Val Salatis: biodiversità e valore della sua flora

Attività SVSNBotanica e MicologiaVal Salatis: biodiversità e valore della sua flora

Riassunto

Con questo lavoro vengono presentati i risultati della ricerca floristica in tutti gli ambienti della Val Salatis: boschi di faggio e di larice, mughete, ghiaioni, affioramenti rocciosi, suoli sassosi, strade e zone erbose. Sono state censite n°486 specie, tra le quali numerose di elevato valore naturalistico, come gli endemismi e le specie di Lista Rossa. In base ai dati floristici ottenuti si è anche cercato di stimare il grado di qualità ambientale. Questi risultati, uniti all’analisi geologica e climatica dell’area, forniscono dati a sostegno di un eventuale futuro progetto di salvaguardia, in quanto la Val Salatis si è dimostrata un’area di notevole pregio naturalistico.

Abstract

Val Salatis (NE Italy): flora, biodiversity, and environmental quality.

This paper presents the results of floristic research in all environments of the Salatis Valley: beech and larch forests, forest of dwarf mountain pine, screes, rocky outcrops, stony soils, roads and grassy areas. N: 486 species were surveyed, including many of high naturalistic value, such as endemics and Red List species. The degree of environmental quality was estimated based on the floristic data obtained. These results, combined with the geological and climatic analysis of the area, provide data to support a possible future preservation project, as the Salatis Valley has been shown to be an area of high naturalistic value.

Introduzione

Dopo aver conosciuto la Val Salatis ed essere stati colpiti dalla bellezza e particolarità della sua geomorfologia e dei suoi ambienti, gli autori hanno voluto approfondire lo studio di alcuni suoi aspetti, in particolare della sua biodiversità floristica. “La biodiversità descrive collettivamente i miliardi di organismi viventi che abitano la terra e le interazioni tra di loro. Tali organismi rappresentano un elemento essenziale della nostra vita, ma sono sotto continua minaccia. Le principali pressioni sulla biodiversità sono i cambiamenti d’uso del suolo (ad esempio la deforestazione, la monocoltura intensiva, l’urbanizzazione), lo sfruttamento diretto come la caccia e la pesca eccessive, i cambiamenti climatici, l’inquinamento e le specie esotiche invasive. La conservazione della biodiversità è fondamentale non solo per il suo valore intrinseco, ma anche perché assicura ad es. aria pulita, acqua dolce, suolo di buona qualità e impollinazione alle colture. Ci aiuta a combattere i cambiamenti climatici e ad adattarci ad essi, oltre a contribuire a ridurre l’impatto dei pericoli naturali. Il suo declino ha quindi conseguenze fondamentali per la società, l’economia e la salute umana (European Environment Agency, www.eea.europa.eu>help>domande-frequenti). Su questa base, unita al fascino che il luogo possiede e che invita alla frequentazione, è nata l’idea del presente lavoro, i cui scopi principali sono:

  • Produrre la prima “Flora” della Val Salatis, unita al suo inquadramento geomorfologico e climatico.
  • Proporre una stima della “naturalità” dell’area considerata: qual è stato l’impatto di secoli di utilizzo da parte dell’uomo?
  • Fornire dati circa il grado di tutela della biodiversità (Liste Rosse).
  • Fornire dati per eventuali progetti di salvaguardia (per es. l’istituzione di una zona protetta).
  • Produrre sia dati qualitativi (e quindi la check list floristica nella tabella n° 3) che dati quantitativi (nella tabella n° 6).

Per quanto riguarda pubblicazioni precedenti riguardanti la flora della Val Salatis, non ne sono state trovate, forse perché probabilmente non ne esistono. Risultano comunque interessanti: traMe, 1932 (per notizie sull’utilizzo delle mughete, sugli itinerari per escursioni e per foto d’epoca di Casera Astor e di Stalla Campitello) e ceSco-Frare & Fogliata, 2014 (per notizie sulla pastorizia e sullo sfruttamento dei pascoli). Il presente articolo è il primo di una serie che prenderà in esame altri ambiti della biodiversità: tutti fanno parte di un progetto nato nel 2021, che negli anni si è sviluppato, e che si conta di pubblicare, un po’ alla volta nei prossimi anni, in questa rivista.

Area di studio

L’area di studio si trova in comune di Chies d’Alpago (Belluno), Veneto Nordorientale, in prossimità del Friuli Venezia Giulia. Il confine tra le due regioni, in questa zona, corre lungo la linea di spartiacque, sulle cime dei monti che delimitano la Val Salatis a N-NE: M. Paster, M. I Muri, M. Pianina e M. Sestier. A S i suoi versanti corrispondono alle pendici di Costa Dagna e del M. Guslon. I nomi dei toponimi utilizzati corrispondono a quelli presenti nella Carta Tabacco 1:25000, Foglio 012. Nella figura n. 1 è segnata la posizione della Val Salatis in Veneto ed è delimitata l’area di studio con una linea gialla.

Fig. 1. Posizione della Val Salatis in Veneto e delimitazione dell’area di studio

Inquadramento geologico e pedologico della Val Salatis e della Val Sperlonga

(a cura di Nicola Fullin)

L’area oggetto di studio è la Val Salatis e verrà inquadrata insieme alla Val Sperlonga per dare una visione d’insieme, considerando quindi da un punto di vista topografico il bacino idrografico a monte di un impluvio che scorre a lato della cava Marera, naturale continuazione della Val Salatis. La Val Salatis e la Val Sperlonga verranno da qui in poi identificate dagli acronimi VSa e VSp. Queste si collocano da un punto di vista geografico nel gruppo del Monte Ca-vallo-Col Nudo, rientranti nelle così identificate Prealpi Bellunesi. Questa parte dell’orogeno, considerando il bacino idrografico presentato in figura n° 2, è caratterizzata da un’altitudine media di 1728 m s.l.m. e come punti più rilevati le vette dei monti che contornano le valli a Nord (N), Est (E) e Sud (S); in particolare nella catena dei Muri si evidenziano il Monte Pastour 2080 m s.l.m., il Monte Sestier 2084 m, a Sud-Est nel gruppo del Cavallo la Cima Val Piccola 2133 m, Cima Lastè 2247 m (punto più elevato dell’area considerata), il Monte Cornor 2170 m, il Monte Castelat 2208 m ed il Monte Guslon 2195 m. L’andamento dei solchi vallivi rasenta dapprima un andamento O-E in VSa per poi passare in VSp ad un allineamento NW-SE. Al solco vallivo principale scendendo da monte verso valle si raccordano in ordine la Val Bona fino a Casera Pian de le Stele e il solco vallivo “la Casereta Vecia” fino alla Stalla Campitello, entrambi con andamento medio N-S. Da un punto di vista geologico l’area di interesse appartiene al dominio paleogeografico delle “Alpi Me-ridionali”, ovvero quella parte della catena alpina delimitata a Nord dalla Linea Insubrica e a sud dall’Avampaese Padano (SchMid et al., 2004). Questa porzio-ne dell’orogeno presenta una vergenza sud, conseguente alla tettonica medio terziaria che ha portato al sollevamento della Catena Alpina e contiene le suc-cessioni sedimentarie post-Varisiche fino al Pliocene (caStellarin & cantelli, 2000).

Il settore oggetto di questo studio si trova nella zona di cerniera del Piave, dove si passa dalla regione Bellunese con strutture orientate grossomodo WNW-ENE, a quella Carnica con assi orientati E-O (MantoVani et al., 1976). Il substrato qui largamente affiorante è riconducibile alla Formazione del Monte Cavallo, presentandosi come una associazione di calcareniti bioclastiche ben cementate (grainstone, talora rudstone) di colore bianco nocciola, stratificata in grossi banchi da 1 a 2 metri con superfici fra un banco e l’altro spesso ondulate; il contenuto fossilifero è costituito prevalentemente da frammenti di Rudiste, Foramininiferi bentonici ed Echinidi (cancian et al.; 1985; de nardi, 1978; FeraSin, 1958; gnaccolini & MattaVelli, 1969; MantoVani et al. 1976). Questa formazione è temporalmente riconducibile tra l’Albiano e il Cenomaniano (cancian et al., 1985), dove si assiste ad una riorganizzazione delle facies della Piattaforma Friulana probabilmente a causa di una trasgressione (haQ et al., 1987); questa causa un grande arricchimento nelle comunità bentoniche e il cambiamento della produzione carbonatica che diventa prevalentemente a granulometria grossolana con accumuli di materiale bioclastico dovuto a pro-cessi di smantellamento delle nuove associazioni faunistiche (Sartorio, 1987). Il nuovo margine si presenta come una associazione di shoals sparsi, che colo-nizzano la Piattaforma Friulana anche nei settori che precedentemente erano di piattaforma interna, senza formare una barriera fisicamente continua; la conseguenza di questo cambiamento la si ha anche nei depositi di scarpata, dove tramite processi di grain flow si ha la sedimentazione di sabbie carbona-tiche, che fanno progradare la piattaforma nell’antistante bacino (cancian et al., 1985; ghetti, 1987). Le formazioni del Cretaceo inferiore, Fm. di Soccher e Fm. del Vajont (BoSellini et al., 1981) affiorano solamente a nord dell’area di studio, oltre le creste delle vette della catena dei Muri. Da un punto di vista strutturale questa area presenta una rilevante importanza, segnando il confine tra un’area a raccorciamento tettonico maggiore (ad est) ad una meno defor-mata (ad ovest) (caputo et al., 2010; caStellarin & cantelli, 2000; Castellarin et al., 1998; MantoVani et al., 1976) . Inoltre, da ultime investigazioni nell’ambito del Foglio Longarone questa linea sembra anche segnare il confine con l’ultima porzione interessata in maniera importante dalla fase orogenetica eocenica detta Dinarica (gianolla et al., 2022). Proprio lungo la VSa corre con un andamento O-E un sovrascorrimento sudvergente denominato Linea della Val Salatis (de nardi, 1978; MantoVani et al. 1976). Questa faglia viene con-siderata una vicariante della Linea di Belluno, un sovrascorrimento presente più ad ovest, si raccorda poi alla Linea Barcis Staro Selo passando nei pressi del Monte Caulana e scendendo lungo la Val Caltea, dove le unità triassiche son messe a contatto con rocce Cretaciche. Proprio questo sovrascorrimento causa la grande differenza tra le giaciture presenti nel tetto del sovrascorrimen-to e le unità a letto. Nel tetto del sovrascorrimento l’immersione degli strati si presenta mediamente rivolta a SW con una inclinazione maggiore di 70°, men-tre nel letto della struttura è stato possibile identificare nella parte più occiden-tale della VSa (NE di Cima Pal) una struttura a sinclinale chiusa con una dire-zione dell’asse dapprima interpretabile come NE e poi di difficile attribuzione nella sua prosecuzione orientale a causa delle coperture della falda detritica. Si può comunque ipotizzare che il fianco settentrionale presenti una inclinazione maggiore del meridionale come si osserva nella Brachisinclinale dell’Alpago (de nardi, 1978). L’immersione degli strati nel fianco meridionale della sincli-nale lungo i versanti esposti a nord del VSa e VSp è mediamente disposta NW con una inclinazione compresa tra 20° e 30°. Da un punto di vista geomorfo-logico, molto diffuse lungo tutta l’area sono le conoidi di detrito. Risulta parti-colarmente estesa la conoide al di sotto della Catena dei Muri, dal Monte Pastour al Monte Sestier, anche per la differente configurazione strutturale che favorisce i fenomeni gravitativi (strati a franapoggio). Sono inoltre presenti chiaramente evidenze di processi glaciali, attivi in questo particolare settore fino al secolo scorso, con la presenza di nevai perenni. In particolare, un deposito morenico frontale è ben esposto nei pressi di Casera Astor e chiare evidenze di ablazione sono riscontrabili in VSa e VSp e nelle loro sommità (compresa la Val Bona) dove sono identificabili morfologie riconducibili ad antichi circhi glaciali (Marson, 1909; pellegrini et al., 2005; penck & Brückner, 1909; rettig et al., 2023). Da un punto di vista pedologico i terreni affioranti in VSa e VSp sono riconducibili secondo quanto riportato dal Rapporto sullo stato dell’ambiente della provincia di Belluno (ARPAV, 2005) come Rendzic Leptosols, Calcaric Cambisols e Calcaris Leptosols. Per la VSa nella parte più bassa, i terreni pos-sono essere considerati Calcaric Cambisols nelle zone meno acclivi e Calcaric Leptosols nelle parti più acclivi. Questi terreni si sviluppano su medi e bassi versanti dei rilievi alpini, ripidi e con diffuse coperture glaciali, su rocce appartenenti alla successione stratigrafica calcarea e terrigena dolomitica; in VSa si estendono fino ad una quota massima intorno ai 1600 m. Questi suoli si sviluppano in contesti climatici con precipitazioni medie annue comprese tra 900 e 1400 mm con prevalente distribuzione estivo-autunnale e con temperature medie annue che oscillano tra 3 e 10 °C. In particolare, i suoli qui presenti si son formati da litotipi carbonatici molto competenti, localizzati su medi e bassi versanti di catene montuose principali e di catene secondarie, ad alta energia del rilievo, con estese coperture di depositi glaciali e di versante e localmente, se presenti superfici stabili e litotipi a minor competenza. Questi suoli sono abbastanza profondi, ghiaiosi e a moderata differenziazione del profilo su su-perfici più stabili, e suoli sottili, molto ghiaiosi e a bassa differenziazione del profilo su superfici acclivi e/o erose. Per la parte alta della VSa e l’intera VSp i suoli possono essere classificati come Rendzic Leptosols. Questi terreni sono tipici di versanti alti e ripidi con diffusi affioramenti rocciosi e porzioni som-mitali dei rilievi alpini, con estese coperture glaciali, su rocce appartenenti alla successione stratigrafica calcarea e terrigena dolomitica. Questi terreni si svi-luppano in contesti climatici con precipitazioni medie annue comprese tra 900 e 1300 mm a prevalente distribuzione estivo-autunnale e temperature medie annue oscillano tra 0 e 3 °C. Questi suoli si formano da litotipi carbonatici molto competenti. Sono localizzati su alti versanti e sommità di catene montuose principali, ad alta energia del rilievo, con comuni coperture di depositi gla-ciali e di versante. Generalmente, sono suoli sottili, molto ghiaiosi, a bassa differenziazione del profilo e con accumulo di sostanza organica in superficie.

Fig. 2 – Inquadramento geologico della Val Salatis e Sperlonga.

Breve inquadramento climatico

Quanto riportato qui sotto è inedito ed è stato prodotto da Arpav, Dipartimento Regionale per la Sicurezza del Territorio, Unità Organizzativa Meteorologia e Climatologia, Ufficio Clima e Dati Meteo.

Premesse. Variabili analizzate: temperatura, umidità relativa, precipitazioni. Nella Val Salatis questa Agenzia non ha alcuna stazione meteorologica all’interno della fascia altimetrica di interesse (1000-1600 m). Tuttavia, alla testata della valle, ad un’altitudine di 1990 m,è attiva da poco più di un anno una stazione nivo-meteorologica, non dotata però di pluviometro.

Questa analisi climatica si è basata, pertanto, sui dati misurati dalle stazioni meteorologiche più vicine, poste ad altitudini che rientrano nella citata fascia altimetrica. La stazione principale di riferimento è stata Col Indes (1181 m), avente una serie storica iniziata nel 1987 per la temperatura e le precipitazioni e nel 1996 per quanto riguarda l’umidità relativa. Un’altra stazione presa in considerazione è stata Casera Palantina (1492 m), ma essendo anch’essa di tipo nivo-meteorologico, non misura la pioggia. Le stazioni di Col Indes e Casera Palantina, distanti in linea d’aria rispettivamente 4,5 e 4 km dalla Val Salatis, sono situate su un piccolo colle la prima e su un pendio esposto a ovest la seconda e pertanto non possono rappresentare in maniera ottimale il clima di questa valle. Qui, infatti, la minor esposizione ai venti, il minor soleggiamento nel periodo invernale e l’accumulo notturno di aria fredda in inverno e fresca d’estate, contribuiscono probabilmente a determinare temperature più basse ed umidità relative più elevate. In situazioni analoghe, nella zona prealpina veneta, si è riscontrato che le stazioni poste nelle valli risultano 1.0°C/1.5°C più fredde, sia nelle media annuale che nelle medie dei mesi più freddi e più caldi, rispetto a stazioni situate in posizione aperta (colle o pendio), a parità di altitudine.

Considerazioni in base ai dati misurati dalle stazioni vicine. Val Salatis: regime pluviometrico

Il clima della Val Salatis, collocata nella fascia prealpina veneto-friulana, rientra nel “mesoclima prealpino veneto”, caratterizzato da precipitazioni abbondanti, il cui totale annuo è prossimo ai 2000 mm. Il regime pluviometrico presenta, per quanto riguarda l’altezza mensile delle precipitazioni, un carattere equinoziale, con un massimo principale in autunno ed uno secondario in primavera. Il minimo principale si riscontra in inverno, quello secondario, poco accentuato, in estate, quando in prossimità dei rilievi si attivano fenomeni favorevoli alla convezione e di conseguenza ai rovesci, spesso temporaleschi. Per quanto riguarda il numero di giorni piovosi, il cui totale medio annuo è di poco inferiore a 120, si nota invece un massimo nella tarda primavera, contraddistinta da precipitazioni frequenti, ma di solito non abbondanti, ed un minimo nel periodo invernale, che presenta anche il maggior numero di giornate soleggiate. Gli eventi pluviometrici più importanti si registrano solitamente durante la stagione autunnale, in concomitanza con i forti flussi perturbati meridionali che, impattando con i rilievi prealpini (M. Colombera, Cimon di Palantina, M. Cavallo, M. Guslon) favoriscono forti e persistenti precipitazioni, che non di rado possono assumere carattere alluvionale.

Considerazioni in base ai dati misurati dalle stazioni vicine. Val Salatis: andamento di temperatura e umidità.

Sul fronte delle temperature si registrano valori medi annui e mensili che ovviamente sono funzione dell’altitudine. Le medie annue all’interno di questa fascia sono probabilmente comprese fra 5°C e 7°C. L’escursione termica annua, cioè la differenza fra il mese più caldo e quello più freddo è contenuta, come in tutte le zone in quota sulle Prealpi venete, probabilmente attorno a 15°C. La temperatura minima assoluta dovrebbe aggirarsi attorno a -20°C nelle zone di fondovalle e di -15°C sui pendii esposti a sud alle altitudini più basse. La tem-peratura massima assoluta dovrebbe variare fra i 28°C ed i 32°C, in funzione dell’altitudine. Nel periodo invernale sono frequenti le situazioni di inversione termica notturna, tipiche delle condizioni di alta pressione, con le zone più alte della valle che risultano di notte meno fredde delle zone più basse, a parità di esposizione del terreno e quindi di radiazione solare. Secondo la classificazione climatica di Köppen, elaborata per i climi italiani da Mario Pinna, in funzione della temperatura (pinna, 1978), il mesoclima prealpino e quindi anche quello della fascia altimetrica della Val Salatis, oggetto di questo inquadramento clima-tico, appartiene in prevalenza al clima “temperato fresco”.

Per quanto riguarda l’umidità relativa si stimano valori medi annui compresi fra il 75% e l’80%.

Considerazioni in base ai dati misurati dalle stazioni vicine. Analisi climatologica dati della vicina stazione di Col Indes

Considerando la stazione meteorologica di Col Indes (1181 m), per il periodo 1987-2023, la temperatura media annua è pari a 7.7°C, la media del mese più freddo è 0.0°C, quella del mese più caldo 16.4°C. Il valore medio delle temperature minime nel mese più freddo è -2.9°C, quello delle massime nel mese più caldo 20.9°C. La minima assoluta del periodo considerato è stata di -16.1°C, la massima assoluta di 31.3°C. L’escursione annua è pari a 16.4°C. Le gelate not-turne si verificano normalmente fra la metà novembre e la metà aprile, mentre nessuna gelata è stata mai registrata da questa stazione fra giugno e settembre. In un anno cadono mediamente 1878 mm di pioggia, dei quali 299 mm in inver-no, 449 mm in primavera, 511 mm in estate e 619 mm in autunno. Il mese con maggiori precipitazioni risulta novembre (249 mm), quello più asciutto febbraio (74 mm). Riguardo la frequenza delle piogge il mese con il maggior numero di giorni piovosi è maggio (15) mentre è il bimestre gennaio-febbraio ad avere la minor frequenza di piogge o nevicate (6 giorni a testa).

Infine, per quanto concerne l’umidità relativa, la media annua pluriennale del periodo 1996-2023, è pari al 75%, i mesi più umidi sono ottobre (82%), settembre (80%) e maggio (79%), quelli più secchi gennaio e febbraio (68%).

Regola del Monte Salatis

Nell’area di studio è presente una organizzazione comunitaria chiamata “Regola del Monte Salatis”, in cui con la parola “Monte” si intende “luogo a quota elevata” e non un toponimo. Nell’Art. 1 dello Statuto della Regola (D.L. n°124 del 5.11.2007) si legge quanto riportato e ritenuto importante per capire il tipo di gestione e di situazione floristica del luogo: “La Regola del Monte Salatis è una Associazione tra famiglie originarie discendenti degli antichi originari contitolari di beni agro-silvo-pastorali, la cui attività è disciplinata dal presente Statuto. È una organizzazione montana concorrente alla tutela ambientale ed allo sviluppo socio-economico del territorio montano, composta da Fuochi-famiglia o nuclei famigliari, proprietaria di un patrimonio agro-silvo-pastorale collettivo, inalienabile, indivisibile e inusucapibile”. Nell’Art. 48 comma a) si specifica che la Regola ha, tra le altre, la seguente finalità: “la conservazione ed il miglioramento dei suoi beni agro-silvo-pastorali ed ogni altro bene mobile o immobile nonché la difesa dell’ambiente”.

Etimologia del toponimo Val Salatis

La seguente ricostruzione della base etimologica del toponimo “Salatis” è stata gentilmente proposta dal Prof. Pierfranco Uliana.

Considerata la diffusa presenza longobarda nell’Alpago (attestata dal plurisecolare radicamento di due masserie o decanie cui erano affidate la difesa militare delle chiuse del Fadalto e del Cansiglio), il toponimo potrebbe derivare dall’appellativo longobardo sala che designa ‘corte, edificio’ e, più specificatamente, ‘casa per la residenza padronale della curtis o per la raccolta delle derrate dovute al padrone’ (Marcato, 1990, sub voce). La voce presenta il suffisso -atis, dal lat.-ĭttus che serve, nella fattispecie, a formare nomi di abitanti (rohlFS, 1969), con-s che, dal lato formale, indica un collettivo plurale (per influenza del friulano dove il sigmatico è diffuso, ad es., Barcis).

In conclusione, Val Salatis indicherebbe quindi l’insieme degli abitanti di origine latina del territorio tra i Monti Guslon e Messer che in epoca longobarda (e successivamente) erano legati da vincolo feudale con la curtis padronale.

Materiali e metodi

Flora

L’indagine floristica si è svolta in un’area che si estende nel fondovalle e nei versanti della Val Salatis, da Casera Pal (1055 m s.l.m.) a circa 1600 m s.l.m.. Alla Val Sperlonga verrà dedicato un contributo futuro. I rilievi sono stati fatti su tutta la superficie che si è potuta raggiungere senza mettere in pericolo l’incolumità personale dei ricercatori (si è evitato di frequentare ghiaioni troppo inclinati e pareti verticali da cui può staccarsi materiale instabile). Gli ambienti indagati sono stati tutti quelli presenti nella zona: boschi di faggio e di larice, mughete, ghiaioni e radi erbosi al loro interno, affioramenti rocciosi, suoli sassosi, strade e zone erbose. I rilievi sono stati svolti dal 2014 al 2023, in tutte le stagioni, inverno escluso e sono stati di tipo qualitativo in tutta l’area di studio e di tipo quantitativo limitatamente alle aree di saggio indicate nella tabella n° 2.

Nella tabella n° 3 le specie sono riportate in ordine alfabetico e per ognuna sono indicate: presenza della specie nei siti in cui è stata trovata, livello di rischio di estinzione (liste rosse), specie sinantropiche ed aliene, forma biologica e coro-tipo. Per la determinazione delle specie sono stati utilizzati come testi di base la “Flora d’Italia” (pignatti et al., 2017-2019) e “Flora del Veneto” (argenti et al., 2019). Si è poi dovuto ricorrere a numerosi altri libri e monografie (ae-SchiMann et al., 2004; eggenBerg & Mohl, 2013; FiScher et al., 2008; lauBer & wagner, 2021; Martini & paiero, 1989; Müller et al., 2021; proSSer et al., 2019). Per la nomenclatura si è seguito pignatti et al. (2017-2019). Durante il lavoro di determinazione delle specie di Festuca e Leucopoa, è stato utilizzato il microscopio Zenith ULTRA 500 LAXLED. Il GPS utilizzato per le coordinate geografiche: Garmin eTrex10.

Spettro biologico e spettro corologico

Gli spettri biologico e corologico sono stati costruiti a partire dalla check-list floristica. Ad ogni specie sono stati attribuiti la forma biologica e il corotipo, desunti da pignatti et al. (2017-2019) o nei pochi casi dubbi, dal sito https:// www.actaplantarum.org. Successivamente i tipi corologici sono stati raggruppati come da tabella n° 1 (BorSato, 2016). Nei casi in cui l’attribuzione a una categoria o ad un’altra è stata dubbia, la scelta è avvenuta a discrezione degli autori.

Liste Rosse e tutela della biodiversità

Le Liste Rosse forniscono un valido indicatore dello stato della biodiversità e uno strumento per individuare le priorità di protezione delle specie e le strategie per la loro conservazione. Nella tabella n° 3 sono evidenziate le specie presenti nelle Liste Rosse di Belluno e del Veneto (BuFFa et al., 2016), dell’Italia (roSSi et al., 2013), dell’Europa (Bilz et al., 2011) e il loro livello di rischio di estinzione. Per il F.V.G. è stata utilizzata la Lista Rossa di Martini et al. (2023), ma non ci sono segnalazioni. Di tutte le categorie di rischio IUCN (http://www. iucn.it/categorie.php) sono state considerate le seguenti: LC (Minor Rischio), NT (Quasi Minacciata), VU (Vulnerabile), EN (Minacciata), CR (Gravemente Minacciata). Poiché la Val Salatis confina direttamente con il FVG e i rilievi sono stati fatti fino a circa 100 m dal confine, è interessante riportare le “Specie di interesse regionale” per il FVG contenute in “Flora del Friuli Venezia Giulia”: tali specie sono presenti nella tabella n° 3 nella colonna (IR-F.V.G.) con il codice “pr” (presente). Verranno inoltre citate le due specie presenti negli Allegati della Direttiva 92/43 CEE (Direttiva Habitat).

Tab. 1 – Tipi corologici presenti nella banca dati del Prof. Poldini e della Dott.ssa Vidali, i successivi raggruppamenti e i relativi codici.

Specie sinantropiche, aliene e stima della qualità ambientale

La Val Salatis presenta un insieme di vari ambienti, alcuni più “naturali” (come rupi, ghiaioni, macereti), altri con evidenti segni di azione antropica (strade, pascoli, faggete). Ma il suo aspetto oggi, vista la totale mancanza di insediamenti umani abitati, riporta a sensazioni di “naturalità”. La flora di un luogo è il testimone silenzioso ma estremamente attendibile dei cambiamenti (climatici, antropogeni, ecc.) avvenuti durante il tempo precedente e ci fornisce dati per fare una stima della qualità ambientale (Naturalità), calcolando (BorSato, 2021):

  • la percentuale di specie sinantropiche/antropogene sul totale delle specie rilevate, che può dare il grado di inquinamento floristico; maggiore sarà la percentuale, maggiore sarà il grado di antropizzazione. Per l’individuazione delle specie sinantropiche/antropogene è stato utilizzato aeSchiMann et al. (2004). I codici che, a discrezione dell’autrice, fanno maggiormente riferimento agli ambienti tipici di specie antropogene sono 1.4, 2.1, 2.1.1, 2.1.2, 2.2, 2.4,

2.6, 2.7, 2.8, 2.9, 2.9.1, 2.9.2, 6.3.1 corrispondenti a: stagni, fossi, rive, solchi delle ruote, campi, colture, vigne, incolti, ambienti ruderali e semiruderali (sentieri e strade rurali, macerie, aree abbandonate, depositi di immondizia e di materiale organico, letamai, ferrovie, scarpate, luoghi calpestati, piste da sci artificiali), riposi del bestiame, tagli rasi forestali, schiarite, strade forestali, zone incendiate, carbonaie, parchi, tappeti erbosi, terreni sportivi, frutteti, coltivi, praterie artificiali. Per ogni specie sono stati tenuti in considerazione solo gli ambienti tipici sopra segnalati, tralasciando quelli in cui essa compare solo marginalmente e sporadicamente.

  • la percentuale di specie ad ampia distribuzione (subcosmopolite e avventizie, indicate con i numeri 13-14 nella tab. n° 3) sul totale delle specie rilevate. Il calcolo di questo valore si basa sul presupposto che l’impatto antropico pro-vochi un impoverimento di tipi corologici naturali e un arricchimento di tipi legati alla diffusione per opera dell’uomo, causando lo spostamento dello spettro corologico verso forme ad ampia distribuzione. (Mazzocchi et al., 1999).
  • la percentuale di specie aliene sul totale delle specie rilevate. La presenza di specie aliene è un chiaro elemento di contaminazione antropica. Per l’individuazione delle specie aliene è stato utilizzato galaSSo et al. (2018).

Aree di saggio

Per poter fornire dei dati quantitativi, sono stati eseguiti dei rilievi quali-quantitativi in 20 aree di saggio ritenute rappresentative delle cinque situazioni eco-logiche maggiormente presenti nell’area di studio: boschi di faggio e di larice, mughete, ghiaioni e zone erbose. Per ognuno dei rilievi effettuati sono riportati codice, altitudine, coordinate geografiche e superficie realmente indagata, come riassunto nella tabella n° 2.

Per attribuire l’abbondanza relativa delle varie specie sono stati utilizzati i co-efficienti di ricoprimento della scala proposta da pignatti (1952-1953), nella quale +<1%, 1=1-20%, 2=20-40%, 3=40-60%, 4=60-80%, 5=80-100%. Tutti i rilevi sono stati riportati nella tabella n° 6, dove le specie (e i relativi coefficienti di ricoprimento) sono state suddivise in arboree, arbustive, erbacee, mettendo in risalto le felci.

Variazione della composizione floristica tra la Val Salatis e la vicina Foresta del Cansiglio (ß-diversità)

A una prima veloce impressione si sono rilevate differenze tra la flora della Val Salatis e quella della vicina Foresta del Cansiglio. Tale impressione è stata quanti-ficcata calcolando la ß-diversità tra le due flore, che indica l’entità della variazione delle specie nel passaggio da una unità territoriale ad un’altra. La ß-diversità è il quoziente tra il numero di specie in comune tra le due check-list diviso per il numero totale delle specie (Jaccard-similarity):

ß = (Num (A∩B)) / (Num (AᴜB))

dove A=numero di specie della Foresta del Cansiglio, B=numero di specie della Val Salatis (Martini et al., 2023). Per la check-list del Cansiglio si è fatto riferimento a Borsato (2021). Dalla formula ne consegue che più sono simili le flore di due territori, più grande è il valore di ß.

Tab. 2 – Aree di saggio con codice, altitudine, coordinate geografiche e superficie. Legenda: FVS=faggeta Val Salatis, LVS=lariceto V. S., MVS=mugheta V.S., GVS=ghiaione V.S., ZEVS=zona erbosa V.S.

Risultati e discussione

Flora

Le n° 486 specie censite in Val Salatis sono elencate in ordine alfabetico nella tabella n° 3, e rappresentano la sua α-diversità.

Fig. 3 – Numero di specie nei siti indagati.

Dall’analisi della presenza nei siti (figura n° 3) si deduce che l’α-diversità ha valori molto diversi in rapporto alla geomorfologia e all’utilizzo del territorio:

Tab. 3 – Check-list della flora della Val Salatis.
Legenda:
F = bosco di faggio;
L = bosco di larice;
BR = bosco rado;
M = mugheta (M*= mugheta ricca di
alberi);
G = ghiaione e radi erbosi al suo
interno;
GC = ghiaione consolidato;
R = affioramento roccioso e parete
rocciosa;
S = strada;
SS = suolo sassoso;
ZE = zona erbosa;
L.R. = Lista Rossa;
IR = specie di interesse in F.V.G.;
LC = a minor rischio;
NT = quasi minacciata;
VU = vulnerabile;
EN = minacciata;
CR = gravemente minacciata;
SI = specie appartenente a
vegetazione sinantropica;
Ali = specie aliena;
pr = presente;
? = dato mancante;
H = emicriptofita;
G = geofita;
Ch = camefita;
P = fanerofita;
T = terofita;
NP = nanofanerofita.

Le zone erbose, cioè i prati-pascoli utilizzati dagli ovini e caprini durante un breve periodo estivo, sono in generale le più ricche di specie (salvo alcune zone dove il pascolamento molto pesante si manifesta con strati di letame che limitano la crescita perlopiù alle graminacee). La ricchezza dei ghiaioni si esprime soprattutto nei radi erbosi tra i massi, dove, soprattutto nei mesi di giugno e luglio, ci sono delle splendide fioriture. Le 84 specie presenti a bordo strada fanno si che il percorso a piedi da Casera Pal in poi sia estremamente interessante. In assoluto la specie che è presente nel maggior numero di ambienti è Calamagrostis varia, che è anche la graminacea che forma stupendi cordoni, con riflessi sericei, a bordo strada. Nella flora della Val Salatis sono presenti n° 23 specie di felci, che corrispondono al 32,4% di tutte quelle note sulle Alpi (aeSchiMann et al., 2004).

Per meglio comprendere la flora appena descritta e per inquadrare, per quanto possibile, alcuni aspetti della sua storia recente, è interessante riportare un brano di trame u. (1932), che viene trascritto fedelmente qui di seguito: “In mezzo alla flora alpina, abbondano quassù, fra questi sassi e su questi pascoli, le piante medicinali. I ghiaioni della Val Salatis, della Val Bona e di altre valli, fornirono per 10 anni consecutivi lavoro assai profittevole nel taglio ed utilizzazione dei lunghi tronchi radenti e dei rami corti ascendenti dell’alpestre Pino mugo (Pinus Montana), che germogliava in quelle valli remote, chissà da quanto tempo, per sé, non ad utilità dell’uomo; inviati questi, mediante una teleferica della lunghezza di sei chilometri, alla fabbrica per l’estrazione dell’olio essenziale di mugo, sorta sulla riva del torrente Tesina, presso Lamosano; e quelli ridotti in pezzi e venduti, nelle vicine città, come legna da ardere, occupando giornalmente, nel complessivo lavoro, una trentina di operai del luogo, che non ebbero così necessità di allonta-narsi dalle loro case, per procacciarsi il pane, come suole avvenire da queste parti. Esauritesi le piante di mugo, di cui, qua e là, su pei ghiaioni, restano le matrici, si è costituita da poco, in Lamosano, una Società detta di “Monte Salatis” che ha per fine il ripopolamento delle predette valli con altre specie di alberi, quali: l’abete bianco e rosso, il larice ecc.”.

Si precisa: nessun esemplare di abete bianco è stato ancora trovato in Val Salatis!

Relitti glaciali

Con questo termine si indicano “le specie di clima freddo che invasero l’Europa durante le glaciazioni e vi rimasero più o meno accantonate anche dopo che i ghiacciai si erano ritirati”, “sempre localizzate su piccole estensioni ed in via di scomparsa”, “soprattutto nelle stazioni più lungamente innevate” (cappelletti, 1976). In Val Salatis, si possono attribuire a questa categoria: Arctostaphylos alpinus, Bistorta vivipara, Dryas octopetala, Potentilla crantzii, Saxifraga aizoides e Trollius europaeus (cappelletti, 1976).

Piante parassite

Le piante parassite censite sono: Hypopitys hypophegea, Hypopitys monotropa, Orobanche gracilis e Orobanche teucrii. Esse sono prive di clorofilla (quindi non hanno colorazioni nei toni del verde) e per questo non svolgono la fotosintesi clorofilliana: dunque sono impossibilitate a procurarsi il nutrimento in autonomia e vivono a spese di altre piante; spesso sono fortemente micorrizate.

Spettro biologico

In base alle loro forme biologiche, le specie sono messe a confronto nel cosiddetto “spettro biologico”. Nella figura n° 4 sono rappresentati lo spettro biologico della Val Salatis e quello della Foresta del Cansiglio.

Fig. 4 – Spettro biologico della flora della Val Salatis a confronto con quello della Foresta del Cansiglio.

Lo spettro della Val Salatis è dominato dalle emicriptofite (piante erbacee perenni con gemme poste a livello del terreno) che rappresentano il 60,9% del totale, seguite dalle geofite (piante erbacee perenni con gemme inserite in organi sot-terranei) con 14,4%. Queste due forme biologiche insieme formano il 75,3% del totale, praticamente come nella Foresta del Casiglio (75,9%). Seguono le specie legnose (fanerofite, camefite, nanofanerofite) ed infine le terofite. In Val Salatis mancano totalmente le specie legate ad ambienti acquatici (idrofite ed elofite) che in Cansiglio corrispondono al 2,9%. Dunque anche in Val Salatis, come in Cansiglio, predominano le specie tipiche dei climi temperati (emicriptofite), con uno scarto del 4,1% in più. Anche qui, come in Cansiglio, forse la dominanza di piante di climi temperati è stata favorita dalla lunga attività antropica, come l’utilizzo dei boschi di faggio per ricavare legname, delle mughete per l’estrazione dell’olio essenziale di mugo e per ottenere legna da ardere e dei prati per il pascolamento.

Spettro corologico

La composizione della flora secondo ampie categorie distributive (corotipi) viene visualizzata dallo spettro corologico. Nella figura n° 5 sono messi a confronto lo spettro corologico della Val Salatis con quello della Foresta del Cansiglio.

Fig. 5 – Spettro corologico della flora della Val Salatis a confronto con quello della Foresta del Cansiglio.

I corotipi maggiormente rappresentati sono quello mediterraneo (21,6 %, che comprende le specie che si trovano lungo le coste del Mediterraneo, ma che si prolungano sia verso Nord che verso Est e che salgono anche nei rilievi montuosi), quello boreale o nordico (18,3 %, che rappresenta le specie diffuse nelle aree temperato-fredde dell’emisfero Nord) e quello euroasiatico (16,7 %, che comprende le specie diffuse nelle aree temperate dell’Eurasia). Interessante l’elevato numero di specie mediterranee a circa 46° di lat. N e ad altitudini elevate. Ad un esame più attento queste specie risultano essere diffuse soprattutto nei ghiaioni e nelle rocce affioranti esposti a S-SW, nei bordi strada assolati e nei prati di Casera Astor e di Stalla Campitello: tutte situazioni caratterizzate da elevato irraggiamento e scarsità di acqua. Molto interessante l’8,6 % di specie endemiche, che conferiscono un elevato valore alla flora locale. Dal confronto con lo spettro corologico della vicina Foresta del Cansiglio, risulta che in Val Salatis ci sono: circa il triplo di specie endemiche, circa il doppio di specie mediterranee, circa il quadruplo di specie alpine, circa il doppio di specie artico-alpine (questi aspetti mediterranei vicini a quelli alpini e artico-alpini sono resi possibili grazie ad una morfologia varia e ben delineata dell’area di studio), il 6,2 % in meno di specie subcosmopolite e la metà di specie avventizie. Da questi ultimi due dati si può dedurre dunque un maggior grado di “Naturalità” rispetto al Cansiglio.

Liste Rosse e tutela della biodiversità

Nella tabella n° 3 accanto alle specie sono indicati i livelli di rischio di estinzione, dalla cui analisi risulta quanto riassunto nella tabella n° 4.

Tab. 4 – Numero di specie presenti nelle Liste Rosse di Belluno, Veneto, Italia, Europa, numero di specie di interesse regionale in Friuli Venezia Giulia (IR F.V.G.) e il numero di specie presenti negli allegati della Direttiva Habitat.

Circa 1/5 della intera biodiversità è presente nelle liste rosse di Belluno e del Veneto. Le specie vulnerabili, minacciate e gravemente minacciate presenti in almeno una lista rossa sono: Arabis arabiformis, Asplenium fissum, Leucopoa laxa, Orobanche teucrii e Prunella laciniata. Negli allegati della Direttiva 92/43 CEE sono presenti: Physoplexis comosa (All. IV) e Lycopodium annotinum subsp. annotinum (All. V). Si segnala inoltre la presenza di Coeloglossum viride nelle liste CITES-B.

Specie sinantropiche, aliene e stima della qualità ambientale

Dai dati presenti nella tabella n° 3 è stata ricavata la tabella n° 5.

Tab. 5 – Numero di specie sinantropiche/antropogene, aliene e subcosmopolite presenti in Val Salatis e loro % sul totale delle specie.

La lunga azione dell’uomo nei boschi, nei prati, nelle mughete e lungo strade e sentieri della Val Salatis ha lasciato come testimonianza il 28,6 % di specie sinantropiche ed antropogene, lo 0,8 % di aliene e l’11,7 % di subcosmopolite (% totale= 41,1%), lasciando una cospicua % di specie “naturali” pari al 58,9%. È possibile affermare che le gestioni passate sono state per lo più rispettose dell’ambiente e sono riuscite a far arrivare fino a oggi un territorio in “sufficiente stato di salute”. “Salute” che potrebbe essere preservata e migliorata con future azioni di controllo e di difesa del sito oggetto di studio. La specie sinantropica maggiormente presente (in sei siti considerati su 10) è Calamagrostis varia, se-guono Deschampsia cespitosa e Rubus idaeus (con 5 presenze nei siti sul totale di 10). Le quattro specie aliene sono Buddleja davidii (origine cinese), Epilobium ciliatum (origine nordamericana), Erigeron annuus (origine americana) e Senecio inaequidens (origine sudafricana- Lesotho).

Aree di saggio e breve descrizione degli ambienti

L’abbondanza relativa della biodiversità presente nelle 20 aree di saggio viene riportata nella tabella n° 6.

Tab. 6 – Abbondanza relativa delle specie nelle aree di saggio.

Dall’analisi della tabella (unita ad altri dati raccolti durante la ricerca) è possi-bile delineare alcune caratteristiche degli ambienti in cui esse si trovano e che verranno descritti qui di seguito.

Faggete

Esse si trovano in massima parte nei versanti esposti a N-NE e solo con piccoli lembi in quelli rivolti a S-SW. Questi boschi sono governati a ceduo, l’azione antropica di prelievo del legname è stata ed è consistente, ed è testimoniata da ceppaie di tutte le età, accumuli di ramaglia, schiarite. Esse sono caratterizzate, nello strato arboreo, dalla presenza costante, oltre che di faggio (Fagus sylvatica) anche di abete rosso (Picea abies), di sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia) e di larice (Larix decidua); meno abbondanti Acer pseudoplatanus, Salix caprea e Sorbus aria. Nello strato arbustivo predominano il mirtillo nero (Vaccinium myrtillus) e il lampone (Rubus idaeus) comuni in tutti i siti rilevati; meno abbon-danti: Daphne mezereum, Lonicera nigra, Rhododendron hirsutum, Rhododendron ferrugineum e Vaccinium vitis-idaea. Tra le specie erbacee abbondano quelle che amano l’ombra delle grandi chiome dei faggi: Anemone trifolia, Huperzia selago, Lycopodium annotinum, Oxalis acetosella, varie specie di Luzula e numerose felci tra cui molto diffuse sono Athyrium filix-femina, Dryopteris carthusiana, Dryop-teris filix-mas, Gymnocarpium dryopteris e Phegopteris connectilis.

Lariceti

Da quanto riportato precedentemente da trame (1932), si desume che il larice qui presente potrebbe essere per lo più di origine antropica, dovuto a rimboschimenti effettuati nei primi decenni del secolo scorso. Essi sono posizionati per lo più nel fondovalle da circa 1300 a 1600 m s.l.m. e nei versanti esposti a N-NE. I boschi di larice della Val Salatis sono caratterizzati, oltre che dal larice con coperture del 60-80% ovunque, anche da abete rosso e da sorbo degli uccellatori nello strato arboreo, mentre nello strato arbustivo predominano: lampone, mirtillo nero, mirtillo rosso, Lonicera nigra, Rhododendron ferrugineum e Rhododendron hirsutum. Per quanto riguarda le specie erbacee, si ripetono all’incirca quelle presenti nelle faggete, con inoltre la presenza in tutti i rilievi di Melica nutans, di Polygonatum verticillatum e di Potentilla erecta.

Mughete

Dopo lo sfruttamento intensivo nei primi decenni del secolo scorso, che ha portato all’ “esaurimento” delle piante di mugo (traMe, 1932), le boscaglie a Pinus mugo si sono riformate e ora popolano i ghiaioni e il fondovalle. Lo spet-tacolo è veramente ammirevole! La mugheta più ricca in specie è la MVS1, che si trova vicino alla “curva da Pal”, sui ghiaioni del M. Paster. Qui il pino mugo si mescola con altre otto specie di alberi (Amelanchier ovalis, Betula pendula, Carpinus betulus, Fagus sylvatica, Laburnum alpinum, Ostrya carpinifolia, Picea abies e Sorbus aucuparia), con 18 specie di arbusti (Erica carnea e Rhododendron hirsutum, entrambi con coperture 40-60%, formano dei cuscini morbidissimi tra le piante di mugo). Le specie erbacee presenti in MVS1 sono poche e poco abbondanti, quasi tutte con coperture <1%. Le altre due mughete sono più povere in specie, circa 10 ciascuna. L’unica felce rilevata in queste boscaglie è Gymnocarpium dryopteris e solo con coperture <1%.

Ghiaioni

I ghiaioni della Val Salatis sono tutti situati nei versanti rivolti a S-SE e sono caratterizzati da una granulometria piuttosto varia, da pochi mm in profondità a 1m e oltre in superficie; a volte capita di sentire e di vedere i massi rotolare nella loro parte più alta. Le specie in essi censite si trovano per lo più nei radi erbosi posti qua e là, dove nel corso del tempo si è accumulato l’humus sufficiente per permettere la crescita delle piante. Nonostante le difficoltà a vivere in un ambiente assolato, con scarsità di acqua e in continuo movimento, nei ghiaioni vivono alcuni alberi come Pinus mugo e numerosi arbusti come Erica carnea, Rhododendron hirsutum, Rhodothamnus chamaecistus, e una serie di salici, il più abbondante dei quali è Salix glabra. Le specie erbacee sono numerose e di seguito vengono riportate alcune di quelle che sono state trovate esclusivamente in questo ambiente: Calamagrostis villosa, Athamanta cretensis, Linaria alpina, Minuartia sedoides, Scrophularia hoppii. Tra le felci, degni di nota sono i cuscinetti di Asplenium fissum, specie rara e protetta sia a Belluno che in Veneto.

I massi più grossi, a loro volta, nelle crepe e negli anfratti ospitano una flora di piccole dimensioni, come per es. felci del genere Asplenium, Globularia cordifolia, Rhamnus pumila e Thymus praecox.

Zone erbose

Le zone erbose in Val Salatis hanno estensione limitata e si trovano per lo più nel fondovalle, nei pressi di Casera Astor, Stalla Campitello e Casera Pian de le Stele, quindi a una quota di circa 1400 m s.l.m.. Queste costruzioni testimoniano l’attività di pastorizia con pascolamento e monticazione, che in Val Salatis è attiva fin dai primi del 1600. Le pecore stavano in alpeggio dal 1 maggio al 15 ottobre, le vacche meno, da metà giugno ai primi di settembre. Gli animali venivano spostati periodicamente, in modo da avere sempre cibo a disposizione: questo comportava la concimazione del terreno con le deiezioni degli animali (ceSco-Frare & Fogliata, 2014). Questi prati-pascoli sono caratterizzati dall’abbondanza di graminacee: Agrostis capillaris, Arrhenatherum elatius, Dactylis glomerata, Festuca rubra e Koeleria pyramidata sono le specie con copertura maggiore. Le specie indicatrici di nitrofilia sono: Poa alpina, Poa trivialis, Veronica chamaedrys e Rumex arifolius.

Variazione della composizione floristica tra la Val Salatis e la vicina Foresta del Cansiglio (ß-diversità)

Le specie censite in Cansiglio sono n° 536, quelle della Val Salatis sono n° 486, per un totale nei due siti di n° 1022. Le specie in comune sono n° 287.

ß = 287/ 1022 = 0,28

Il massimo valore che ß può assumere (nel caso in cui le specie di A e di B siano tutte in comune) è 0,5; nel nostro caso si ha un valore intermedio di ß-divers-ità=0,28.

Si indicano qui di seguito le superfici delle due aree considerate. Le ZSC Veneto e FVG hanno una superficie totale di 7773 ha (BuFFa & laSen, 2010; http:// www.regione.fvg.it), l’area di studio in Val Salatis si estende invece per 292 ha.

Habitat Natura 2000

Per la Val Salatis vengono proposti gli habitat presenti nella tabella n° 7. Per le indicazioni contenute di seguito si ringrazia Cesare Lasen.

Per l’attribuzione dell’habitat e dei codici sono stati utilizzati il Manuale italiano di Interpretazione degli habitat (Biondi et al., 2010) e “Habitat Natura 2000 in Trentino” (laSen, 2006).

Seguono brevi considerazioni riguardo agli habitat citati.

  • Faggete (91K0): si tratta di faggete di tipo montano e altimontano, abbastanza significativamente coniferate a Picea abies e Larix decidua. Le faggete sono da tempi remoti utilizzate per la produzione di legna da ardere, e in molte di esse la reiterata ceduazione ed il pascolamento hanno influito negativamente sulla crescita. Dal punto di vista del dinamismo naturale queste faggete sono formazioni stabili più o meno prossime al climax (laSen, 2006). La presenza per es. di Luzula pilosa è indicatrice di suoli acidificati.
  • Lariceti (9420): si tratta di lariceti che si trovano a quote più basse (cioè nell’orizzonte delle faggete) rispetto alla fascia altitudinale elettiva (circa 2000 m s.l.m.). Nonostante le probabili origini antropiche (traMe, 1932) e le situazioni di disturbo come il pascolamento ovino estivo, sembrano ab-bastanza naturalizzati e quindi è plausibile l’attribuzione del codice 9420. Rappresentano una situazione piuttosto azonale con facies primitiva, ricca di arbusti, probabilmente ascrivibile al Rhodothamno-Laricetum, almeno per quanto riguarda LVS1, LVS2, LVS3 (in tutti sono presenti entrambe le specie di Rhododendron). LVS 4 è sicuramente più disturbato ma anche più evoluto, con una significativa presenza di faggio.
  • Mughete (4070*): si tratta di habitat caratteristici delle Dolomiti e delle Alpi sudorientali, e questo forse giustifica la qualifica di habitat prioritario. Carat-teristica di questa comunità, pioniera ma lungamente durevole, è la tolleranza a frequenti e repentine variazioni di umidità e di temperatura (laSen, 2006). È interessante osservare che in aree prealpine a clima oceanico manca una fascia di conifere (pecceta) e si passa dalla faggeta alla mugheta ed entrambe possono essere ricche di larice. MVS2 è il rilievo meno tipico, ma non tale da escluderlo, più disturbato e nitrofilo. Trattandosi di un habitat prioritario è evidente che meriti una attenta valutazione e protezione.
  • Ghiaioni (8120, 8130): in Val Salatis si tratta di situazioni fisionomicamente corrispondenti ai ghiaioni dell’habitat 8120, ma la cui composizione floristica è ancora poco significativa a livello di espressione ideale, con presenza di arbusti, specie legnose ed anche erbacee caratteristiche di altre classi fitosociologiche. Probabilmente si tratta di situazioni dinamico-evolutive con apporti recenti di materiale detritico e fasi con sacche di suolo più evoluto (mosaici). Esisto-no anche dei versanti esposti a Sud che vanno associati all’habitat 8130, con la specie caratteristica Leucopoa spectabilis. GVS1 presenta un significativo numero di specie arbustive che testimoniano una possibile evoluzione verso un arbusteto. Sono ambienti di elevata naturalità, ricchi di specie endemiche e protette.
  • Pareti rocciose (8210): si tratta dell’habitat che include la vegetazione casmo-fitica delle fessure delle pareti rocciose calcaree, con comunità dell’ordine Potentilletalia caulescentis, caratterizzate da Potentilla caulescens, Asplenium viride e Cystopteris fragilis. Questo habitat è presente su pareti rocciose sia esposte a sud che in altre poste in luoghi ombrosi e più umidi all’interno del bosco; sono poco estesi in superficie. Poiché a volte si trovano lungo strade e sentieri, sarebbe opportuno preservarle da ulteriori azioni antropiche in quanto ospitano specie rare e protette come Campanula thyrsoides.
  • Zone erbose/Prati (6510 cfr): i due rilievi (ZEVS1, ZEVS2) relativi alle for-mazioni erbacee sono riferibili a prati “pingui”, ma ospitano specie tipiche di situazioni più asciutte ed altre derivanti dal disturbo del pascolamento. Ne consegue una composizione floristica assai poco significativa e difficilmente associabile a un codice Natura 2000 espressivo. La presenza di Arrhenathe-rum elatius e Carum carvi fa pensare a forme, piuttosto degradate, di habitat 6510, ma numerose sono le specie che provengono da altri tipi di habitat e in particolare alcune nitrofile o di disturbo collegate al pascolo, verosimilmente assai irregolare. Infine altre specie individuano transizioni con gli orli boschivi adiacenti.
Tab. 7 – Habitat Natura 2000

La figura n° 6 rappresenta la carta degli habitat della Val Salatis. Essa è stata co-struita con rilievi, utilizzando software in ambiente GIS. Non sono stati riportati gli habitat 8130 e 8210 in quanto la loro estensione è puntiforme.

Conclusioni

Le specie censite sono in totale n°486: n°181 delle quali sono presenti nelle zone erbose, che in questo modo si dimostrano gli habitat più ricchi di specie. Le emicriptofite sono le forme biologiche più diffuse (60,9%), mentre il coro-tipo più rappresentato è quello mediterraneo (21,6%), diffuso soprattutto nei ghiaioni e nelle rocce affioranti esposti a S-SW. Il fatto di aver associato le specie mediterraneo-montane alle mediterranee, magari non da tutti condivisibile, ha sicuramente contribuito all’elevata percentuale di questo corotipo. Notevole valore alla flora della Val Salatis viene dato da:

  • 8,6% di specie endemiche;
  • circa 100 specie inserite nelle Liste Rosse di Belluno e del Veneto;
  • presenza di un habitat prioritario (4070*);
  • un discreto grado di naturalità testimoniato dal 58,9% di specie “naturali” e “solo” il 41,1% di taxa legati alla azione antropica.
Fig. 6 – Carta degli habitat della Val Salatis. La linea rossa delimita l’area di studio.

Considerando inoltre la storia geologica, la struttura e la geomorfologia, si han-no gli elementi per poter affermare che si tratta di un’area di notevole pregio naturalistico, che merita di essere valutata e protetta in quanto tale.

Ringraziamenti

Grazie di cuore a tutti coloro che, in varie forme, hanno collaborato a questa ricerca: Giovanni Roffarè, Elena Tarzariol, Mauro Perin, Gianni Marciano, Pa-ola De Conti (a lei un grande grazie), Carlos Zanon, Nadia Del Borgo, Arianna Giugie, Pierfranco Uliana, Cesare Lasen e ARPAV (Dipartimento Regionale per la Sicurezza del Territorio, Unità Organizzativa Meteorologia e Climatologia, Ufficio Clima e Dati Meteo). Un grazie particolare alla Regola del Monte Salatis per la sensibilità e il sostegno a questo progetto: ne siamo grati. È anche con contributi come quelli della Regola che la SVSN può continuare a pubblicare articoli inediti nella propria rivista Lavori.

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Sitografia

Cartografia

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Autori

  • Veronica Borsato

    Da sempre interessata alla Natura, ama soprattutto la montagna ed è innamorata della Foresta del Cansiglio. Ma qualsiasi ambiente naturale, qualsiasi forma di vita, ogni espressione della infinita fantasia e bellezza della Natura è per lei fonte di gioia profonda e di continua meraviglia. Non le basterà questa vita per assaporare tutta la bellezza che la circonda. Laureata in scienze Naturali a Padova da giovane, da adulta ha deciso che non poteva finire così: si è laureata in Scienze biologiche a Trieste e, sempre a Trieste, ha conseguito il dottorato di Ricerca in Biologia Ambientale. Le sue tesi sono state un insieme di Botanica, ecologia e fitosociologia. E’ socia della Società Veneziana di Scienze Naturali dal 1999, nel Direttivo in questi ultimi anni. E’ socia del CAI di Conegliano e dell'Associazione Naturalistica Lorenzoni di Vittorio Veneto. Le cose più belle che ha fatto sono state i suoi 2 figli. Come lavoro ha insegnato Scienze e Chimica nelle scuole superiori e abita in provincia di Treviso.

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