Analisi del prelievo di anatidi, rallidi e caradriformi nelle aziende faunistico venatorie del Delta del Po Veneto (Rovigo), anni 2007-2022

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Riassunto

Vengono qui presentati i dati di quattordici anni (2007-22) di prelievo venatorio nelle Aziende Faunistico Venatorie del Delta del Po (Rovigo). I dati analizzati hanno riguardato gli ordini degli Anseriformes, dei Gruiformes e dei Charadriformes. Il prelievo appare stabile, con una media di 34.204 esemplari prelevati all’anno, ed è rivolto primariamente agli Anatidi. Gli andamenti dei prelievi sono di “declino moderato” per il Germano reale, “aumento moderato” per l’Alzavola, “stabilità” per il Fischione, le tre specie maggiormente cacciate. “Forte declino” nel prelievo della Folaga; poco significativo numericamente il carniere relativo ai caradriformi. Le scelte gestionali operate all’interno delle Valli da pesca e da caccia vanno ad influenzare la presenza e quindi il prelievo di determinate specie di acquatici, come nel caso di Alzavola (favorita) e Folaga (sfavorita).

Abstract

Analysis of the harvest of waterbirds in private areas of the Po Delta River (Rovigo), 2007-2022

This survey is about the harvest of Anseriformes, Gruiformes and Charadriformes in the area of the Po River Delta, Rovigo District (Veneto Italy). With an average of 34.204 waterbirds, the hunting harvest shows a decline for Mallard and Coot, an increase for Teal and stability for Wigeon. The hunting bag regards in particular ducks; low numbers for hunted waders.

Introduzione

Lo studio del prelievo di avifauna è da considerarsi come uno degli aspetti neces-sari per una corretta pianificazione faunistico-venatoria del territorio, tanto più in un contesto geografico come quello Alto Adriatico, caratterizzato da importanti zone umide e radicate tradizioni venatorie (Benà & rallo, 2006; Bon et al., 2014; BuFFa & laSen, 2010; zenatello et al., 2004; Verza & Bottazzo, 2011). La gestione ambientale attiva finalizzata al prelievo dell’avifauna acquatica è, difatti, uno dei capisaldi del mantenimento degli ecosistemi costieri, come sancito anche dalla normativa internazionale vigente, quali le Direttive Comunitarie in materia (www.minambiente.it).

Per quanto riguarda la costa del Veneto, gli Anatidi rappresentano il gruppo tassonomico maggiormente interessato dal prelievo venatorio, con una chiara funzione sistemica:

– la caccia agli acquatici nel Veneto costiero è in grado di interessare un indotto economico annuale rilevante: acquisto e manutenzione di armi, attrezzature, vestiario; utilizzo di natanti specifici; acquisto di mangimi per l’attività di “pa-sturazione” (alimentazione di soccorso) (Piano Faunistico Venatorio, www.regione.veneto.it); acquisto e gestione cani da caccia; creazione e gestione degli appostamenti fissi di caccia; gestione delle Valli da pesca e da caccia (escavo canali; creazione di argini e barene; utilizzo pompe elettriche; manutenzione torrette, altane, cavane, strade bianche); il numero di “soci” dell’Ambito territoriale di Caccia Delta del Po, ad esempio, è dell’ordine di circa 1.300 annui, con utilizzo di oltre 300 appostamenti fissi di caccia in ambito lagunare e circa altrettanti in ambito vallivo;

  • gli Anatidi sono parte integrante, assieme alla Folaga (Fulica atra), della tra-dizione gastronomica costiera veneta, con un flusso alimentare di centinaia di migliaia di capi all’anno considerando le province di Rovigo, Padova e Venezia;
  • la caccia agli acquatici permette il mantenimento e la gestione della biodiver-sità nelle Valli: decine di migliaia di ettari sono gestiti, in Veneto, per attrarre gli Anatidi e la Folaga, con conseguente mantenimento di habitat di interesse comunitario ai sensi delle Direttive europee, di oltre mezzo milione di uccelli acquatici svernanti nel mese di gennaio e di migliaia di coppie di uccelli acqua-tici nidificanti, fra cui specie rare e di particolare interesse conservazionistico (Verza et al., 2023);
  • l’avifauna acquatica cacciabile ha un ruolo importante all’interno della zooce-nosi costiera, in particolare per quanto riguarda la regolazione delle praterie di fanerogame sommerse per brucatura e come anello della catena alimentare; fornisce nutrimento, difatti, sia per predatori diretti (Vulpes vulpes; genere Circus) che opportunisti e spazzini (Pica pica; Corvus cornix; Larus michahellis).
  • scarso, invece, l’interesse ecoturistico suscitato dal gruppo di specie d’interesse cacciabile, a differenza di taxon considerati più interessanti da birdwatchers e fotografi.

Cinque le pubblicazioni che, sino ad oggi, hanno riguardato lo studio dei carnieri di Avifauna acquatica nell’area del Delta del Po (Benà & rallo, 2006; Sorrenti et al., 2006; Verza & Bottazzo, 2011; piano FauniStico Venatorio roVigo, 2016; FaSoli, 2018). Nell’area del Delta il prelievo venatorio è distribuito tra carnieri realizzati all’interno delle Aziende Faunistico Venatorie e carnieri ottenuti nel cosiddetto “territorio libero” a gestione programmata della caccia (ATC) (Piano Faunistico Venatorio, www.regione.veneto.it). Secondo Sorrenti et al. (2006) il prelievo reale annuale riguardante il Delta del Po, parte veneta, è stimabile in circa 70.000 Anatidi prelevati.

Materiali e metodi

Oggetto del presente studio sono tutte le specie di avifauna cacciabili in Veneto appartenenti agli Anseriformes (Anatidae), ai Gruiformes (Rallidae) e ai Chara-driformes (Charadridae; Scolopacidae). In Tab. 1 sono evidenziate le specie in oggetto e relativi periodi di prelievo. La tassonomia segue la Lista CISO-COI del 2020 (Baccetti & FracaSSo, 2020).

Recentemente le disposizioni in materia di caccia all’avifauna acquatica si sono fatte più restrittive: a partire dalla stagione venatoria 2008-09 è stata vietata la caccia all’interno della ZPS “IT3270023 – Delta del Po” (BuFFa & laSen, 2010) a tutte le specie di acquatici prima dell’1 ottobre, ad esclusione del Germano reale; sempre da tale stagione venatoria è stato introdotto il divieto del prelievo della Moretta, poi reintegrata, ed ora nuovamente esclusa per le zone umide inserite all’interno della ZPS. A partire dalla stagione 2009-10 sono state poste limitazioni anche all’esercizio della caccia nel mese di gennaio, al fine di tutelare maggiormente le popolazioni in svernamento, con possibilità di prelievo solo il mercoledì e il sabato a partire dal gennaio 2011. Anche i carnieri consentiti sono stati ridimensionati, con attuale quantità consentita per ogni cacciatore di 25 capi giornalieri e 425 stagionali, con limitazioni in particolare per Codone (Anas acuta) (attualmente massimo 25 capi prelevabili all’anno), Canapiglia (Mareca strepera) (massimo 50 capi), Beccaccia (Scolpoax rusticola) (massimo 20 capi). Il periodo considerato va dall’autunno 2007 al gennaio 2022. Per ogni stagione venatoria sono stati considerati i totali di prelievo per ogni specie per ogni Azienda faunistico venatoria. La stagione venatoria 2012-13 non è stata considerata causa incompletezza dei dati; per la stagione venatoria 2011-12 i dati delle Aziende faunistico venatorie Valle Ca’ Pisani e Valle S. Carlo (non reperibili) si riferiscono alla media tra l’annata precedente e la successiva.

Tab. 1 – Specie oggetto di prelievo e relativi periodi di prelievo.

Per l’analisi del trend di ogni specie analizzata si è proceduto tramite il software TRIM versione 3.53 (pannekoek & Van Strien 2005). Ci si è avvalsi di un pro-cedimento di regressione log-lineare che fornisce una stima del fattore b, che esprime la variazione media annua nel corso del periodo di studio. Nel nostro caso è stato impiegato il modello di tipo 2 (linear trend), con procedura di selezione stepwise dei punti di cambiamento della pendenza dell’equazione log-lineare (changepoints). Il trend di ciascuna specie è stato classificato nelle categorie Aumento/diminuzione forte, Aumento/diminuzione moderato, Aumento/di-minuzione di entità indefinita, Stabile e Indeterminato, basate sulla valutazione congiunta della significatività del trend stesso (pendenza significativamente/non significativamente diversa da zero) e della significatività ed entità della variazione annua della popolazione (variazione significativamente/non significativamente superiore o inferiore al 5% annuo).

Area di studio

I dati di carniere qui analizzati si riferiscono esclusivamente alle Azienda Fau-nistico Venatorie (AFV) dell’area del Delta del Po (Rovigo) (Tab. 2; Fig.1). Esse sono suddivise in due categorie principali: AFV vallive, in numero di 16 e comprendenti 23 Valli da pesca e da caccia, e AFV terriere, in numero di 5 e relative a territori agrari. I comuni interessati sono Rosolina, Porto Viro, Porto Tolle, Taglio di Po, Ariano nel Polesine.

Le AFV vallive si caratterizzano per un ambiente prettamente delle acque di transizione: laghi di varie dimensioni, completamente arginati, con livelli idrici e salinità regolati artificialmente, reticolo di canali, barene, tomboli, arginelli, canneti; la salinità va da 0‰ a oltre 35‰ a seconda dei vari settori; la profondità media è inferiore al metro; alcune AFV presentano aree agricole marginali. Ogni Valle ha uno o due edifici (“casoni”), strade bianche, torrette, cavane per i natanti (Verza & tromBin, 2012; Verza, 2019). L’assetto faunistico venatorio è regolato, oltre che dalle leggi europee, nazionali e regionali, dal Piano faunistico venatorio regionale e da un Disciplinare di concessione, che impongono regolamentazioni inerenti sia la gestione ambientale a fini faunistici che il prelievo venatorio. Di regola, l’attività venatoria viene esercitata il sabato, dalla terza domenica di set-tembre al 31 gennaio; diverse AFV vallive fanno iniziare la stagione venatoria dal primo del mese di ottobre. La caccia viene esercitata quasi esclusivamente da appostamento fisso: le “botti”. Le quasi 320 “botti” (Verza & Bottazzo, 2011) sono in cemento, sprofondate nel fondale, con diametro di circa 1 metro, il cui bordo sporge di poche decine di cm dal pelo dell’acqua. Sono ubicate sia nel mezzo dei laghi, soprattutto per la caccia ai grandi branchi di fischioni, sia tra le barene e le canne. Ogni Valle è dotata di una quindicina di queste postazioni, ognuna delle quali spesso “doppia” (botte e controbotte), ovvero in grado di ospitare due cacciatori nello stesso momento; non sono quasi mai, però, utiliz-zate tutte contemporaneamente, ma turnate a seconda del numero di cacciatori presenti, della stagione dell’anno e delle condizioni meteorologiche.

Le AFV terriere riguardano aziende agricole singole o consorziate; il paesaggio è quello delle aree di bonifica, aperto, con colture a cereali, soia, riso, alcuni sistemi di siepi, rete scolante superficiale ben sviluppata, in alcuni casi piccoli stagni per la caccia, scarsità abitativa. La caccia viene esercitata anche cinque giorni per settimana, da fine settembre al 31 gennaio, solitamente in forma vagante con l’ausilio dei cani e, solo secondariamente, da appostamento fisso. Anche in questo caso l’attività venatoria è regolata da leggi e norme specifiche.

Tab. 2 – AFV vallive e terriere.

L’intera superficie delle AFV vallive è inserita all’interno dei siti della Rete Na-tura 2000; 1/3, invece, della superficie di ogni AFV del Delta del Po è inserito all’interno del Parco Regionale Veneto del Delta del Po, con divieto quindi di esercizio dell’attività venatoria.

Fig. 1 – Area di studio, con indicate le AFV vallive e terriere.

Risultati

Considerando l’intero carniere (Tab. 3; Fig. 2), si può notare come le AFV del Delta del Po prelevino mediamente 34.204 individui a stagione venatoria, con un trend di stabilità negli anni secondo TRIM. Scorporando i dati per comuni, le AFV vallive del Comune di Porto Viro risultano le più interessate dal prelievo (44%), seguite da quelle di Porto Tolle (32%) e Rosolina (24%); del tutto marginale il prelievo esercitato all’interno delle AFV terriere (0,3% del carniere totale).

Il 39% del carniere è rappresentato dal Germano reale (Anas platythynchos), una delle specie più numerose in inverno in Veneto e in Italia; il suo prelievo però appare in costante diminuzione, e tale trend è coerente con quello della popolazione svernante censita nel mese di gennaio (Sagittaria, 2022). Al con-trario, invece, l’Alzavola (Anas crecca): questa specie, oltre ad essere la seconda più prelevata (27% del carniere), mostra un trend in progressivo incremento, anche in questo caso coerente con quello rilevato durante i censimenti invernali. Rispetto ad un’analisi precedente relativa alle AFV deltizie per gli anni 2000-04 (Verza & Bottazzo, 2011), si nota come il Fischione (Mareca penelope) abbia percentualmente perso di importanza, passando dal 23% al 20% del carniere. Una progressiva diminuzione della specie nell’area è stata notata anche durante la fase di svernamento (Sagittaria, 2022). Sempre confrontan-do i due set temporali di dati (Fig. 4, Tab. 5), si nota un calo del prelievo nel Germano reale, passato dal 46% al 41%, e un netto incremento per l’Alzavola (dal 22% al 28%). Aumento percentuale anche per Canapiglia e Mestolone (Spatula clypeata).

Per il periodo temporale in esame, si nota un netto decremento nel prelievo della Folaga, oramai di scarsissimo interesse venatorio nell’area del delta del Po; per le altre specie di non Anatidi, non si notano particolari trend o andamenti, e il loro prelievo risulta comunque non significativo da un punto di vista numerico. Da notare il carniere quasi assente per la Beccaccia (Tabelle 3, 4), specie invece intensamente cacciata in altri settori del Veneto.

Tab. 3 – Prelievo totale per ogni stagione venatoria.

Discussione

L’analisi effettuata rende conto dell’importanza del prelievo venatorio nei confronti soprattutto degli Anatidi all’interno delle AFV vallive del Delta del Po (Figg. 6, 7, 8). Negli anni è possibile notare trend abbastanza chiari, fra cui calo nel prelievo di Germano reale e Folaga (Figg. 5, 9), con parallelo aumento per l’Alzavola. I Caradriformi e gli altri Rallidi risultano essere decisamente poco significativi percentualmente. Considerando la situazione di Germano reale e Alzavola, il fe-nomeno è presumibilmente collegato alle scelte attuate a livello gestionale proprio all’interno delle AFV vallive del Delta del Po, oggi maggiormente orientate ad una gestione favorevole per l’Alzavola. La gestione specifica degli ambienti vallivi per questa specie, infatti, genera una progressiva minor appetibilità di alcuni siti per le altre specie, date le esigenze ecologiche specifiche di Anas crecca (acqua decisamente bassa, tenore salino basso, necessità di copertura arboreo-arbustiva, ridotta dimensione dei bacini idrici dedicati) (Verza & tromBin, 2012; Verza, 2019). Il cambiamento gestionale descritto ha di conseguenza diminuito l’ap-petibilità ecologica delle aree vallive per specie legate ad acque più profonde, in particolare Moriglione (Aythya ferina) e Folaga, in calo ad esempio come popolazione svernante (Sagittaria, 2022).

Fig. 2 – Prelievo totale per ogni stagione venatoria.
Fig. 3 – Prelievo totale.
Fig. 4 – Prelievo per quattro specie di Anatidi.
Fig. 5 – Prelievo relativo alla Folaga.
Tab. 4 – Trend del prelievo, anni 2017-22, elaborato con il software da TRIM.
Tab. 5 – Confronto media prelievo Anatidi tra periodo 2007-22 e 2000-04.
Fig. 6 – Zonizzazione del prelievo per Germano reale.
Fig. 7 – Zonizzazione del prelievo per Alzavola.
Fig. 8 – Zonizzazione del prelievo per Fischione.
Fig. 9 – Germano reale: confronto dati di prelievo con dati di censimento nel mese di gennaio.

Ringraziamenti

Si ringraziano in particolare l’Ente Produttori Selvaggina, sezione del Veneto, l’Ufficio risorse faunistiche – Caccia della Provincia di Rovigo, oggi Regione Ve-neto, l’Associazione Culturale Naturalistica Sagittaria. Un sentito ringraziamento per la collaborazione a Martini Oliver, Richieri Mario, Zappaterra Gianluca.

Bibliografia

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https://www.regione.veneto.it/web/agricoltura-e-foreste/piano-faunistico-venatorio

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