e largo come il margine fronto-orbitale. Regioni indistinte; regione frontale ribassata rispetto il resto della superficie dorsale e delimitata posteriormente da un rilievo trasversale postfrontale diritto e granulato che si estende da lato a lato del cefalotorace tra le spine anterolaterali; regione frontale estesa anteriormente e caratterizzata da una linea mediana di tubercoli allineata alla spina rostrale, separata da uno spazio liscio e da tubercoli laterali sulle aree sopraorbitali. I solchi branchiocardiaci sono poco definiti. La superficie dorsale è in prevalenza liscia, minute granulazioni sono presenti sulla parte antero-laterale.

Osservazioni. Il carapace, allungato e con regioni quasi lisce, non delimitate da solchi, presenta caratteristiche simili alle specie conosciute; si distingue, tuttavia, per la maggiore lunghezza rispetto alla larghezza e per la regione frontale ampia e caratterizzata di una fila mediana di tubercoli separata da uno spazio liscio e da ulteriori tubercoli laterali sull’area sopraorbitale. Il genere Quasilaeviranina è noto nel territorio veneto per le quattro specie luteziane: Q. arzignanensis (Beschin, Busulini, De Angeli & Tessier, 1988), Q. minuscula Beschin, De Angeli, Checchi & Zarantonello, 2012, Q. ombonii (Fabiani, 1910), Q. simplicissima (Bittner, 1883) e

Q. yvonnecooleae n. sp. che rappresenta la prima specie attribuita al Bartoniano.

Infraordine Brachyura Latreille, 1802 Sezione podotreMata Guinot, 1977

Superfamiglia calappoidea de Haan, 1833 Famiglia calappidae de Haan, 1833 Genere Calappilia A. Milne-Edwards, 1873

Specie tipo: Calappilia verrucosa A. Milne-Edwards, 1873, da designazione originale.

Tavola 3
Quasilaeviranina yvonnecooleae n. sp., olotipo, es. MCV.24/061-24.107,
a) visione dorsale (x 2,6);
b) ricostruzione del carapace;
2/3. Calappilia dacica Bittner, 1893, 2) es. MCV.24/021-24.67, a) visione dorsale (x 3,6);
3) es. MCV.24/010-24.56,
a) visione dorsale (x 1,7);
Calappilia sp., es. MCV.24/053-24.99, a) visione dorsale (x 4,3);
5/6. Palaeomyra eocaenica n. sp., 5) olotipo, es. MCV.24/041-24.87,
a) visione dorsale (x 3,4);
6) ricostruzione del carapace;
7/8. Alonteucosia hepatituberculata n.gen., n. sp.
7) olotipo, es. MCV.24/045-24.91, visione dorsale (x 2,9);
8) ricostruzione del carapace; 9/11. Philyra antiqua n. sp.,
9) paratipo, es. MCV.24/042-24.88, visione dorsale (x 6);
10) olotipo, es. MCV.24/043-24.89, visione dorsale (x 6);
11) ricostruzione del carapace.

Calappilia dacica Bittner, 1893 Tav. 3, fig. 2, 3

*Calappilia dacica Bittner, 1893, p.16, t. 2, fig. 1.

Calappilia dacica – Lőrenthey, 1898, p. 30, t. 1, fig. 5. – Lőrenthey & Beurlen, 1929, p. 127, t. 6, figg. 4-6. – Quayle & Collins, 1981, p. 739, t. 104, figg. 6, 9. – De Angeli & Garassino, 2006, p. 41. – De Angeli & Caporiondo, 2009, p. 26, fig. 3(8). – Beschin et al., 2010, p. 18, t. 2, figg. 6, 7. – Schweitzer et al., 2010, p.

83. – Busulini et al., 2012, p. 53, t. 2, fig. 2.

Materiale e dimensioni. 11 carapaci provenienti dalla “Parte A” (MCV.24/006-24.52, lac: 22,5; MCV.24/009-24.55, incompleto; MCV.24/011-24.57, lac:

15; luc: 15; MCV.24/012-24.58, lac: 11; luc: 11; MCV.24/013-24.59 lac: 16,6; MCV.24/015-24.61, luc: 14,8; MCV.24/017-24.63, lac: 12; MCV.24/018-24.64, lac: 12; MCV.24/019-24.65, lac: 8; luc: 8; MCV.24/020-24.66, lac: 6; MCV.24/021-

24.67, lac: 10; luc: 10,5) e 6 carapaci dalla “Parte B” (MCV.24/007-24.53, lac: 25,6; MCV.24/008-24.54, incompleto; MCV.24/010-24.56, lac: 25; MCV.24/014-24.60, lac: 13,3; luc: 13,4; MCV.24/016-24.62, lac: 21; luc: 21; MCV.24/063-24.109, lac:

21; luc: 20,8).

Osservazioni. Calappilia dacica è stata istituita per l’Eocene superiore dell’Un-gheria. Gli esemplari di Alonte sono più o meno integri e di varie dimensioni e corrispondono alla raffigurazione del tipo riportata da Bittner (1893), soprat-tutto per quanto riguarda la forma del carapace e distribuzione dei tubercoli dorsali. La specie è nota per il Bartoniano di Soave (Verona), Priaboniano di Alonte, Sossano (Vicenza), Parona (Verona) e Possagno (Treviso) (de angeli & caporiondo, 2009; BeSchin et al., 2010; BuSulini et al., 2012).

Calappilia sp.

Tav. 3, fig. 4

Materiale e dimensioni. Un carapace proveniente dalla “Parte A” (MCV.24/053-24.99, lac: 8,0; luc: 9,0; lf-o: 5,4).

Descrizione. Carapace di contorno arrotondato, poco più lungo che largo; margine fronto-orbitale ampio; fronte incompleta; margini laterali convessi e tubercolati; margine posteriore diritto e più stretto del margine fronto-orbitale. Regioni dorsali mediane bene definite ai lati da profondi solchi sinuosi; regione frontale ampia, liscia e depressa longitudinalmente, regioni protogastriche ovali e con un tubercolo; regione cardiaca bene definita e di contorno ovale allungato; regioni epatiche e branchiali provviste di grossi tubercoli.

Osservazioni. Il carapace è di piccole dimensioni e mancante della parte frontale e laterale destra e la sua descrizione rimane quindi incompleta, tuttavia la parte osservabile ci permette di assegnarlo a Calappilia A. Milne-Edwards, 1873, rap-presentato da ventiquattro specie fossili (ruMSey et al., 2016).

Superfamiglia leucoSioidea Samouelle, 1819 Famiglia leucoSiidae Samouelle, 1819

Genere Alonteucosia n. gen.

Specie tipo: Alonteucosia hepatituberculata n. sp.

Origine del nome: da Alonte, località da cui proviene l’olotipo e Leucosia Weber, 1795, genere con cui mostra affinità.

Diagnosi – come la specie tipo.

Diagnosis – after the type specie.

Alonteucosia hepatituberculata n. sp. Tav. 3, figg. 7, 8

Olotipo: es. MCV.24/045-24.91, raffigurato in tav. 3, fig. 7. Età: Eocene medio (Bartoniano).

Località tipo: Alonte (Vicenza).

Origine del nome: hepatituberculata -us -um (lat.), riferito alla presenza di tubercoli sul margine epatico.

Materiale e dimensioni. Il solo olotipo proveniente dalla “Parte A” (MCV.24/045-24.91, lac: 15,3; luc: 16,2; lf-o: 5,8)

Diagnosi. Carapace con contorno circolare, convesso superficialmente; margine fronto-orbitale stretto, margine frontale stretto e poco esteso oltre le orbite, orbite strette. margini laterali convessi; margine epatico con una larga protuberanza tubercolata; margine branchiale convesso, continuo e con sottili spine; margine posteriore convesso e con una spine su ogni lato; superficie dorsale con regioni mediane bene definite e ornate da granulazioni e tubercoli.

Diagnosis. Circular carapace, convex superficially; fronto-orbital margin tight; narrow frontal margin and little extended beyond orbits; narrow orbits; convex lateral margins; hepatic margins with a large tuberculate protuberance; continuous, convex branchial margins with thin spines; convex posterior margin, with a spine on each side; dorsal surface with well-defined median regions, with granulations and tubercles.

Descrizione. Carapace convesso superficialmente, di contorno arrotondato, leggermente più stretto nella parte anteriore; margine fronto-orbitale stretto (circa un terzo della larghezza del carapace), fronte stretta e poco estesa oltre le orbite, orbite strette. I margini laterali sono lunghi e convessi; il margine epatico possiede una larga ed estesa protuberanza provvista di piccoli tubercoli; il margine branchiale è continuo, convesso e ornato da sottili spine soprattutto nella parte posterolaterale. Il margine posteriore è molto convesso e porta su ogni lato una spina triangolare. Le regioni sono definite dai solchi cervicale e branchiocardiaci; le regioni gastriche sono indistinte tra loro, bombate e con tre tubercoli sulla parte metagastrica; le regioni epatiche sono bene definite dai solchi cervicale ed epatico e portano un tubercolo sulla parte mediana; la regione cardiaca è ampia, poco allungata e molto bonbata sia superficialmente che posteriormente e bene definita dal solco gastrico e dai solchi branchiocar-diaci. Le regioni branchiali sono sviluppate in lunghezza, e nella parte mediana sono ornate da file di piccoli tubercoli. La superficie dorsale è ornamentata da minute granulazioni.

Osservazioni. I leucosidi sono decapodi che generalmente hanno il carapace ovale o di varie forme, le regioni dorsali sono di norma poco definite, le regioni cefaliche sono compresse in modo che l’area cefalica del carapace si accorcia; gli

occhi e le orbite sono piccole e le chele simmetriche (karaSawa et al., 2019). I generi (e specie) viventi sono elencati in ng et al. (2008), mentre quelli fossili, distribuiti dall’Ypresiano all’Olocene, sono trattati in karaSawa et al. (2019). Le specie fossili del Veneto sono: Typilobus alponensis Beschin, De Angeli & Zorzin, 2009 (Ypresiano di Monte Serea di San Giovanni Ilarione, Verona); Typilobus senseyanus Lőrenthey, 1898 (Luteziano di Cava Rossi di Monte di Malo, Vicenza); Zannatoius vicetinus Beschin, Busulini & Tessier, 2018 (Pria-boniano di Campolongo di Val Liona, Vicenza); Nucilobus bericus De Angeli & Beschin, 2004 (Priaboniano di Lonigo, Vicenza); Merocryptus altavillensis De Angeli, Garassino & Ceccon, 2010 (Oligocene di Altavilla Vicentina, Vicenza); Ebalia pumicosa Ceccon & De Angeli, 2019 (Oligocene di Sant’Urbano, Vicen-za) (BeSchin et al., 1996, 2009, 2018, 2019, de angeli & BeSchin, 2004; de angeli et al., 2010, ceccon & de angeli, 2019). Folguerolesia collinsi Beschin, Busulini, Tessier, 2019, descritta per il Priaboniano di Parona (Verona), possiede età e caratteristiche morfologiche identiche a Nucilobus bericus che proviene

anch’esso da livelli corallini priaboniani. Fulguerolesia Artal & Hyžný, 2016 (= Typilobus boscoi Vía Boada, 1959) è caratterizzato dal carapace rotondo, largo quanto lungo, regioni mediane bene definite, margini anterolaterali con 5 o 6 spine smussate, margini posterolaterali con robusta spina centrale, margine posteriore con due o tre spine (ArtAL & HyŽný, 2016; karaSawa et al., 2019). Folguerolesia collinsi possiede invece il carapace ovale allungato, fronte scavata nella parte mediana, margini epatici continui, senza spine, margini branchiali con tre spine arrotondate, una spina posterolaterale, due robuste spine sui lati del margine posteriore e superficie dorsale densamente granulata come in Nucilobus bericus. Nella descrizione di Folguerolesia collinsi, gli autori, fanno comparazioni con la sola specie spagnola Fulguerolesia boscoi (Vía Boada, 1959) e nessuna comparazione con Nucilobus bericus (BeSchin et al., 2019). Dopo aver esaminato le immagini e ricostruzione dei tipi, riteniano che Folguerolesia collinsi Beschin, Busulini & Tessier, 2019 sia da considerarsi sinonimo di Nuci-lobus bericus De Angeli & Beschin, 2004.

Alonteucosia hepatituberculata n. gen., n. sp. presenta caratteristiche mor-

fologiche che la distingue dalle altre specie venete. Il contorno circolare del carapace con regioni mediane bene definite e due spine sul margine posteriore è presente in Typilobus senseyanus e Typilobus alponensis che hanno tuttavia margini laterali continui e granulati e margine posteriore con una larga protu-beranza convessa su ogni angolo (BeSchin et al., 1996, 2009); Ebalia pumicosa ha invece il contorno esagonale e superficie dorsale con numerose granulazioni e tubercoli (ceccon & de angeli, 2019); Merocryptus altavillensis e Zannatoius vicetinus sono bene distinti per il carapace subesagonale provvisto di protu-beranze e robuste spine sui margini laterali e superficie dorsale granulata o tubercolata (de angeli et al., 2010; BeSchin et al., 2018). Nucilobus bericus possiede il carapace più lungo che largo, margini laterali con tre protuberanze arrotondate e una spina posterolaterale, margine posteriore con una spina su ogni angolo, regioni mediane bene definite e con alcune fossette sui solchi, superficie dorsale densamente tubercolata (de angeli & BeSchin, 2004; Be-Schin et al., 2018, p. 172).

Tra gli altri leucosidi paleocenici noti, Folguerolesia boscoi (Vía Boada, 1959) dell’Eocene spagnolo, presenta anch’esso il carapace arrotondato, regioni mediane bene definite e margine posteriore con due spine su ogni lato come Alonteucosia n. gen., tuttavia, è ben distinto per avere i margini subepatici rilevati esternamente e tubercolati, margini anterolaterali con 5 o 6 spine smussate, una robusta spina posterolaterale e superficie dorsale densamente tubercolata (Vía, 1967; ArtAL & HyŽný, 2016). Typilobus madregoi Vía, 1959 anch’esso dell’Eocene spagnolo differisce per il carapace più largo che lungo, margini laterali convessi, margine posteriore con una spina triangolare su

ogni lato, regioni mediane bene definite e densamente tubercolate (Vía, 1959, 1967). Typilobus trispinosus Lőrenthey, 1909 descritto per l’Eocene dell’Egitto è caratterizzato dalla fronte stretta e tre robuste spine sul margine posteriore (lőrenthey, 1909).

Alonteucosia hepatituberculata n. gen., n. sp. si caratterizza per il contorno globoso del carapace, margini epatici con una larga protuberanza tubercolata, margini branchiali continui e ornati da minute spine e margine posteriore convesso e con due spine triangolari ai lati.

Genere Palaeomyra A. Milne-Edwards in Sismonda, 1861

Specie tipo: Palaeomyra bispinosa A. Milne-Edwards in Sismonda, 1861, da designazione originale.

Palaeomyra eocaenica n. sp. Tav. 3, fig. 5, 6

Olotipo: es. MCV.24/041-24.87, raffigurato in tav. 3, fig. 5. Località: Alonte (Vicenza).

Livello tipo: Eocene medio (Bartoniano).

Origine del nome: eocaenica -us (lat.), riferito all’Eocene, periodo geologico da cui proviene l’esemplare studiato.

Materiale e dimensioni. Un carapace proveniente dalla “Parte A” (MCV.24/041-24.87, lac: 11,0; luc: 14,0; lf-o: 6,4).

Diagnosi. Carapace ovale, più lungo che largo, area fronto-orbitale proiettata oltre il resto del carapace, regioni urogastrica e cardiaca bene definite, margini anterolaterali e posterolaterali interi, margine posteriore con due lunghe spine sugli angoli, superficie dorsale granulata.

Diagnosis. Ovate carapace, longer than wide, fronto-orbital area projected beyond remainder of carapace; well-defined urogastric and cardiac regions; entire antero-lateral and posterolateral margins; posterior margin with two long spines at level of lateral corners, granulated dorsal surface.

Descrizione. Carapace convesso, di contorno ovale, più lungo che largo; area fronto-orbitale proiettata oltre il resto del carapace; margini laterali convessi, margini anterolaterali e posterolaterali interi, continui, senza spine o tubercoli; margine posteriore convesso e con due lunghe spine triangolari dentellate su ogni angolo laterale, regioni urogastrica e cardiaca bene definite da solchi poco profondi, superficie dorsale densamente granulata.

Osservazioni. Palaeomyra A. Milne-Edwards in Sismonda, 1861 è conosciuto con la specie tipo P. bispinosa A. Milne-Edwards e P. globulosa (Müller, 1975) (karaSawa et al., 2019). Palaeomyra bispinosa dell’Oligocene e Miocene di Alessandria e Asti (Piemonte) e Pliocene di Siena (Toscana) si distingue da P. eocaenica n. sp. per il carapace più circolare e spine posteriori più strette e lun-ghe (garaSSino et al., 2004; de angeli et al., 2009). Palaeomyra globulosa del Miocene di Austria e Ungheria possiede invece il carapace con margini laterali più convessi, regioni dorsali poco definite e ornate da granulazioni più piccole (Müller, 1984). Palaeomyra eocaenica n. sp. presenta affinità con Nucilobus bericus De Angeli & Beschin, 2004 del Priaboniano di Lonigo che ha il carapa-ce ovale allungato, fronte sporgente e bilobata, regioni mediane bene definite, superficie tubercolata e margine posteriore con una robusta spina su ogni lato.

Tuttavia, Nucilobus bericus si distingue per i margini laterali con tre protuberanze e una spina. Palaeomyra eocaenica n. sp. rappresenta la prima segnalazione per il Veneto e la specie più antica attribuita a questo genere.

Genere Philyra Leach, 1817

Specie tipo: Cancer globus Fabricius, 1775, da designazione successiva di H. Milne Edwards, 1837

Philyra antiqua n. sp.

Tav. 3, figg. 9-11

Olotipo: es. MCV.24/043-24.89, raffigurato in tav. 3, fig. 10.

Paratipi: es. MCV.24/042-24.88, MCV.24/046-24.92, MCV.24/047-24.93.

Località: Alonte (Vicenza).

Livello tipo: Eocene medio (Bartoniano).

Origine del nome: antiquus -a -um (lat.), riferito ad antico, non più esistente.

Materiale e dimensioni. Quattro carapaci provenienti dalla “Parte A” (MCV.24/042-24.88, lac: 7,0; luc: 8,0; lf-o: 4,0; MCV.24/043-24.89, lac: 7,8; luc: 9,0; MCV.24/046-

24.92, lac: 5,2; luc: 6,0; MCV.24/047-24.93, lac: 8).

Diagnosi. Carapace di contorno subcirculare, molto convesso superficialmente; fronte relativamente ampia e bilobata; orbite con una fessura sopraorbitale; margini anterolaterali e posterolaterali continui, con sottili spine; superficie dorsale molto convessa, regioni definite e finemente granulate; regione cardiaca stretta e bombata.

Diagnosis. Subcircular carapace, very convex superficially; front relatively broad and bilobed; orbits with one supraorbital fissure; continuous anterolateral and posterolateral margins, with thin spines; very convex dorsal surface with defined and finely granulated regions; narrow, inflated cardiac region.

Descrizione. Carapace di contorno subcircolare, leggermente più lungo che largo, molto convesso superficialmente, più stretto nella parte anteriore; margine fronto-orbitale stretto; fronte poco estesa e bilobata; orbite strette con una fessura sopraorbitale; margini laterali convessi e continui, incisi dal solco cervicale; mar-gine branchiale molto convesso, continuo e provvisto di irregolari sottili spine; margine posteriore convesso e con due rudimentali corte spine arrotondate su ogni angolo; regioni distinte dai solchi cervicale e branchiocardiaci; regione cardiaca stretta e fortemente bombata; regioni branchiali con una debole cresta e un tubercolo; superficie dorsale finemente granulata.

Osservazioni. Philyra Leach, 1817 è rappresentato da 45 specie viventi che abitano le regioni dell’Indo-Pacifico occidentali e dell’Africa occidentale (ng et al., 2008). Le specie fossili sono costituite da forme fossili e viventi rinvenute anche fossili distribuite nel Miocene del Giappone, Iran, India, Filippine, Malaysia e Taiwan, Miocene di Brunei, Giappone, Filippine e Pleistocene di Cina, Giappone e Taiwan (Schweitzer et al., 2010; karaSawa et al., 2019).

Il genere è caratterizzato dal corpo globoso, più ristretto nella parte anteriore, con margini laterali convessi e continui; la fronte è bilobata e il margine sopraorbitale con una sola fessura. Philyra antiqua n. sp. presenta affinità con le specie viventi

P. globus (Fabricius, 1775) e P. samia Galil, 2009 che hanno il carapace globoso provvisto di piccole granulazioni e margini laterali continui e granulati (galil, 2009). Philyra antiqua n. sp. rappresenta la prima segnalazione del genere per il

territorio italiano ed europeo e la specie più antica per il record fossile.

Superfamiglia aethroidea Dana, 1851 Famiglia aethridae Dana, 1851

Genere Priabonella Beschin, De Angeli, Checchi & Mietto, 2006

Specie tipo: Priabonella violatii Beschin, De Angeli, Checchi & Mietto, 2006, da designazione originale.

Priabonella violatii Beschin, De Angeli, Checchi & Mietto, 2006

Hepatiscus poverelli Vía – De Angeli & Beschin, 1999, p. 13, fig. 2(1), t. 1, figg. 1, 2.

*Priabonella violatii Beschin et al., 2006, p. 104, fig. 6, t. 2, figg. 4-6. Priabonella violatii – De Angeli & Garassino, 2006, p. 44. – Schweitzer et al., 2010, p. 86. – Busulini et al., 2012, p. 52, t. 2, figg. 6, 7.

Materiale e dimensioni. Un carapace incompleto proveniente dalla “Parte A” (MCV.24/031-24.77, lac: 11,4).

Osservazioni. Priabonella violatii era nota per la cava Manfrinato per nove ca-rapaci attribuiti ad Hepatiscus poverelli Vía, 1959 e successivamente inclusi in Priabonella (de angeli & BeSchin, 1999; BeSchin et al., 2006). La specie è segnalata per il Priaboniano di Val Segato di Monte di Malo, San Bovo di Bassano, Alonte (Vicenza) e Possagno (Treviso) (de angeli & BeSchin, 1999; BeSchin et al., 2006; BuSulini et al., 2012).

Superfamiglia MaJoidea Samouelle, 1819 Famiglia epialtidae MacLeay, 1838

Sottofamiglia periacanthinae Lőrenthey in Lőrenthey & Beurlen, 1929

Genere Periacanthus Bittner, 1875

Specie tipo: Periacanthus horridus Bittner, 1875, da designazione originale.

Periacanthus horridus ssp. bericus De Angeli & Caporiondo, 2009

*Periacanthus horridus ssp. bericus De Angeli & Caporiondo, 2009, p. 28, fig. 4(1-4).

Materiale e dimensioni. Un carapace proveniente dalla “Parte A” (MCV.24/022-24.68, luc: 22,0) e un carapace incompleto dalla “Parte B” (MCV.24/118-24.164).

Osservazioni. Periacanthus horridus ssp. bericus è stato descritto sulle caratteristiche di alcuni carapaci del Priaboniano di Sossano (Vicenza) che, pur avendo dimensioni e forma molto simile a Periacanthus horridus Bittner, 1875 del Lu-teziano di San Giovanni Ilarione (Verona), differisce per le regioni delimitate da solchi che portano numerose punteggiature allineate, per le estroflessioni spinose che ornano i margini laterali e posteriore più larghe e meno estese e per le tre spine mediane del margine posteriore alquanto ridotte (de angeli & caporiondo, 2009).

Superfamiglia Maioidea Samouelle, 1819 Famiglia epialtidae MacLeay, 1838 Sottofamiglia piSinae Dana, 1851 Genere Hyastenus White, 1847

Specie tipo: H. sebae White, 1847, da designazione originale.

Hyastenus bericus n. sp. Tav. 4, fig. 1-4

Olotipo: es. MCV.24/034-24.80, raffigurato a tav. 4, fig. 1.

Paratipi: es. MCV.24/033-24.79, MCV.24/035-24.81, MCV.24/036-24.82, MCV.24/037-24.83, MCV.24/038-24.84, MCV.24/039-24.85, MCV.24/040-24.86.

Livello tipo: Alonte (Vicenza). Età: Eocene medio (Bartoniano).

Origine del nome: Riferito ai Monti Berici, da cui provengono gli esemplari studiati.

Materiale e dimensioni. Otto carapaci provenienti dalla “Parte A” (MCV.24/033-24.79, lac: 12,0; MCV.24/034-24.80, incompleto; MCV.24/035-24.81, lac: 9,8; MCV.24/036-24.82, lac: 14,5; MCV.24/037-24.83, lac: 4,8; MCV.24/038-24.84, lac: 13; luc: 17,0; MCV.24/039-24.85, lac: 8,8; luc: 10,4; MCV.24/040-24.86, lac:

6,5; luc: 8,0).

Diagnosi. Carapace piriforme, più lungo che largo; spine rostrali lunghe e di-vergenti, con spinule accessorie; spina intercalare assente; prominente margine sopraorbitale, separato da una fessura a uno stretto dente postorbitale; regioni bene definite; superficie dorsale con tubercoli di varie dimensioni.

Diagnosis. Pyriform carapace, much longer than wide; long, divergent rostral spi-nes, without accessory spinules, intercalated spine absent; prominent supraorbital margin, separated by one fissure from a narrow postorbital tooth; well-defined regions; dorsal surface with tubercles of various sizes.

Descrizione. Carapace di contorno piriforme, convesso trasversalmente, più lungo che largo con massima larghezza nel primo terzo posteriore. Il margine fronto-orbitale è moderatamente ampio; la fronte porta due lunghe spine rostrali divergenti, separate una ampia concavità a forma di U. Le due spine sono incomplete distalmente ed hanno alcune spinule accessorie sul margine esterno. Le orbite sono moderatamente ampie e dirette lateralmente, bene di-stinte dalla regione frontale da un solco; il dente sopraorbitale è molto ampio, in rilievo, con margine esterno concavo e bene definito dal dente extraorbitale da una stretta e profonda fessura. I margini anterolaterali sono lunghi, convessi e incisi dal solco cervicale. Il margine epatico è curvo e porta un rilievo con alcuni tubercoli. Il margine branchiale è convesso e tubercolato. Il margine posteriore è stretto e diritto. Le regioni sono bene distinte; la regione frontale è lunga e stretta e con due file di tre tubercoli. La regione mesogastrica è in rilievo, di contorno pentagonale, con parte anteriore stretta e allungata tra le regioni protogastriche, provvista di tubercoli e bene definita posteriormente da un solco curvo. Le regioni protogastriche sono più lunghe che larghe e con sei tubercoli; la regione metagastrica è di contorno subrettangolare e provvista di sette tubercoli; la regione urogastrica è stretta e depressa. La regione cardiaca è bombata, di contorno subovale, bene definita dai solchi branchiocardiaci e porta otto tubercoli; la regione epatica è subtriangolare, definita posteriormente dal solco cervicale e con un tubercolo, le branchiali sono lunghe, tubercolate e distinte in epibranchiale, mesobranchiale e metabranchiale. La superficie dorsale è ornamentata da tubercoli di varie dimensioni.

Sabah e Pleistocene del Giappone (Schweitzer et al., 2020). Nel territorio vi-centino sono descritte Hyastenus antiquus Beschin, Busulini & Tessier, 2018 del Priaboniano di Campolongo di Val Liona e H. corallinus De Angeli & Beschin, 2008 dell’Oligocene di Valmarana di Altavilla Vicentina e Sant’Urbano. Le due specie sono bene distinte da Hyastenus bericus n. sp. per la diversa ornamentazi-one dorsale. In H. antiquus il margine posteriore del carapace è più convesso, le regioni dorsali sono lisce e con due spine branchiali, mentre in H. corallinus l’ornamentazione dorsale è caratterizzata da tubercoli di varie dimensioni e margini laterali con alcune robuste spine (de angeli & BeSchin, 2008; BeSchin et al., 2018). Hyastenus bericus n. sp. si distingue per i margini laterali convessi e tubercolati e regioni bene distinte e cosparse di tubercoli irregolari. Hyastenus bericus n. sp. e H. corallinus presentano lunghe e divergenti spine rostrali provviste di alcune spinule sul margine esterno come le attuali specie viventi.

Superfamiglia parthenopoidea MacLeay, 1838 Famiglia parthenopidae MacLeay, 1838 Genere Phrynolambrus Bittner, 1893

Specie tipo: Phrynolambrus corallinus Bittner, 1893, da designazione originale.

Tavola 4
1/4. Hyastenus bericus n. sp.,
1) olotipo, es. MCV.24/034-24.80, visione dorsale (x 7,2);
2) paratipo, es. MCV.24/037-24.83, visione dorsale (x 6,6);
3) paratipo, es. MCV.24/039-24.85, visione dorsale (x 4,7);
4) Ricostruzione del carapace;
Montezumella elegans (Lőrenthey in Lőrenthey & Beurlen, 1929), es. MCV.24/026-24.72, visione dorsale (x 2,6);
Corystidae gen. e sp. ind., es. MCV.24/054-24.100, visione dorsale (x 3,4);
Phlyctenodes steinmanni Lőrenthey, 1902, es. MCV.24/074-24.120, visione dorsale (x 2,2);
Phlyctenodes krenneri Lőrenthey, 1897, es. MCV.24/076-24.122, visione dorsale (x 4,2);
Carpilius petreus Beschin, Busulini, De Angeli & Tessier, 2007, es. MCV.24/119-24.165,
a) visione dorsale;
b) visione frontale (x 1,8);
Palaeocarpilius macrochelus (Desmarest, 1822) es. MCV.24/066-24.112,
a) visione dorsale;
b) visione frontale (x 0,96).

Phrynolambrus italicus De Angeli & Beschin, 2008

*2008 Phrynolambrus italicus De Angeli & Beschin, p. 25, fig. 7, t. 2, figg. 3, 4. 2010 Phrynolambrus italicus – Schweitzer et al., p. 98.

Materiale e dimensioni. Una porzione di carapace proveniente dalla “Parte C” (MCV.24/077-24.123).

Osservazioni. Phrynolambrus italicus è noto per l’Oligocene inferiore di Valma-rana di Altavilla Vicentina (Vicenza) e per il Priaboniano di Alonte (de angeli & BeSchin, 2008).

Superfamiglia cancroidea Latreille, 1802

Famiglia MontezuMellidae Ossó & Domínguez, 2013 Genere Montezumella Rathbun, 1930

Specie tipo: Montezumella tubulata Rathbun, 1930, da designazione originale.

Montezumella elegans (Lőrenthey in Lőrenthey & Beurlen, 1929) Tav. 4, fig. 5

*Titanocarcinus elegans Lőrenthey & Beurlen, 1929, p. 235, t. 11, fig. 3.

Montezumella elegans – De Angeli, 1995, p. 14, fig. 3(1); t. 1, fig. 7, t. 2, fig.

1. – De Angeli & Beschin, 2001, p. 29, fig. 23. – De Angeli & Garassino, 2006,

p. 55. – Schweitzer et al., 2010, p. 103. – Busulini et al., 2012, p. 56, t. 2, fig. 5.

Materiale e dimensioni. Quattro carapaci incompleti della “Parte A” (MCV.24/027-24.73; MCV.24/028-24.74; MCV.24/029-24.75; MCV.24/030-24.76) e un carapace

della “Parte B” (MCV.24/026-24.72, lac: 17,0; luc: 16,4).

Osservazioni. Montezumella elegans è stata istituita sulle caratteristiche di un carapace del Priaboniano dell’Ungheria (lőrenthey & Beurlen, 1929). La specie ha il carapace di contorno esagonale, fronte con quattro corti lobi, regioni bene definite da solchi e ornate da tubercoli nella parte anteriore e da creste tubercolate nella parte posteriore. Montezumella elegans è nota per il Bartonia-no-Priaboniano di Grancona, Alonte (Vicenza) e Possagno (Treviso) (de angeli, 1995; BuSulini et al., 2012).

Superfamiglia coryStoidea Samouelle, 1819 Famiglia coryStidae Samouelle, 1819

Corystidae gen. e sp. indeterminata

Tav. 4, fig. 6

Materiale e dimensioni. Un carapace proveniente dalla “Parte A” (MCV.24/054-24.100, lac: 9,8).

Osservazioni. L’esemplare non è attribuibile ad alcuna specie veneta conosciuta, tuttavia, la parte conservata presenta il carapace di forma allungata con regioni dorsali bene definite da solchi profondi e ornate da tubercoli e creste granulate come alcune specie della famiglia Corystidae. La incompleta parte del margine fronto-orbitale non ci consente la completa descrizione di questa specie e quindi attribuiamo con incertezza l’esemplare nella famiglia Corystidae in attesa di nuovi campioni più completi.

Superfamiglia dairoidea Serène, 1965 Famiglia dairidae Ng & Rodriguez, 1986 Genere Daira de Haan, 1833

Specie tipo: Cancer perlatus Herbst, 1790, da designazione originale.

Daira eocaenica (Lőrenthey, 1898) Tav. 5, fig. 3

*Phymatocarcinus eocaenicus Lőrenthey, 1898, p. 39, t. 2, fig. 4-8, t. 6, fig. 3. Daira eocaenica – Müller & Collins, 1991, p. 74, t. 4, figg. 3, 4. – Beschin et al., 2018, p. 178, figg. 91, 92a, b.

Materiale e dimensioni. Un carapace e una chela destra proveniente dalla “Parte C” (MCV.24/072-24.118, lac: 26,8; luc: 18,5; lf-o: 13,5).

Osservazioni. La specie è stata istituita per il Priaboniano dell’Ungheria (lőrent-hey,1898; Müller & collinS, 1991). Nel Veneto è segnalata per Campolongo di Val Liona e Alonte (Vicenza) (BeSchin et al., 2018).

Superfamiglia carpilioidea Ortmann, 1893 Famiglia carpiliidae Ortmann, 1893 Genere Carpilius Desmarest, 1823

Specie tipo: Cancer maculatus Linnaeus, 1758, da designazione originale.

Carpilius petreus Beschin, Busulini, De Angeli & Tessier, 2007 Tav. 4, fig. 9

*Carpilius petreus Beschin et al., 2007 p. 41, t. 5, figg. 7a, b, 8a, b.

Carpilius petreus – Schweitzer et al., 2010, p. 114. – Beschin et al., 2015, p. 82,

t. 5, figg. 2a, b. – Beschin et al., 2016, p. 53, fig. 45, t. 9, figg. 3A-B.

Materiale e dimensioni. Un carapace proveniente dalla “Parte C” (MCV.24/119-24.165, lac: 36,6; luc: 25,5; lf-o: 17,4; lf: 9,4).

Osservazioni. Carpilius è noto nel Paleogene del Veneto da C. petreus Beschin, Busulini, De Angeli & Tessier, 2007 e C. cantellii De Angeli & Alberti, 2021. Carpilius petreus è stato descritto per l’Ypresiano di contrada Gecchelina di

Monte di Malo (Vicenza) e segnalato per Vestenanova e l’area di Bolca (Verona) e per il Priaboniano di Campolongo di Val Liona (Vicenza (BeSchin et al., 2007, 2015, 2016, 2018). La specie è caratterizzata dal carapace largo e liscio e margine frontale con quattro lobi, due sull’angolo orbitale interno e due mediani vicini e inclinati verso il basso. Carpilius cantellii De Angeli & Alberti, 2021 è invece noto per il Bartoniano e Priaboniano di San Bovo (Bassano del Grappa) e Cam-polongo di Val Liona (Vicenza) e si distingue per il carapace più arrotondato, margini laterali con un lobo rilevato e cresta branchiale evidente, fronte con una proiezione mediana protesa verso il basso che forma un robusto lobo smussato nella parte distale (de angeli & alBerti, 2021).

Genere Palaeocarpilius A. Milne-Edwards, 1862

Specie tipo: Cancer macrochelus Desmarest, 1822, da designazione originale.

Palaeocarpilius macrochelus (Desmarest, 1822) Tav. 4, fig. 10

*Cancer macrochelus Desmarest, 1822, p. 91, t. 7, figg. 1-2.

Atergatis boscii – Reuss, 1859, p. 30, t. 9, figg. 4-9 ; t. 10, fig. 1, t. 11, figg. 1-4,

t. 12, figg. 1-2.

Atergatis stenura – Reuss, 1859, p. 30, t. 11, figg. 5-7.

Atergatis platycheilus – Reuss, 1859, p. 36, t. 10, figg. 2-3.

Palaeocarpilius macrocheilus var. coronata – Bittner, 1886, p. 44, t. 1, fig. 1. Palaeocarpilius macrochelus – De Angeli & Beschin, 2001, p. 32, fig. 27. – Beschin et al., 2001, p. 24, t. 3, fig. 1a-b. – De Angeli & Garassino, 2006, p. 62. – Beschin et al., 2006, p. 107, t. 3, figg. 3, 4a, b. – Beschin & De Angeli, 2006, p. 13, fig. 2;

t. 1, figg. 1, 2a, b. – Beschin & De Angeli, 2008, p. 10, t. 3, fig. 3a-b. – De Angeli & Caporiondo, 2009, p. 30. – Schweitzer et al., 2010, p. 115. – Busulini et al., 2012, p. 55, t. 3, fig. 4.

Materiale e dimensioni. Un carapace proveniente dalla “Parte A” (MCV.24/066-24.112, lac: 65,6; luc: 52,5; lf-o: 33,5; lf: 23,8).

Osservazioni. Palaeocarpilius macrochelus è caratterizzato dal carapace di contorno ovale e convesso superficialmente; fronte triangolare inclinata verso il basso; orbite circolari; margini anterolaterali con otto lobi e una carena sull’ultimo lobo che continua sulla superficie dorsale; regioni indistinte; superficie apparentemente liscia e finemente punteggiata. La specie è segnalata da vari autori per l’Eocene dell’Ungheria, Francia, Egitto, Somalia e per varie località venete (de angeli, 1995; BeSchin et al. 2006, 2012; BeSchin & de angeli, 2008; de angeli & caporiondo, 2009).

Superfamiglia piluMnoidea Samouelle, 1819 Famiglia piluMnidae Samouelle, 1819 Genere Galenopsis A. Milne-Edwards, 1865

Specie tipo: Galenopsis typica A. Milne-Edwards, 1865, da designazione originale.

Tavola 5
Galenopsis crassifrons A. Milne-Edwards, 1865, es. MCV.24/116-24.162, visione frontale (x 1,9);
Pseudophlyctenodes hantkenii (Lőrenthey, 1897) es. MCV.24/078-24.124, visione dorsale (x 2,7);
Daira eocaenica (Lőrenthey, 1898), es. MCV.24/072-24.118, visione dorsale (x 2);
Actaeites lobatus Müller & Collins, 1991 es. MCV.24/062-24.108, visione dorsale (x 3,1);
Palaeopinnixa alontensis De Angeli, Guinot & Garassino, 2010, es. MCV.24/023-24.69, visione dorsale (x 2,4);
Pyreneoplax sommarugai (Beschin, Busulini & Tessier, 2009), es. MCV.24/067-24.113, visione dorsale (x 2,8);
7-9. Santeella italica n. sp.,
7) paratipo, es. MCV.24/050-24.96, visione dorsale (x 2,5);
8) olotipo, es. MCV.24/052-24.98, visione dorsale (x 4,8);
9) ricostruzione del carapace.

Galenopsis crassifrons A. Milne-Edwards, 1865 Tav. 5, fig. 1

*Galenopsis crassifrons A. Milne-Edwards, 1865, p. 347, t. 30, fig. 2. Galenopsis crassifrons – De Angeli & Beschin, 2001, p. 37. – Beschin & De Angeli, 2004, p. 21. – De Angeli & Garassino, 2006, p. 70. – Schweitzer et al., 2010, p. 119.

Materiale e dimensioni. Tre carapaci proveniente dalla “Parte C” (MCV.24/115-24.161, lac: 31,5; lf-o: 18,6; MCV.24/116-25.162, lac: 36,2; luc: 23,2; lf-o: 17,5;

MCV.24/117-24.163, lac: 26,0; luc: 18,5; lf-o: 13,0).

Osservazioni. Galenopsis crassifrons è stato istituito da Milne-edwardS (1865) sulle caratteristiche di un carapace del Priaboniano di Lonigo (Vicenza). Gli esemplari esaminati, confrontati con il calco dell’olotipo, conservato nel Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi, corrispondono ai caratteri della specie piuttosto diffusa nei livelli priaboniani corallini dei Monti Berici sudorientali.

Superfamiglia xanthoidea MacLeay, 1838 Famiglia panopeidae Ortmann, 1893 Genere Panopeus H. Milne Edwards, 1834

Specie tipo: Panopeus herbstii H. Milne Edwards, 1834, da designazione originale.

Panopeus granulineatus Müller & Collins, 1991

*Panopeus granulineatus Müller & Collins, 1991, p. 74, fig. 4d, t. 5, figg. 3, 4, 6.

Panopeus granulineatus – Beschin et al., 2018, p. 190, fig. 113.

Materiale e dimensioni. Un carapace proveniente dalla “Parte C” (MCV.24/085-24.131, lac: 22,2; luc: 16,4).

Osservazioni. La specie, istituita da Müller & collinS (1991) per l’Eocene supe-riore di Budapest (Ungheria), è caratterizzata dal carapace più largo che lungo; orbite ampie con due fessure sopraorbitali; margini anterolaterali con quattro spine, inclusa la spina extraorbitale; regioni dorsali definite da deboli solchi e provviste di creste trasversali granulate sulle regioni epibranchiali, epatiche, epigastriche e protogastriche; superficie dorsale ornamentata da granulazioni. Nel Veneto è segnalata per il Priaboniano di Campolongo di Val Liona e Alonte (BeSchin et al., 2018).

Famiglia xanthidae MacLeay, 1838 Sottofamiglia actaeinae Alcock, 1898 Genere Phlyctenodes A. Milne Edwards, 1862

Specie tipo: Phlyctenodes tuberculosus A. Milne Edwards, 1862, da originale designazione.

Phlyctenodes krenneri Lőrenthey, 1897 Tav. 4, fig. 8

*Phlyctenodes Krenneri Lőrenthey, 1897, p. 154.

Phlyctenodes krenneri – Lőrenthey, 1898, p. 46, t. 2, fig. 10. – Checchia-Rispoli,

1905 p. 312, t. 1, fig. 10. – Fabiani, 1911, p. 44, fig. 2. – Lőrenthey & Beurlen,

1929, p. 201, t. 12, fig. 9. – Di Salvo, 1933, p. 20. – Müller & Collins, 1991, p. 76,

t. 5, fig. 9, t. 6, fig. 1. – Busulini et al., 2006, p. 355, figg. 2(7), 2(10). – Beschin et

al., 2015, p. 92, t. 7, fig. 2. – Beschin et al., 2016, p. 134, t. 17, fig. 5. – Schweitzer

et al., 2021, p. 14, fig. 6.3.

Materiale e dimensioni. Due carapaci provenienti dalla “Parte C” (MCV.24/076-24.122, luc: 7,5; MCV.24/081-24.127, lac: 4,5).

Osservazioni. Phlyctenodes krenneri Lőrenthey, 1897 è noto per il Priaboniano dell’Ungheria e della Sicilia (lőrenthey, 1897, 1898, Müller & collinS, 1991,

di SalVo, 1933). Nel Veneto è segnalato per l’Ypresiano di cava “Braggi” di Vestenanova e dintorni di Bolca (Verona) e per il Priaboniano di Campolongo di Val Liona e Alonte (Vicenza) (BuSulini et al., 2006; BeSchin et al., 2015, 2016).

Phlyctenodes steinmanni Lőrenthey, 1902 Tav. 4, fig. 7

*1902 Phlyctenodes Steinmanni Lőrenthey, 111, t. 1, fig. 4.

Phlyctenodes steinmanni – Lőrenthey & Beurlen, 1929, p. 200, t. 12, fig. 2. – Müller & Collins, 1991, p. 76, t. 5, fig. 13. – Beschin et al., 1994, p. 188, t. 9,

fig. 3. – Busulini et al., 2006, p. 356, figg. 3(5), 3(7). – Schweitzer et al., 2010, p.

125. – Beschin et al., 2012, p. 80, t. 12, fig. 6.

Materiale e dimensioni. Quattro carapaci provenienti dalla “Parte C” (MCV.24/073-24.119, incompleto; MCV.24/074-24.120, lac: 16,2; luc: 11,8; MCV.24/075-24.121,

luc: 10,8; MCV.24/080-24.126, lac: 8,0; luc: 5,8).

Osservazioni. Phlyctenodes steinmanni è stato istituito da lőrenthey (1902) per il Priaboniano di Budapest (Ungheria). Nel territorio vicentino è segnalato per il Luteziano di cava “Main” di Arzignano e Grola di Cornedo Vicentino, Priabo-niano di Campolongo di Val Liona, Collina di San Feliciano e Alonte (BeSchin et al., 1994; BuSulini et al., 2006; BeSchin et al., 2012).

Genere Pseudophlyctenodes Busulini, Tessier & Beschin, 2006

Specie tipo: Phlyctenodes hantkeni Lőrenthey, 1897, da originale designazione.

Pseudophlyctenodes hantkenii (Lőrenthey, 1897) Tav. 5, fig. 2

*Phlyctenodes hantkeni Lőrenthey, 1897, p. 154.

Phlyctenodes hantkeni – Lőrenthey, 1898, p. 44, t. 2, fig. 10. – Lőrenthey & Beurlen, 1929, p. 199, t. 12, fig. 8. – Di Salvo, 1933 p. 21, t. 2, fig. 1.

Pseudophlyctenodes hantkeni – Busulini et al., 2006, p. 358, figg. 3.9, 3.10.

Pseudophlyctenodes hantkenii – Schweitzer et al., 2021, p. 14, fig. 6.4.

Materiale e dimensioni. Due carapaci provenienti dalla “Parte C” (MCV.24/078-24.124, lac: 20,0; luc: 14,6; lf-o: 12,0; MCV.24/079-24.125, lac: 19,0; luc: 14,0).

Osservazioni. Pseudophlyctenodes hantkenii è stato istituito da Lőrenthey (1898) per l’Eocene superiore dell’Ungheria. La specie è caratterizzata dal carapace più largo che lungo, fronte diritta, orbite poco profonde; margini anterolaterali for-temente convessi, con numerose piccole spine, più lunghe di quelle dei margini posterolaterali; regioni del carapace bene definite, suddivise in numerose piccole subregioni, densamente granulate (lőrenthey, 1898; Schweitzer et al., 2021).

Famiglia Vultocinidae Ortmann, 1893

Genere Pyreneplax Ossó, Domínguez & Artal, 2014

Specie tipo: Pyreneplax basaensis Ossó, Domínguez & Artal, 2014, da designa-zione originale.

Pyreneoplax sommarugai (Beschin, Busulini & Tessier, 2009) Tav. 5, fig. 6

Lobonotus cf. L. sandersi – Beschin et al., 2007, p. 12, fig. 2E.

*Lobonotus sommarugai Beschin et al., 2009 p. 12, t. 3, figg. 1, 2.

Lobonotus sommarugai – Beschin et al., 2010, p. 18, t. 2, fig. 1.

Pyreneplax sommarugai – Ossó et al., 2014, p. 35. – Beschin et al., 2019, p. 120, fig. 146.

Materiale e dimensioni. Un carapace proveniente dalla “Parte B” (MCV.24/067-24.113, lac: 15,8; luc: 14,2; lf-o: 12,5; lf: 5,8).

Osservazioni. Pyreneplax è stato istituito sulle caratteristiche della specie tipo P. basaensis Ossó, Domínguez & Artal, 2014 del Priaboniano di Huesca (Spagna). In questo genere sono stati inclusi Eohalimede sandersi Blow & Manning, 1996 dell’Eocene della Carolina (USA), E. granosa Beschin, Busulini, De Angeli & Tessier, 2002 dell’Eocene della Valle del Chiampo (Vicenza) e Lobonotus sommagurai Beschin, Busulini & Tessier, 2009 del Bartoniano e Priaboniano di Soave e Parona (Verona) (Blow & Manning, 1997, 1998; BeSchin et al., 2002, 2009; oSSó et al., 2014). L’esemplare esaminato presenta caratteristiche tipiche di Pyreneplax sommarugai, sia per le dimensioni che per le regioni dorsali molto bombate, ornate da granulazioni e bene definite da solchi profondi e lisci (BeSchin et al., 2007, 2009, 2010, 2019). La specie viene segnalata per la prima volta nel Priaboniano dei Monti Berici.

Superfamiglia trapezioidea Miers, 1886

Famiglia tetraliidae Castro, Ng & Ahyong, 2004 Genere: Eurotetralia De Angeli & Ceccon, 2013

Specie tipo: Trapezia loerentheyi Müller, 1975, da designazione originale.

Eurotetralia loerentheyi (Müller, 1975)

*Trapezia loerentheyi Müller, 1975, p. 516, 520, t. 1, fig. 1.

Tetralia loerentheyi – Müller & Collins, 1991, p. 82, fig. 4, t. 6, figg. 9, 12, 15. –

De Angeli et al., 2010 p. 164, fig. 11. – Schweitzer et al., 2010, p. 123. Eurotetralia loerenthey – De Angeli & Ceccon, 2013, p. 29, fig. 2(1, 2). – Beschin et al., 2018, p. 192, fig. 117. – Beschin et al., 2019, p. 111, fig. 94. – Schweitzer

et al., 2021, p. 2, fig. 1(7).

Materiale e dimensioni. Un carapace proveniente dalla “Parte C” (MCV.24/083-24.129, lac: 13,0; luc: 12,0).

Osservazioni. La specie è stata descritta per il Priaboniano dell’Ungheria (Müller, 1975; Müller & collinS, 1991) e segnalata nel territorio veneto per l’Ypresiano di Monte Magrè di Schio, Priaboniano di Parona, Campolongo di Val Liona, Alonte e per l’Oligocene di Bernuffi di Montecchio Maggiore (de angeli et al., 2010; de angeli & ceccon, 2013; BeSchin et al., 2018, 2019).

Superfamiglia piluMnoidea Samouelle, 1819 Famiglia piluMnidae Samouelle, 1819 Sottofamiglia euMedoninae Dana, 1853 Genere Santeella Blow & Manning, 1996

Specie tipo: Santeella lillyae Blow & Manning, 1996, da designazione originale.

Santeella italica n. sp.

Tav. 5, figg. 7-9

Olotipo: es. MCV.24/052-24.98, raffigurato in tav. 5, fig. 8. Paratipo: es. MCV.24/050-24.96.

Località: Alonte (Vicenza).

Livello tipo: Eocene medio (Bartoniano).

Origine del nome: Riferito al territorio italiano, da cui provengono gli esemplari studiati.

Materiale e dimensioni – Due carapaci provenienti dalla “Parte A” (MCV.24/050-24.96, lac: 16,0; luc: 15, 0; lf-o: 13,0; lf: 6,5; MCV.24/052-24.98, lac: 8,2; luc: 7,1;

lf-o: 6,7; lf: 2,8).

Diagnosi. Carapace pentagonale, più largo che lungo, regioni poco definite, fron-te ampiamente bilobata, orbite ampie e bordate, margine fronto-orbitale circa 80% della massima larghezza del carapace, margini anterolaterali molto corti, con quattro spine, l’ultima spina molto piccola formata da un lobo smussato, margini posterolaterali lunghi, leggermente convessi.

Diagnosis. Pentagonal carapace wider than long, regions poorly defined; front broadly bilobed; broad, rimmed orbits; front-orbital width 80% maximum carapace width; very short anterolateral margins, with four spines, last very small, forming blunt lobe; long posterolateral margins, slightly convex.

Descrizione. Carapace di contorno pentagonale, leggermente più largo che lungo, con massima larghezza sopra la metà anteriore. Margine fronto-orbitale molto ampio (lf-o / lac = 0,80); fronte estesa oltre le orbite e ampiamente bilobata; orbite larghe, disposte antero-lateralmente; margine sopraorbitale concavo, in rilievo e con due fessure; margini laterali quasi paralleli; margini anterolaterali corti, leggermente convessi e con tre spine (esclusa la spina extraorbitale); l’ul-tima spina è molto piccola e rivolta lateralmente; margini posterolaterali molto lunghi, leggermente convessi e con una concavità posteriore sede dell’ultimo paio di pereiopodi. Margine posteriore lungo e debolmente convesso. Regioni dorsali poco definite e liscie, regione mesogastrica di contorno pentagonale, con parte anteriore stretta e allungata tra le regioni protogastriche; regione metagastrica stretta e depressa; regione cardiaca subesagonale, larga e leggermente rigonfia, con due deboli rilievi mediani. Il solco cervicale forma un debole rilievo bran-chiale trasversale tra l’ultimo dente anterolaterale e le regioni mediane. Le altre parti del corpo non sono conservate.

Osservazioni. I carapaci esaminati hanno forma e caratteristiche attribuibili a Santeella Blow & Manning, 1996, descritta sulla specie tipo S. lillyae Blow & Manning, 1996 dell’Eocene del Sud Carolina (USA) e segnalata anche nei livelli ypresiani del Mexico (Blow & Manning, 1996; Vega et al., 2008). Santeella lillyae possiede il carapace pentagonale, margini anterolaterali con tre spine (esclusa la spina extraorbitale); margini posterolaterali lunghi e leggermente convessi; margine fronto-orbitale molto ampio e regioni dorsali poco definite, caratteri molto simili agli esemplari di Alonte che tuttavia hanno maggiori dimensioni rispetto la specie tipo. Santeella lillyae si differenzia per le regioni dorsali poco definite, mentre in S. italica n. sp. le regioni epatiche sono di-stinte dalle branchiali da un tenue solco cervicale che forma un rilievo curvo trasversale sul margine della regione branchiale. Inoltre in S. italica n. sp. la regione cardiaca è più ampia, di contorno esagonale e con due deboli tubercoli mediani. Gli esemplari esaminati presentano affinità anche con Branchioplax rossi De Angeli & Beschin, 2008 dell’Oligocene inferiore di Altavilla Vicentina e Sant’Urbano (Vicenza) che possiede contorno del carapace e tre spine sui margini anterolaterali come Santeella italica n. sp. Tuttavia Branchioplax rossi ha le regioni dorsali bene definite e la fronte poco estesa oltre le orbite (de angeli & BeSchin, 2008).

BeSchin et al. (2016) hanno attribuito a Santeella sp. un piccolo carapace in-completo dell’Ypresiano di cava Braggi di Vestenanova (Verona). La scarsa conservazione del margine fronto-orbitale non consente il confronto con i tipi di Alonte, tuttavia la presenza Santeella nei livelli eocenici veneti conferma le affinità tra le carcinofaune eoceniche venete e del Sud Carolina (USA).

Superfamiglia Xanthoidea MacLeay, 1838 (incertae sedis) Genere Actaeites Müller & Collins, 1991

Specie tipo: Actaeites lobatus Müller & Collins, 1991, da designazione originale.

Actaeites lobatus Müller & Collins, 1991 Tav. 5, fig. 4

*Actaeites lobatus Müller & Collins, 1991, p. 70, fig. 4c, t. 4, figg. 9, 10. Actaeites lobatus – Beschin et al., 2007, p. 56, t. 9, figg. 2a-b, 3, 4. – De Angeli & Beschin, 2008, p. 32, fig. 10, t. 4, fig. 4. – De Angeli et al., 2010, p. 167, fig. 13. –

Schweitzer et al, 2010, p. 129. – Beschin et al., 2015, p. 93, t. 7, fig. 4. – Beschin

et al., 2016, p. 137, t. 17, fig. 8.

Materiale e dimensioni. Un carapace proveniente dalla “Parte C” (MCV.24/062-24.108, lac: 14,2; luc: 10,2).

Osservazioni. Actaeites lobatus è stato istituito da Müller & collinS (1991) per il Priaboniano di Budapest (Ungheria). Nel territorio del Veneto è segnalato per l’Ypresiano di contrada Gecchelina di Monte di Malo (Vicenza), Vestenanova e Zovo di Bolca (Verona). Priaboniano di Alonte e Oligocene di Soghe e Bernuffi di Montecchio Maggiore (Vicenza) (BeSchin et al., 2007; de angeli & BeSchin, 2008; de angeli et al., 2010; BeSchin et al., 2015, 2016).

Genere Prochlorodius Müller & Collins, 1991

Specie tipo: Prochlorodius ellipticus Müller & Collins, 1991, da designazione originale.

Prochlorodius ellipticus Müller & Collins, 1991

Neptocarcinus millenaris – Lőrenthey, 1898, p. 69, t. 4, fig. 4 (non fig. 3). – Lőren-

they & Beurlen, 1929, p. 216, t. 10, fig. 4 (non fig. 3).

*Prochlorodius ellipticus Müller & Collins, 1991, p. 78, figg. 4i, j; t. 5, fig. 11, t. 6, figg. 4, 7, 17.

Prochlorodius ellipticus – Beschin et al., 2015, p. 95, t. 7, fig. 6. – Beschin et al., 2016, p.140, t. 18, fig. 5. – Beschin et al., 2018, p.196, figg. 131a, b. – Beschin et al., 2019, p. 115, figg. 107, 108. – Beschin et al., 2021, p. 114, fig. 82.

Materiale e dimensioni. Un carapace proveniente dalla “Parte C” (MCV.24/051-24.97, lac: 13,7; luc: 9,6; lf-o: 9,8; lf: 5,5).

Osservazioni. Prochlorodius ellipticus è stato istituito per il Priaboniano di Bu-dapest (Ungheria) (lőrenthey, 1898; lőrenthey & Beurlen, 1929; Müller & collinS, 1991). Le principali caratteristiche sono: carapace di contorno ovale, più largo che lungo e debolmente convesso soprattutto nella parte longitudinale anteriore; margine fronto-orbitale circa 70% della massima larghezza; fronte larga; orbite ampie e dirette anterolateralmente; margine sopraorbitale intero e leggermente bordato; margini anterolaterali convessi e con tre spine; margini posterolaterali convessi e fortemente convergenti; regioni dorsali non definite

e regione metagastrica distinta dalla cardiaca da un solco curvo. Nel territorio veneto è segnalato, associato a coralli, per i livelli ypresiani di Contrada Gec-chelina di Monte di Malo, San Pietro Mussolino e Altissimo (Vicenza), Bolca e Vestenanova (Verona) e per il Priaboniano di Campolongo di Val Liona, Alonte (Vicenza) e Parona (Verona) (BeSchin et al., 2007, 2015, 2016, 2018, 2019; teSSier et al., 2011).

Superfamiglia hexapodoidea Miers, 1886 Famiglia hexapodidae Miers, 1886 Genere Palaeopinnixa Vía Boada, 1966

Specie tipo: P. rathbunae Schweitzer, Feldmann, Tucker & Berglund, 2000, da designazione originale.

Palaeopinnixa alontensis De Angeli, Guinot & Garassino, 2010 Tav. 5, fig. 5

*Palaeopinnixa alontensis De Angeli et al., 2010b, p. 68, figg. 10, 11.

Palaeopinnixa alontensis – De Angeli & Beschin, 2012, p. 18.

Materiale e dimensioni. Due carapaci provenienti dalla “Parte A” (MCV.24/023-24.69, lac: 21; luc: 15; MCV.24/024.24.70, lac: 10,2; luc: 7,0).

Osservazioni. Palaeopinnixa alontensis è stata istituita sulle caratteristiche di sette carapaci provenienti dal Priaboniano di cava Manfrinato di Alonte (de angeli et al., 2010b). Gli esemplari esaminati corrispondono ai tipi studiati in precedenza per questa località. BuSulini et al. (2012) hanno attribuito con incertezza a questa specie un carapace deformato e privo di cuticola, raccolto nelle marne arenacee priaboniane di cava Le “Coe” di Possagno (Treviso).

Superfamiglia grapSoidea MacLeay, 1838 (incertae sedis) Genere Daragrapsus Müller & Collins, 1991

Specie tipo: Daragrapsus trispinosus Müller & Collins, 1991, da designazione originale.

Daragrapsus trispinosus Müller & Collins, 1991

*Daragrapsus trispinosus Müller & Collins, 1991, p. 88, fig. 5h, t. 7, figg. 9-10. Daragrapsus trispinosus – Beschin et al., 2001, p. 28, fig. 9, t. 3, figg. 5-6. – De Angeli & Beschin, 2008, p. 34, t. 4, fig. 7. – Schweitzer et al., 2010, p. 144. – De

Angeli et al., 2010, p. 170, fig. 15. – Beschin et al., 2018, p. 204, figg. 145, 146.

– Beschin et al., 2019, p. 123, figg. 122, 123.

Materiale e dimensioni. Un carapace proveniente dalla “Parte C” (MCV.24/082-24.128, lac: 9,5; luc: 6,8).

Osservazioni. Daragrapsus trispinosus è stato istituito da Müller & collinS (1991) per l’Eocene superiore dell’Ungheria. Nel territorio veneto è segnalato per il Priaboniano di Parona (Verona), Campolongo di Val Liona, Alonte (Vicenza) e per Oligocene di Monte Grumi di Castelgomberto, Valmarana, Soghe e Bernuffi di Montecchio Maggiore (Vicenza) (BeSchin et al., 2001, 2018, 2019; de angeli & BeSchin, 2008; de angeli et al., 2010).

Conclusione

La cava Manfrinato di Alonte, grazie alla continua avanzata dei lavori, ha con-tribuito al recupero di numerosi fossili di organismi marini tra i quali anche di crostacei. Negli anni passati sono stati studiati alcuni decapodi di questo sito che attualmente si trovano depositati nei musei civici “G. Zannato” di Montecchio Maggiore, “D. Dal Lago” di Valdagno (Vicenza) e Museo di Storia Naturale di Verona (BeSchin & de angeli, 2003; de angeli & BeSchin, 1999, 2000, 2011,

2014; de angeli, 1998, 2018; de angeli & garassino, 2002; de angeli & alBerti, 2016; de angeli & caporiondo, 2019 e de angeli et al., 2010).

Il presente studio ha esaminato 41 specie di crostacei decapodi e altre 9 studiate in precedenza, raccolte in vari livelli della cava, ma per buona parte recuperati nella parte inferiore (parte A) dove sono presenti calcareniti bianco-giallastre bartoniane riccamente fossilifere di modelli di molluschi. La scarsità di forammiferi bentonici indica un mare caldo e poco profondo, mentre la presenza di molluschi marini, salmastri e dulcicoli, le tracce di vegetali (legni e foglie) e di granchi potamonidi di acqua dolce evidenzia un apporto di acque da terre emer-se. La parte media e superiore della cava (parti B e C) è invece rappresentata da calcari a nummuliti, rodoliti, ostreidi, bivalvi ed echinodermi e calcari con coralli e alghe coralline che confermano la trasgressione marina priaboniana. Una carcinofauna molto ricca e ben diversificata, costituita da 50 diverse specie, delle quali alcune endemiche di questa parte dei Monti Berici e altre presenti anche in diversi giacimenti coevi veneti ed europei (Tab. 1).

Ringraziamenti

Ringraziamo la dott.ssa Bernardetta Pallozzi, Curatrice del Museo Civico “D. Dal Lago” di Valdagno, per aver messo a disposizione per lo studio il materiale conservato presso il Museo, la dott.ssa Livia Beccaro, per le analisi dei livelli della cava mediante i nannofossili calcarei della sua tesi di dottorato, Yvonne Coole, Oertijdmuseum De Groene Poort (Boxtel, the Netherlands) per l’aiuto alla preparazione dei materiali studiati, Vincenzo Burato per informazioni ine-renti ai livelli della cava, il dott. Alessandro Garassino, Museo Civico di Storia naturale di Milano e il dott. Roberto Zorzin, Museo Civico di Storia Naturale di Verona per la revisione del lavoro e gli utili suggerimenti.

Tab. 1 – Crostacei di cava Manfrinato di Alonte, comprese le specie studiate in precedenza (*) e le zone di provenienza (Parti A-C).

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