Riassunto
Viene presentata una collezione di ventitrè brachiuri fossili depositata presso il Museo Paleon-tologico di Roncà (Verona), ventuno dei quali provenienti da importanti località fossilifere del Vicentino (cava Lovara di Chiampo, cava Main di Arzignano e cava Rossi di Monte di Malo). Gli esemplari, alcuni in eccellente stato di conservazione, sono riferiti a Lophoranina marestiana, Hepatiscus neumayri, Harpactoxanthopsis quadrilobata. Due reperti parziali, di provenienza sco-nosciuta, sono attribuiti a Eriphia cocchii.
Abstract
The “Benetello” collection of Cenozoic fossil crustaceans in the Paleontological Museum of Roncà (Verona)
A collection of twenty-three fossil brachyurans housed in the Paleontological Museum of Roncà (Ve-rona) is presented. Twenty-one specimens were found in important fossiliferous sites of the Vicenza territory such as Lovara quarry (Chiampo), Main quarry (Arzignano) and Rossi quarry (Monte di Malo). The specimens, some of them in superb conditions of preservation, are referred to Lophoranina marestiana, Hepatiscus neumayri, Harpactoxanthopsis quadrilobata. Two fragmentary specimens of unknown provenance are herein ascribed to Eriphia cocchii.
Introduzione
Il Museo Paleontologico di Roncà nel 2023 ha acquisito una collezione di 250 fossili recuperati dal sig. Aldo Benetello di Mirano (Venezia). Si tratta di re-perti provenienti perlopiù dal Veneto, tra cui 23 brachiuri cenozoici. Alcuni di questi crostacei, attualmente esposti nel citato museo, presentano uno stato di conservazione eccezionale e mostrano oltre al carapace anche le parti ventrali e vari pereiopodi. Per questo motivo, anche se i resti sono riferibili a taxa già noti, è sembrato importante dedicare loro questa nota corredata da una opportuna documentazione fotografica.
Materiali e metodi
I 23 crostacei fossili della collezione “Benetello” sono attribuiti a quattro specie di brachiuri. Di due resti piuttosto frammentari [23.570 e 23.585] non sono note purtroppo né la provenienza né l’età. Gli altri 21 individui, che rappresentano tre specie, provengono da livelli eocenici affioranti in tre cave del Vicentino, una specie per ogni località. I siti, che verranno brevemente descritti, sono cava Lovara di Chiampo, cava Main di Arzignano e cava Rossi di Monte di Malo (fig. 1), tutti ben noti per aver restituito ricche faune di crostacei fossili di età comprese tra l’Ypresiano e il Bartoniano.

Per quanto riguarda l’inquadramento sistematico si è seguita l’impostazione diSchweitzer et al. (2018a, 2018b, 2020) e Schweitzer & FeldMann (2019).
Nel testo gli esemplari verranno riportati col loro numero di catalogo e si farà riferimento ai seguenti parametri biometrici: – Carapace: L: larghezza massima (dalla base delle spine laterali); l: lunghezza massima; Lo: ampiezza del margine fronto-orbitale; f: ampiezza della fronte; p: ampiezza del margine posteriore. – Chelipede: lprdx: lunghezza del propodo destro; hprdx: altezza del propodo destro; lprsn: lunghezza del propodo sinistro; hprsn: altezza del propodo sinistro. Le misurazioni sono espresse in mm.
Località di provenienza degli esemplari: aspetti geologici
Cava Lovara di Chiampo (Vicenza) è uno dei siti “classici” della carcinologia del Vicentino occidentale. Situata sul versante destro della media Valle del Chiam-po, ma non più in attività, sino ad alcuni decenni fa grazie all’attività estrattiva esponeva diffusamente interessanti sezioni stratigrafiche di contesto vulcano-tet-tonico collegato con l’apertura nei Lessini orientali e nei Berici occidentali del graben paleogenico dell’Alpone-Chiampo, struttura delimitata ad occidente dalla faglia di Castelvero (BarBieri & zaMpieri, 1992). Nell’Eocene inferiore e medio, durante le ripetute stasi del vulcanesimo che accumulava anche qui abbondanti materiali basaltici e vulcanodetrici, si depositavano calcari riccamente fossiliferi comunemente noti col termine estrattivo commerciale di “Marmi di Chiampo”.
Essi sono suddivisi in un membro inferiore attribuito all’Ypresiano (Eocene inferiore) e in un membro superiore riferito al Luteziano basale (Eocene medio); tra i due è presente un livello di materiale vulcanoarenitico e tufitico di colore che varia dal giallo-verdastro al rossiccio che contiene foraminiferi (abbondanti bentonici e rari planctonici), spugne, brachiopodi, molluschi pelagici (gasteropodi e cefalopodi), crostacei (BeSchin et al., 1991) (fig. 1c). Questo livello mostra talora strutture canalizzate e una maggiore componente macrofaunistica a spugne silicee con un significativo numero di taxa, associata a pteropodi, foraminiferi, nannoplancton calcareo e fragmoconi del cefalopode Spirulirostra (Beccaro et al., 2001; FornaSiero & Vicariotto, 1997). La fauna a crostacei è spesso ben conservata, con individui completi di appendici, parti ventrali e addome; come esempi si ricordino oltre a Lophoranina marestiana König, 1825 presente pure del materiale oggetto di studio, anche Lovarina cristata Beschin, Busulini, De Angeli, Tessier & Ungaro, 1991, Italianira punctulata (Beschin, Busulini, De Angeli & Tessier, 1988), Parhalimede ornata Beschin, De Angeli, Checchi & Zarantonello, 2016 (BeSchin et al., 2016). Per completare gli aspetti geologici dell’area, va ricordato che i livelli dell’intervallo Ypresiano-Luteziano della cava sovrastano i calcari della Scaglia Rossa cretacea, mentre superiormente la serie è chiusa dai Calcari di Monte Merlo, di età probabilmente ancora luteziana. Secondo le interpretazioni paleoambientali più recenti, questi orizzonti vulcanodetritici e vulcanoarenitici a crostacei e altro si sarebbero depositati in un contesto di rampa carbonatica (Beccaro et al., 2001; FriSone et al., 2020; zaMpieri, 2022).
Cava Main di Arzignano (Vicenza) non è più attiva dagli anni ‘80 del secolo scorso ed è stata interessata da interventi di ripristino ambientale che hanno obliterato in parte i livelli inferiori. Era molto importante per l’estrazione dei “Marmi di Chiampo” e gli scavi permettevano di osservare la successione stratigrafica delle rocce del territorio ubicato alla confluenza tra le valli del Chiampo e dell’Agno, nonché i rapporti geometrici tra i calcari nummulitici e le intercalazioni arenacee o detritiche di natura vulcanica (zaMpieri, 2022). In sintesi, la successione stratigrafica era caratterizzata da tre banconi calcarenitici separati da prodotti vulcanoclastici dell’Eocene inferiore e medio (fig. 1b) la cui origine è legata alla presenza nell’area del già citato graben dell’Alpone-Chiampo (BarBieri & zaMpieri, 1992). Le vulcaniti superiori sono risultate molto interessanti dal punto di vista paleontologico per la presenza di una ricca fauna di crostacei segnalata già dai primi anni ‘80 con numerose pubblicazioni; tra tutte segnaliamo BuSulini et al. (1982, 1983, 1984), BeSchin & de angeli (1984) e BeSchin et al. (2002, 2004). Alcuni esemplari provenienti dalla cava hanno un grande fascino estetico e/o notevole importanza scientifica: si ricordino ad esempio l’anomuro Italialbunea lutetiana (BeSchin & de angeli, 1984) e tra i numerosi brachiuri, Periacanthus horridus Bittner, 1875 dal carapace ornato da lunghe protuberanze spinose marginali, Lathahypossia aculeata (BuSulini, teSSier & ViSentin, 1984) che porta aculei lungo i margini anteriori del carapace e sui pereiopodi, Lophoranina maxima Beschin, Busulini, De Angeli & Tessier, 2004 di dimensioni ragguardevoli. Le rocce carbonatiche, che costituiscono i banconi conosciuti coi nomi informali di “Marmi di Chiampo” o anche “Calcari nummulitici”, presentano localmente stratificazione in generale poco evidente mentre il contenuto paleontologico è dato da foraminiferi bentonici e svariati resti di animali e vegetali tipici di ambiente marino poco profondo, di tipo tropicale (Mietto, 1997).
Cava Rossi di Monte di Malo (Vicenza) è ubicata in area pedecollinare nel settore più orientale dei Lessini vicentini e risulta ormai quasi del tutto rinaturalizzata. È stata oggetto in passato di intensa attività estrattiva per il recupero di materiali ad uso edilizio e di sottofondi stradali.
La successione stratigrafica affiorante nell’area è compresa tra il Cretaceo Superio-re e il Miocene ed è rappresentata da rocce di varia natura, calcaree, calcarenitiche e tufacee; quelle cenozoiche si sono depositate in ambiente di piattaforma con momenti di temporanea (e locale) emersione nel corso del tardo Eocene medio (Bartoniano). Dal punto di vista tettonico, il lineamento di maggiore interesse è la faglia di Schio, che, associata a più modesti disturbi, ha contribuito a suddividere l’area in prismi variamente dislocati (BeSchin et al., 1998).
La cava è risultata molto interessante dal punto di vista paleontologico per la presenza di più livelli a granchi (BeSchin et al., 1998, 2007). In particolare nella parte più bassa della successione (fig. 1a), l’alternanza di tufi e tufiti dell’Eocene inferiore (Ypresiano medio e superiore) in due livelli ha restituito, tra gli altri, esemplari ben conservati di Lophoranina marestiana, Lianira beschini Beschin, Busulini, De Angeli, Tessier & Ungaro, 1991, L. isidoroi Beschin, De Angeli & Checchi, 2007 e Neozanthopsis bruckmanni (Meyer, 1862)(BeSchin et al., 2007). Da un terzo livello costituito da calcareniti tufacee grigie e giallastre dell’Eocene medio (Luteziano medio) è stata estratta una ricca fauna in cui spiccano per la buona conservazione Lianira convexa Beschin, Busulini, De Angeli, Tessier & Ungaro, 1991, Palaeograpsus inflatus Bittner, 1875, Magyarcarcinus loczyanus
(Lőrenthey, 1898), Loerenthopluma lata Beschin, Busulini, De Angeli & Tessier,
1996, e soprattutto numerosi esemplari di entrambi i sessi di Harpactoxanthopsis quadrilobata (Desmarest,1822) presentati in BeSchin et al. (1998) a cui si aggiun-gono ora quelli oggetto del presente studio. L’età ypresiano-luteziana dei livelli fossiliferi è stata attribuita su base micropaleontologica da ungaro in BeSchin et al. (1998). Tale datazione è sostanzialmente confermata da Beccaro et al. (2001) che interpretano la successione di cava Rossi come indicativa di ambiente marino bacinale in parte alimentato da sedimenti carbonatici, rappresentati anche da debris-flow.
Parte sistematica
Ordine Decapoda Latreille, 1802 Infraordine Brachyura Linnaeus, 1875
Sezione Raninoida Ahyong, Lai, Sharkey, Colgan & Ng, 2007 Superfamiglia Raninoidea De Haan, 1839
Famiglia Raninidae De Haan, 1839 Genere Lophoranina Fabiani, 1910
Specie tipo: Ranina marestiana König, 1825
Lophoranina marestiana (König, 1825) (t. 1, ff. 1a-d, 2a, b, 3, t. 2, ff. 1a-c)
1817 Ramipes sulcatus (nom. nud.) – deSMareSt, p. 512.
1822 Ranina Aldrovandi – deSMareSt, p. 121, t. 10, ff. 5-7, t. 11, f. 1.
*1825 Ranina Maresiana (sic !) König – könig, p. 2, t. 1, f. 15: Ranina Maretiana
(sic !).
1910 Ranina (Lophoranina) marestiana – FaBiani, p. 89. 1966 Ranina marestiana – ancona, p. 402, figg. 1, 2, tt. 1-3.
1988 Lophoranina marestiana – BeSchin et al., p. 175, fig. 6, t. 5, ff. 2-4, t. 6, ff. 1a-c.
1998 Lophoranina marestiana – BeSchin et al., p. 20, figg. 6.2-3, 8.1.
2006 Lophoranina marestiana – de angeli & garaSSino, p. 34 (cum syn.). 2008 Lophoranina marestiana – BeSchin & de angeli, p. 6, t. 1, ff. 1a-c. 2010 Lophoranina marestiana – BeSchin et al., p. 15, t. 1, ff. 3a, b.
2011 Lophoranina marestiana – BeSchin et al., p. 38, figg. 5a-c, t. 1, ff. 1-4.
2016 Lophoranina marestiana – BeSchin et al., p. 35, fig. 28, t. 5, ff. 3, 4.
2020 Lophoranina marestiana – HyŽný & Zorn, p. 30, t. 11, ff. 3-5 (cum syn.). 2022 Lophoranina marestiana – charBonnier & garaSSino, p. 105, ff. 198, 199.
Materiale e dimensioni. Sette esemplari: 23.587 L: 26,8 Lo: 16,6 lprdx: 12,9
hprdx: 7,1 lprsn: 12,9 hprsn: 7,1; 23.593(♂) L: 30,2 Lo: 17,7 p: 14,4; 23.590 L:
43,9 l: 49,4 Lo: 25,0 p: 20,0; 23.586 (♀) L: 44,9 p: 19,5 lprdx: 23,5 hprdx: 12,1;
23.588; 23.589; 23.592 (frammento di carapace).
Provenienza. Cava Lovara di Chiampo.
Età. Ypresiano/Luteziano (Eocene inferiore/medio).

Figura 1. Lophoranina marestiana (König, 1825), es. 23.586,
a: visione dorsale,
b: visione laterale sinistra,
c: visione laterale destra,
d: visione posteriore (carapace L: 44,9 p: 19,5). Cava Lovara di Chiampo (Vicenza).
Figura 2. Lophoranina marestiana (König, 1825), es. 23.587,
a: visione dorsale,
b: visione frontale (carapace L: 26,8 Lo: 16,6). Cava Lovara di Chiampo (Vicenza).
Figura 3. Lophoranina marestiana (König, 1825), es. 23.590, carapace, visione dorsale (L: 43,9 l: 49,4). Cava Lovara di Chiampo (Vicenza).
Descrizione. Carapace ovale, allargato nella parte anteriore, a forma di scudo, trasversalmente convesso. Il margine fronto-orbitale è molto ampio e nel complesso concavo. La fronte presenta un rostro trilobato mediano; ai suoi lati si sviluppano le orbite con un robusto dente sopraorbitale triangolare, delimitato da due strette fessure, e un dente extraorbitale appuntito. I margini laterali sono leggermente convessi; nel primo breve tratto sono un po’ divergenti e portano due denti ravvicinanti, mentre nella seconda parte, che è molto più lunga, sono debolmente convergenti e bordati. Il margine posteriore è quasi diritto e più stretto dei margini anteriori. Le regioni dorsali non sono definite. La regione fronto-orbitale è abbastanza lunga e ornata da minuti tubercoli, più grossolani nella parte posteriore. Il resto del carapace è ornato da 18/20 creste trasversali dentellate; le prime hanno andamento generale concavo ma sono interrotte e irregolari; agli estremi della prima e della seconda si trovano i citati denti antero-laterali, il secondo dei quali a volte risulta bifido. A livello della regione cardiaca, segnata da solchi branchio-cardiaci longitudinali e paralleli, le creste sono continue e rettilinee; nella parte posteriore del dorso tornano irregolari ed interrotte. Anche le regioni pterigostomiali sono crestate. La placca sternale ha una forma a giglio; trilobata anteriormente, presenta ai lati le ampie concavità semicircolari per l’articolazione dei chelipedi e poi si restringe fortemente a livello dei secondi pereiopodi fino a chiudersi.
La struttura dei pereiopodi è stata accuratamente descritta da BeSchin et al. (1988). Caratteristico il propodo dei chelipedi che è appiattito, ornato da creste trasversali e presenta lungo il margine inferiore sei denti; quello distale, molto sviluppato, corrisponde al dito fisso.
Osservazioni. Gli esemplari di Lophoranina marestiana della collezione carci-nologica oggetto di studio, vanno ad aggiungersi a quelli già descritti per cava Lovara (BeSchin et al., 1988, 2016). La cava ha restituito negli anni numerosi esemplari completi, spesso in condizioni ottime che in genere presentano carapa-ce ruotato verso l’alto e separato dall’addome e dalle parti ventrali del carapace a livello dei margini laterali e posteriore: si tratta della cosiddetta “posizione aperta” che secondo BiShop (1986) sarebbe tipica dei brachiuri fossili che si formano a partire da esuvie, caso considerato piuttosto comune. Assolutamente eccezionale è invece la colorazione rossa di alcuni degli esemplari qui considerati che risulta particolarmente accentuata in 23.586 e 23.587 (t. 1, ff. 1, 2), mentre
è meno evidente in 23.593 (t. 2, f. 1). L’esemplare 23.590 (t. 1, f. 3), costituito solo da un carapace, mostra invece il più usuale colore bianco. Al momento non è possibile stabilire se questa colorazione particolare sia traccia di quella originale dell’animale, considerato che le attuali Ranina ranina (Linnaeus, 1758) dell’Indopacifico hanno esoscheletro rosso, oppure abbia un’origine secondaria tenuto conto che la roccia inglobante in alcuni punti mostra una tonalità rosso cupo. In ogni caso durante i processi di fossilizzazione i pigmenti organici si
conservano molto raramente. Se nell’Eocene del Veneto è nota la presenza dell’ornamentazione originale di alcuni pesci rinvenuti nella Pesciara di Bolca (si veda ad esempio roSSi et al., 2022), per quanto riguarda i crostacei fossili del Cenozoico in Italia, al momento risulta una unica segnalazione relativa ad alcuni esemplari di Portunus monspeliensis (A.Milne Edwards 1860) del Mio-cene della Sardegna che presentano sulla cuticola tracce della pigmentazione (Marangon & de angeli, 2009). Ci si riserva di approfondire in uno studio specificatamente dedicato l’origine della colorazione inusuale delle L. marestiana della collezione “Benetello”.
Distribuzione. La specie è nota per i livelli eocenici di Italia, Spagna, Austria, Germania, Croazia, Africa settentrionale. In Italia oltre ai numerosi ritrovamenti del Veneto occidentale, è stata segnalata in Friuli e in Sicilia (de angeli & ga-raSSino, 2006, HyŽný & Zorn, 2020).
Sezione Eubrachyura De Saint Laurent, 1980 Superfamiglia Aethroidea Dana, 1851 Famiglia Aethridae, Dana 1851
Genere Hepatiscus Bittner, 1875
Specie tipo Hepatiscus neumayri Bittner, 1875
Hepatiscus neumayri Bittner, 1875 (t. 2, f. 2)
*1875 Hepatiscus Neumayri Bittner – Bittner, p. 75, t. 1, f. 8. 1883 Hepatiscus Neumayri – Bittner, p. 312, t. 1, f. 9.
1933 Hepatiscus neumayri – di SalVo, p. 17. 1982 Hepatiscus neumayri – BuSulini et al., p. 81.
1983 Hepatiscus neumayri – BuSulini et al., t. 3, f. 2.
1994 Hepatiscus neumayri – BeSchin et al., p. 169, t. 2, f. 6.
1999 Hepatiscus neumayri – de angeli & BeSchin, p. 14, figg. 2(2-4), t. 1, ff. 5a-b, 6.
2008 Hepatiscus neumayri – BeSchin & de angeli, p. 8, t. 3, ff. 1a-c. 2012 Hepatiscus neumayri – BeSchin et al., p. 40, fig. 34, t. 5, ff. 7, 8. 2016 Hepatiscus neumayri – HyŽný & Zorn, p. 134, t. 8, ff. 5a-b.
2017 Hepatiscus neumayri – BeSchin & de angeli, p. 26, ff. 3.1, 3.2 (cum syn.). 2020 Hepatiscus neumayri – HyŽný & Zorn, p. 32, t. 12, ff. 1-3.
Materiale e dimensioni. Due carapaci: 23.579 L: 22,1 p: »8,3; 23.578 L: 25,6 l: 24,3 Lo: 12,0 f: 7,2 p: 8,5.
Provenienza. Cava Main di Arzignano.
Età. Luteziano (Eocene medio).
Descrizione. Carapace cordiforme poco più largo che lungo, con massima larghezza nel terzo anteriore, piuttosto piatto. Fronte diritta con incisione cen-trale, sporgente oltre le orbite che sono molto piccole; margini antero-laterali fortemente convessi e lisci che si continuano completando un semicerchio con quelli postero-laterali; questi ultimi sono più lunghi dei precedenti, convergenti e, oltre il primo tratto convesso, diventano concavi, per cui le regioni branchiali sono ridotte; margine posteriore rettilineo poco più ampio della fronte. La superficie dorsale non presenta una suddivisione in regioni; si osservano però i solchi branchio-cardiaci e 4 rigonfiamenti: uno mesogastrico, due epibranchiali e uno cardiaco.
Osservazioni. L’esemplare 23.578 mostra il carapace quasi completo anche se i margini sinistri sono danneggiati e le regioni posteriori sono in parte mancanti della cuticola. 23.579 è privo della regione frontale.
Distribuzione. La specie, descritta originariamente per i tufi di San Giovanni Ila-rione (Bittner, 1875), è stata rinvenuta in varie località del Luteziano del Veneto (BeSchin & de angeli , 2017) e anche nell’Eocene della Sicilia (di SalVo, 1933). La sua presenza in cava Main di Arzignano era già stata segnalata (BuSulini et al., 1982, 1983, BeSchin & de angeli, 2008).
Superfamiglia Carpilioidea Ortmann, 1893 Famiglia Zanthopsidae Vía, 1959
Genere Harpactoxanthopsis Vía, 1959
Specie tipo: Cancer quadrilobatus Desmarest, 1822
Harpactoxanthopsis quadrilobata (Desmarest, 1822) (t. 2, f. 4, t. 3, ff. 1a, b, 2a-c, 3, 4)
1817 Cancer quadrilobatus – deSMareSt, p. 499 (nom. nud.).
*1822 Cancer quadrilobatus Desmarest – deSMareSt, p. 93, t. 8, ff 1, 2.
1875 Harpactocarcinus quadrilobatus – Bittner, p. 89, t. 2, ff. 4, 5, t. 3, ff. 1, 2. 1959 Harpactoxanthopsis quadrilobata – Vía, p. 54.
1969 Harpactoxanthopsis quadrilobata – Vía, p. 276, t. 30, ff. 1, 2, t. 31, ff. 1, 2,
t. 32, f. 3.
1982 Harpactoxanthopsis quadrilobata – BuSulini et al., p. 80.
1994 Harpactoxanthopsis quadrilobata – BeSchin et al., p. 186, t. 8, ff. 1a, b. 1998 Harpactoxanthopsis quadrilobata – BeSchin et al., p. 24, figg. 9.5a-b, 12.1-2, 13a-b, 15.1.
2006 Harpactoxanthopsis quadrilobata – de angeli & garaSSino, p. 77 (cum syn.). 2009 Harpactoxanthopsis quadrilobata – BeSchin et al., p. 79, t. 4, f. 4.
2010 Harpactoxanthopsis quadrilobata – BeSchin et al., p. 22, t. 2, ff. 3, 4a, b. 2015 Harpactoxanthopsis quadrilobatus – de angeli & Bellin, p. 26, fig. 2 (1a-d, 2a-b).
2020 Harpactoxanthopsis quadrilobata – HyŽný & Zorn, p. 36, t. 18, ff. 5-10. 2022 Harpactoxanthopsis quadrilobata – charBonnier & garaSSino, p. 160, ff. 401-436.
Materiale e dimensioni. 12 esemplari: 23.583 L: 66,7 l: 52,1 Lo: 31,8 f: 17,4 p:
20,8 lprdx: 34,5 hprdx: 18,9 lprsn: 31,3 hprsn: 15,6; 23.584 L: 70,0 l: 56,9 Lo:
34,5 f: 18,4 p: 26,0 lprdx: 40,0 hprdx: 23,0; 23.582 (♂) L: 95,1 l: 74,8 Lo: 43,0 f:
24,5 p: 38,3 lprdx: 66,2 hprdx: 37,0 lprsn: 53,4 hprsn: 26,7; 23.581 (♂) L: 99,4
lprdx: 63,9 lprsn: 50,6 hprsn: 24,2; 23.561 (♀) L: 100; 23.567 (♂); L: 100; 23.562;
23.563; 23.564; 23.566; 23.568; 23.569.
Provenienza. Cava Rossi di Monte di Malo.
Età. Luteziano (Eocene medio).
Descrizione. Carapace ovale, allargato, convesso. La fronte porta quattro tozzi denti triangolari, inclusi i denti intraorbitali. Le orbite sono abbastanza grandi, circolari, bordate, con margine intero. I margini antero-laterali sono convessi e presentano tre o quattro denti: il primo e, quando i denti sono quattro, anche il secondo sono poco sviluppati, i restanti due sono più grandi e appuntiti, con l’ultimo localizzato sull’angolo laterale; i margini postero-laterali sono appena convessi e convergenti; il margine posteriore è diritto. Le regioni dorsali non sono definite e si osservano solo i solchi branchio-cardiaci. La superficie dorsale è liscia ma con diffuse punteggiature.

Figura 1. Lophoranina marestiana (König, 1825), es. 23.593,
a: visione dorsale,
b: visione laterale sinistra,
c: visione posteriore (carapace L: 30,2 Lo: 17,7 p: 14,4). Cava Lovara di Chiampo (Vicenza)
Figura 2. Hepatiscus neumayri Bittner, 1875, es. 23.578, carapace, visione dorsale (L: 25,6 l: 24,3). Cava Main di Arzignano (Vicenza).
Figura 3. Eriphia cocchii Ristori, 1886, es. 23.585, visione frontale (carapace f: 2,8). Località di rinvenimento sconosciuta.
Figura 4. Harpactoxanthopsis quadrilobata (Desmarest, 1822), es. 23.584, visione dorsale (carapace L: 70,0 l: 56,9). Cava Rossi di
Monte di Malo (Vicenza).
Nei maschi l’addome presenta somiti 3-5 fusi anche se con le suture visibili, somite 6 quadrato, telson triangolare un po’ più corto del somite 6 (esemplare 23.567). Nella femmina i somiti non sono fusi e due depressioni mediali parallele danno al pleon un aspetto trilobato; il somite 6 ed il telson sono particolarmente sviluppati (esemplare 23.561).
I chelipedi sono robusti con chela destra più sviluppata della sinistra, carattere particolarmente accentuato nei maschi. La superficie del propodo è liscia ma è presente una fila di tubercoli lungo il margine superiore della mano. Diti fissi e mobili neri. Gli altri pereiopodi sono allungati.
Osservazioni. Lo studio dei numerosi esemplari riferiti a questa specie presenti in alcune collezioni museali del Vicentino (Museo Zannato di Montecchio Mag-giore, Museo di Priabona, Museo della Basilica di Monte Berico) e rinvenuti in ottimo stato di conservazione in Cava Rossi di Monte di Malo ha già consentito in passato di completare la descrizione della specie (BeSchin et al., 1998). Ulteriori considerazioni si possono trarre ora dall’analisi degli individui della collezione “Benetello” in particolare relativamente al numero e alla distribuzione dei denti sui margini antero-laterali. Già Vía (1969) aveva osservato che in alcuni individui giovani detti denti sono quattro mentre negli altri solo tre come descritto da de-SMareSt (1822) e come in genere riportato per gli esemplari del Veneto (BeSchin et al., 1994, 1998). Il materiale in studio consente di confermare le osservazioni del Vía; infatti 23.584 (t. 2, f. 4), con carapace relativamente piccolo, presenta 4 denti, due piccoli e due spinosi, mentre 23.581 (t. 3, f. 1a), il più grande della serie, oltre ai due denti più sviluppati ne presenta solo uno che è poco più che un tubercolo (su questo esemplare, dalla cuticola un po’ abrasa si possono osservare anche la struttura profonda del carapace e le impronte dei muscoli epimerali). Particolare invece la situazione dei denti marginali di 23.582 (t. 3, ff. 2a,c). Questo esemplare è conservato in modo eccezionale presentando oltre a carapace, parti ventrali e addome anche i peduncoli oculari e i cinque pereiopodi sinistri e tre dei destri con tutti i segmenti (t. 3, f. 2b). Sui suoi margini antero-laterali sono visibili tre denti spinosi appuntiti tutti ben sviluppati: a destra si trovano piuttosto vicini nel tratto finale del margine, mentre a sinistra sono più distanziati. Una distribuzione anomala di denti in H. quadrilobata era già stata segnalata da de angeli & Bellin (2015) che hanno descritto un esemplare dell’Eocene medio di cava Boschetto di Nogarole Vicentino (Vicenza) con solo tre denti frontali. La specie quindi presentava una variabilità nel numero, caratteristiche e distribuzione dei denti marginali che non è riportata per altri brachiuri fossili.
Anche se in condizioni di conservazione parziali, gli esemplari 23.561 e 23.567 mostrano con eccezionale dettaglio l’addome rispettivamente femminile e maschile, che permettono di osservare in un caso lo sviluppo importante del somite 6 (t. 3, f. 4), e nell’altro la fusione dei somiti 3-5 ed il somite 6 grande e quadrato (t. 3, f. 3).
Distribuzione. La specie, diffusa in livelli eocenici di varie località in Europa, è stata riconosciuta per la prima volta in Francia (deSMareSt, 1822) e in seguito in Spagna, Austria, Germania, Italia (Veneto), Croazia, Albania e Ungheria (de angeli & garaSSino, 2006).
Superfamiglia Eriphioidea MacLeay, 1838 Famiglia Eriphiidae MacLeay, 1838 Genere Eriphia Latreille, 1817
Specie tipo: Cancer spinifrons Herbst, 1785 (= Cancer verrucosus Forskål, 1775)
Eriphia cocchii Ristori, 1886 (t. 2, f. 3)
*1886 Eriphia cocchii Ristori – riStori, p. 105, t. 2, ff. 3, 4, 13, 14, t. 3, ff. 1, 2. 2006 Eriphia cocchii – de angeli & garaSSino, p. 67 (cum syn.).
2022 Eriphia cocchi – paSini et al., p. 156, ff. 6 c, d (cum syn.). Materiale. Due esemplari: 23.570(♀) l: 5,2; 23.585 f: 2,8.
Provenienza. Sconosciuta.
Età. Sconociuta.

Figura 1. Harpactoxanthopsis quadrilobata (Desmarest, 1822), es. 23.581,
a: visione dorsale,
b: visione ventrale (carapace L: 99,4). Cava Rossi di Monte di Malo (Vicenza).
Figura 2. Harpactoxanthopsis quadrilobata (Desmarest, 1822), es. 23.582,
a: visione dorsale,
b: visione ventrale,
c: visione frontale (carapace L: 95,1 l: 74,8). Cava Rossi di Monte di Malo (Vicenza).
Figura 3. Harpactoxanthopsis quadrilobata (Desmarest, 1822), es. 23.567, visione ventrale (carapace L: 110). Cava Rossi di Monte di Malo (Vicenza).
Figura 4. Harpactoxanthopsis quadrilobata (Desmarest, 1822), es. 23.561, visione ventrale (carapace L: 100). Cava Rossi di Monte di Malo (Vicenza).
Descrizione. Carapace ovale più largo che lungo. Fronte abbastanza ampia con margine diritto e spinoso; orbite ovali grandi, con margine superiore continuo. Margini antero-laterali convessi, acuti e ornati da 6 spine (compresa quella extra-orbitale); margini postero-laterali convergenti poco convessi, margine posteriore ampio. Le regioni dorsali sono poco definite: si possono distinguere il lobo anteriore mesogastrico, i rami laterali del solco cervicale con ampia convessità anteriore. Numerosi tubercoli sono distribuiti sulle porzioni anteriori e antero-laterali del dorso: in particolare sui lobi epibranchiali dove sono disposti più o meno in file trasversali, sulle regioni epatiche e su parte dei lobi epibranchiali. I chelipedi sono robusti. Sia sul carpo sia sul propodo sono presenti abbondanti tubercoli ben distanziati, più sviluppati sulla parte superiore. Dattilo robusto ed arcuato.
Osservazioni. Gli esemplari considerati mostrano carapace variamente danneggiato con superficie a tratti mancante anche se conservano parte di entrambi i chelipedi. 23.570 porta anche due segmenti disarticolati dell’addome per cui è possibile stabilire che si trattava di un individuo di sesso femminile. 23.585 mostra la caratteristica ornamentazione dei margini anteriori del dorso e le chele quasi complete che evidenziano una modesta eterochelia. Nonostante la loro frammentarietà, i due reperti in esame possiedono sufficienti caratteri per essere attribuiti con certezza a Eriphia cocchii, specie che riStori (1886), pur senza dichiararlo espressamente nel testo, evidentemente dedicò al paleontologo toscano suo contemporaneo Igino Cocchi.
Distribuzione. La specie è nota per il Pliocene della Toscana (riStori, 1886), regione dalla quale si presume provenga il materiale esaminato.
Ringraziamenti
Gli autori ringraziano la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza che ha autorizzato lo studio permettendo anche di fotografare gli esemplari conservati presso il Museo Paleontologico di Ron-cà. Un sentito grazie al prof. Luca Giusberti dell’Università degli Studi di Padova e ad un referee anonimo per l’attenta lettura del manoscritto e gli utili suggerimenti. Si ringrazia il signor Giancarlo Tessari per la gentile collaborazione.
Bibliografia
- Ancona, L. (1966). Esemplari di Ranina (Decapodi Brachiuri) eccezionalmente ben conservati nell’Eocene medio della Valle del Chiampo (Vicenza). Memorie del Museo Civico di Storia Naturale di Verona, 14, 401–408.
- Barbieri, G., & Zampieri, D. (1992). Deformazioni sinsedimentarie eoceniche con stile a domino nel semigraben Alpone-Agno e relativo campo di paleostress (Monti Lessini orientali – Prealpi Venete). Atti Ticinensi di Scienze della Terra, 35, 25–31.
- Beccaro, L., Fornaciari, E., Mietto, P., & Preto, N. (2001). Analisi di facies e ricostruzione paleoambientale dei “Calcari nummulitici” (Eocene, Monti Lessini orientali). Studi Trentini di Scienze Naturali, Acta Geologica, 76 (1999), 3–16.
- Beschin, C., Busulini, A., De Angeli, A., & Tessier, G. (1988). Raninidae del Terziario berico-lessineo (Italia settentrionale). Lavori della Società Veneziana di Scienze Naturali, 13, 155–215.
- Beschin, C., Busulini, A., De Angeli, A., Tessier, G., & Ungaro, S. (1991). Due nuovi generi di Raninidae dell’Eocene del Veneto (Italia). Lavori della Società Veneziana di Scienze Naturali, 16, 187–212.
- Beschin, C., Busulini, A., De Angeli, A., & Tessier, G. (1994). I Crostacei eocenici della cava “Boschetto” di Nogarole Vicentino (Vicenza – Italia Settentrionale). Lavori della Società Veneziana di Scienze Naturali, 19, 159–215.
- Beschin, C., Busulini, A., De Angeli, A., Tessier, G., & Ungaro, S. (1998). Crostacei eocenici di “Cava Rossi” presso Monte di Malo (Vicenza – Italia settentrionale). Studi Trentini di Scienze Naturali, Acta Geologica, 73 (1996), 7–34.
- Beschin, C., Busulini, A., De Angeli, A., & Tessier, G. (2002). Aggiornamento ai crostacei eocenici di cava “Main” di Arzignano (Vicenza – Italia settentrionale) (Crustacea, Decapoda). Studi e Ricerche – Assoc. Amici Mus. – Mus. Civ. “G. Zannato”, 2002, 7–28.
- Beschin, C., Busulini, A., De Angeli, A., & Tessier, G. (2004). The Eocene decapod crustacean fauna of the “Main” quarry in Arzignano (Vicenza – NE Italy) with the description of a new species of Raninidae. Lavori della Società Veneziana di Scienze Naturali, 29, 109–117.
- Beschin, C., Busulini, A., & Tessier, G. (2010). Crostacei decapodi dell’Eocene medio (Bartoniano) di Soave (Verona – Italia nordorientale). Studi e Ricerche – Assoc. Amici Mus. – Mus. Civ. “G. Zannato”, 17, 11–28.
- Beschin, C., & De Angeli, A. (1984). Nuove forme fossili di Anomura Hippidea: Albunea cuisiana sp. n. e Albunea lutetiana sp. n. Lavori della Società Veneziana di Scienze Naturali, 9(1), 93–105.
- Beschin, C., & De Angeli, A. (2008). Eccezionale conservazione di alcuni crostacei dell’Eocene berico-lessineo (Italia settentrionale). Studi e Ricerche – Assoc. Amici Mus. – Mus. Civ. “G. Zannato”, 15, 5–14.
- Beschin, C., & De Angeli, A. (2017). Gli Aethridae (Crustacea, Decapoda, Brachyura) nel Terziario del Veneto (Italia nordorientale) con descrizione di una nuova specie. Studi e Ricerche – Assoc. Amici Mus. – Mus. Civ. “G. Zannato”, 24, 23–30.
- Beschin, C., De Angeli, A., & Checchi, A. (2007). Crostacei dell’Eocene inferiore di Cava “Rossi” di Monte di Malo (Vicenza – Italia settentrionale). Studi e Ricerche – Assoc. Amici Mus. – Mus. Civ. “G. Zannato”, 14, 11–24.
- Beschin, C., De Angeli, A., Checchi, A., & Zarantonello, G. (2012). Crostacei del giacimento eocenico di Grola presso Spagnago di Cornedo Vicentino (Vicenza, Italia settentrionale) (Decapoda, Stomatopoda, Isopoda). Museo di Archeologia e Scienze Naturali “G. Zannato”, 99 pp.
- Beschin, C., De Angeli, A., Checchi, A., & Zarantonello, G. (2016). Crostacei decapodi del “Tufo a Lophoranina” (Luteziano inferiore) della Valle del Chiampo (Vicenza – Italia nordorientale). Museo di Archeologia e Scienze Naturali “G. Zannato”, 92 pp.
- Beschin, C., De Angeli, A., & Zorzin, R. (2009). Crostacei fossili del Veneto: una inedita fauna eocenica dei Lessini orientali (Monte Serea di San Giovanni Ilarione, Verona), con descrizione di tre nuove specie. Bollettino del Museo Civico di Storia Naturale di Verona – Geologia Paleontologia Preistoria, 33, 59–83.
- Beschin, C., De Angeli, A., & Zorzin, R. (2011). Il genere Lophoranina Fabiani, 1910 (Crustacea, Decapoda, Brachyura, Raninidae) nel Terziario dei Lessini veronesi (Italia settentrionale). Bollettino del Museo Civico di Storia Naturale di Verona – Geologia Paleontologia Preistoria, 35, 33–56.
- Bishop, G. A. (1986). Taphonomy of the North American Decapods. Journal of Crustacean Biology, 6(3), 326–355.
- Bittner, A. (1875). Die Brachyuren des Vicentinischen Tertiärgebirges. Denkschriften der Kaiserlichen Akademie der Wissenschaften, Wien, 34, 63–106.
- Bittner, A. (1883). Neue Beiträge zur Kenntniss der Brachyuren-Fauna des Alttertiärs von Vicenza und Verona. Denkschriften der Kaiserlichen Akademie der Wissenschaften, Wien, 46, 299–316.
- Busulini, A., Tessier, G., & Visentin, M. (1982). Brachyura della Cava Main (Arzignano) – Lessini orientali (Vicenza) (Crustacea, Decapoda). Lavori della Società Veneziana di Scienze Naturali, 7, 75–84.
- Busulini, A., Tessier, G., & Visentin, M. (1984). Titanocarcinus aculeatus nuova specie di Brachiuro dell’Eocene del Veneto. Lavori della Società Veneziana di Scienze Naturali, 9(1), 107–117.
- Busulini, A., Tessier, G., Visentin, M., Beschin, C., De Angeli, A., & Rossi, A. (1983). Nuovo contributo alla conoscenza dei Brachiuri eocenici di Cava Main (Arzignano) – Lessini orientali (Vicenza) (Crustacea, Decapoda). Lavori della Società Veneziana di Scienze Naturali, 8, 55–73.
- Charbonnier, S., & Garassino, A. (2022). Fossil Decapod Crustacea in the historical collections. Muséum national d’Histoire naturelle, Paris. Mémoires du Muséum national d’Histoire naturelle, 216, 292 pp.
- De Angeli, A., & Bellin, B. (2015). Anomalia in Harpactoxanthopsis quadrilobatus (Desmarest, 1822) (Crustacea, Brachyura) dell’Eocene della valle del Chiampo (Vicenza, Italia settentrionale). Studi e Ricerche – Assoc. Amici Mus. – Mus. Civ. “G. Zannato”, 22, 25–29.
- De Angeli, A., & Beschin, C. (1999). I crostacei Matutinae (Brachyura, Calappidae) dell’Eocene del Veneto (Italia settentrionale). Studi e Ricerche – Assoc. Amici Mus. – Mus. Civ. “G. Zannato”, 1999, 11–22.
- De Angeli, A., & Garassino, A. (2006). Catalog and bibliography of the fossil Stomatopoda and Decapoda from Italy. Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, 35(1), 95 pp.
- Desmarest, A.-G. (1817). Crustacés fossiles. In Nouveau Dictionnaire d’Histoire Naturelle, appliquée aux Arts, à l’Agriculture, à l’économie rurale et domestique, à la Médecine, etc. (Vol. 8, pp. 495–516). Deterville.
- Desmarest, A.-G. (1822). Histoire naturelle des Crustacés fossiles. Les crustacés proprement dits. F. G. Levrault, 67–154.
- Di Salvo, G. (1933). I Crostacei del Terziario inferiore della provincia di Palermo. Giornale di Scienze Naturali ed Economiche di Palermo, 37, 44 pp.
- Fabiani, R. (1910). Sulle specie di Ranina finora note ed in particolare sulla Ranina Aldrovandii. Atti dell’Accademia Scientifica Veneto-Trentino-Istriana, 3, 85–102.
- Fornasiero, M. G., & Vicariotto, M. (1997). A new species of Spirulirostra (Cephalopoda Coleoidea) from the Venetian Middle Eocene (Italy). Memorie di Scienze Geologiche, 49, 65–72.
- Frisone, V., Preto, N., Pisera, A., Agnini, C., Giusberti, L., Papazzoni, C. A., De Angeli, A., Beschin, C., Mietto, P., Quaggiotto, E., Monaco, P., Dominici, S., Kiessling, W., Luciani, V., Roux, M., & Bosellini, F. R. (2020). A first glimpse on the taphonomy and sedimentary environment of the Eocene siliceous sponges from Chiampo, Lessini Mts, NE Italy. Bollettino della Società Paleontologica Italiana, 84(3), 299–313.
- Hyžný, M., & Zorn, I. (2016). A Catalogue of the type and figured fossil decapod crustaceans in the collections of the Geological Survey of Austria in Vienna. Jahrbuch der Geologischen Bundesanstalt, 156(1–4), 127–177.
- Hyžný, M., & Zorn, I. (2020). A Catalogue of the Fossil Decapod Crustaceans in the Collections of the Geological Survey of Austria in Vienna. Abhandlungen der Geologischen Bundesanstalt, 74, 111 pp.
- König, C. (1825). Icones Fossilium Sectiles. Sowerby, 4 pp.
- Marangon, S., & De Angeli, A. (2009). Exceptionally preserved specimens of Portunus monspeliensis (A. Milne Edwards, 1860) (Brachyura, Portunidae) from the Miocene of Sardinia (Italy). Atti della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale in Milano, 150(1), 3–12.
- Mietto, P. (1997). Il Paleogene. In Solo a Vicenza, gli endemismi della Provincia (pp. 57–59). Blended ed.
- Pasini, G., Garassino, A., Bizzarri, R., Baldanza, A., & Famiani, F. (2002). The decapod fauna from Belvedere di Selvamaggio (Tuscany, Italy): sedimentological context and palaeoenvironmental influences. Neues Jahrbuch für Geologie und Paläontologie – Abhandlungen, 303(2), 143–168.
- Ristori, G. (1886). I crostacei brachiuri e anomuri del Pliocene italiano. Bollettino della Società Geologica Italiana, 5, 93–129.
- Rossi, V., Unitt, R., McNamara, M., Zorzin, R., & Carnevale, G. (2022). Skin patterning and internal anatomy in a fossil moonfish from the Eocene Bolca Lagerstätte illuminate the ecology of ancient reef fish communities. Palaeontology, e12600. https://doi.org/10.1111/pala.12600
- Schweitzer, C. E., & Feldmann, R. M. (2019). Treatise Online, No. 123, Part R, Revised, Volume 1, Chapter 8T5: Systematic Descriptions: Superfamily Aethroidea. Paleontological Institute, The University of Kansas, 7 pp.
- Schweitzer, C. E., Feldmann, R. M., & Karasawa, H. (2018a). Treatise Online, No. 112, Part R, Revised, Volume 1, Chapter 8T2: Systematic Descriptions: Superfamily Carpilioidea. Paleontological Institute, The University of Kansas, 22 pp.
- Schweitzer, C. E., Feldmann, R. M., & Karasawa, H. (2020). Treatise Online, No. 132, Part R, Revised, Volume 1, Chapter 8T10: Systematic Descriptions: Superfamily Eriphioidea. Paleontological Institute, The University of Kansas, 8 pp.
- Schweitzer, C. E., Feldmann, R. M., Karasawa, H., & Luque, J. (2018b). Treatise Online, No. 113, Part R, Revised, Volume 1, Chapter 8S: Systematic Descriptions: Section Raninoida. Paleontological Institute, The University of Kansas, 42 pp.
- Vía, L. (1959). Decápodos fósiles del Eoceno español. Boletín del Instituto Geológico y Minero de España, 70, 331–402.
- Vía, L. (1969). Crustáceos Decápodos del Eoceno español. Pirineos, 91–94, 479 pp.
- Zampieri, D. (2022). Modello strutturale della deformazione estensionales paleogenica nella ex-cava Main (Arzignano, Vicenza). Studi e Ricerche – Assoc. Amici Mus. – Mus. Civ. “G. Zannato”, 29, 19–24.
