Riassunto
Il presente studio descrive alcuni crostacei dell’Eocene di Nanto (Monti Berici, Vicenza), conservati nel Museo Civico “D. Dal Lago” di Valdagno (Vicenza). Le specie esaminate sono: Neocallichirus allegranzii Beschin, De Angeli, Checchi & Zarantonello, 2005 (Callianassidae Dana, 1852), Quasilae-viranina ombonii (Fabiani, 1910) (Raninidae, De Haan, 1841), Boschettia giampietroi Busulini, Tessier, Beschin, De Angeli, 2003 (Carcinidae, 1838), Portunus bericensis n. sp. (Portunidae Rafinesque, 1815), Eomatuta granosa De Angeli & Marchiori 2009 (Arabicarcinidae Schweitzer & Feldmann, 2017).
Abstract
New decapod crustaceans from the Eocene of Nanto (Monti Berici, Vicenza, nor-theastern Italy).
This study describes some crustaceans from the Eocene of Nanto (Monti Berici, Vicenza), housed at the Civic Museum “D. Dal Lago” of Valdagno (Vicenza). The species are assegned as follows: Neocallichirus allegranzii Beschin, De Angeli, Checchi & Zarantonello, 2005 (Callianassidae Dana, 1852), Quasilaeviranina ombonii (Fabiani, 1910) (Raninidae, De Haan, 1841), Boschettia giam-pietroi Busulini, Tessier, Beschin, De Angeli, 2003 (Carcinidae, 1838), Portunus bericensis n. sp. (Portunidae Rafinesque, 1815), Eomatuta granosa De Angeli & Marchiori 2009 (Arabicarcinidae Schweitzer & Feldmann, 2017).
Introduzione
Gli esemplari studiati provengono dai livelli eocenici della Valle Scaranto, sopra Case Pissotto, ad ovest di Nanto, Monti Berici, Vicenza (Fig. 1). Gli strati sono costituiti da un calcare color giallo paglierino denominato “Pietra di Nanto”, utiliz-zato in passato come pietra da costruzione o per decorazioni e sculture (BarBieri, 1983). In questo calcare sono conservati numerosi nummuliti e altri foraminiferi, nautiloidi, crostacei, echinidi, denti di squalo, aculei di razza, resti di pesci e vegetali e affiora in bancate marnoso-arenacee tra Nanto e Villaga, all’interno di un complesso di rocce denominate “Marne Euganee” prevalentemente marnose.
Cenni geopaleontologici
I Monti Berici sono un gruppo montuoso isolato nella pianura padano-veneta sia rispetto ai vicini Colli Euganei che ai Monti Lessini. La successione stratigrafica si estende dai calcari marnosi e nodulari della Scaglia Rossa neocretacea ai calcari nulliporici e coralligeni dell’Oligocene. Localmente sono anche presenti calcari del Miocene inferiore localizzati principalmente nella zona di Valmarana (Vicen-za). Le intercalazioni vulcaniche della zona occidentale dei Monti Berici sono caratterizzata da un’ampia diffusione di basalti e tufiti, ricadente all’interno del semigraben dell’Alpone-Agno, particolarmente attivo durante l’Eocene (BarBieri et al., 1991), mentre nella parte nord-orientale sono presenti numerosi camini eruttivi d’esplosione oligocenici (FaBiani, 1911). I Monti Berici sono stati oggetto di numerosi studi già dalla seconda metà dell’Ottocento che hanno contribuito ad una chiara definizione della geologia e paleontologia del territorio (FaBiani, 1905, 1908, 1910, 1915).

Negli anni recenti, ugaro (1978) ha definito i limiti Eocene/Oligocene dell’area berica e la stratigrafia delle formazioni oligoceniche. Nuovi dati stratigrafici sono emersi dallo studio di lucchi garaVello (1985) che ha attribuito al Luteziano medio le Marne Euganee (Zona a Globorotalia cerroazulensis possagnoensis) af-fioranti nella parte medio-bassa della Valle Scaranto, mentre la “Pietra di Nanto” è stata datata al Bartoniano sulla base dei nannofossili calcarei (Beccaro, 2003). Gli aspetti geo-stratigrafici e paleoambientali dell’intera area sono stati trattati da mietto (1988, 2003) e mietto et al. (1981).
Parte sistematica
Gli esemplari studiati sono depositati presso il Museo Civico “D. Dal Lago” di Valdagno (Acronimo: MCV). Le dimensioni sono espresse in millimetri, nel testo si farà riferimento ai seguenti caratteri biometrici: luc: lunghezza del carapace; lac: larghezza del carapace; lo-f: larghezza del margine orbito-frontale; lf: larghezza della fronte; lupa: larghezza del palmo della chela; hpa: altezza del palmo della chela. Per l’inquadramento sistematico si è seguita la classificazione proposta da SchWeitzer et al. (2021).
Ordine decapoda Latreille, 1802 Infraordine axiidea de Saint Laurent, 1979 Superfamiglia callianaSSoidea Dana, 1852 Famiglia callianaSSidae Dana, 1852
Sottofamiglia callichirinae Manning & Felder, 1991 Genere Neocallichirus Sakai, 1988
Specie tipo: Neocallichirus hornieri Sakai, 1988
Neocallichirus allegranzii Beschin, De Angeli, Checchi & Zarantonello, 2005 2005 Neocallichirus allegranzii Beschin et al., p. 8, fig. 3, t. 1, figg. 7, 8.
2006 Neocallichirus allegranzii – De Angeli & Garassino, p. 15.
2009 Neocallichirus allegranzii – Beschin et al., p. 62, t. 1, figg. 1a, b, 2. 2010 Neocallichirus allegranzii – Schweitzer et al., p. 38.
2012 Neocallichirus allegranzii – Beschin et al., p. 15, fig. 10, t. 1, figg. 5a, b, 6.
Materiale e dimensioni: un propodo della chela destra in matrice calcarea osser-vabile nel suo margine esterno (MCV.23/852-I.G.23.531, lupa: 16,4, hpa: 13,2) dell’Eocene della Val Scaranto di Nanto.
Osservazioni – Propodo con il palmo mancante del dito fisso e con superficie esterna poco bombata e liscia. Il margine superiore è continuo e liscio, il margine inferiore è dentellato e con alcuni orifizi. Neocallichirus allegranzii è conosciuto per l’Eocene inferiore e medio di Monte Serea di San Giovanni Ilarione (Verona) e Grola di Cornedo Vicentino (Vicenza) (BeSchin et al., 2005, 2009, 2012). La specie risulta nuova per l’Eocene dei Monti Berici.
Infraordine BrachYura Latreille, 1802 Sezione euBrachYura de Saint Laurent, 1980 Superfamiglia raninoidea De Haan, 1841 Famiglia raninidae De Haan, 1841
Sottofamiglia raninoidinae Lőrenthey in Lőrenthey & Beurlen, 1929
Genere Quasilaeviranina Tuker, 1998
Specie tipo: Ranina simplicissima Bittner, 1883
Quasilaeviranina ombonii (Fabiani, 1910) 1910 Ranina Ombonii Fabiani, p. 2, t. 2, fig. 1.
1988 Laeviranina ombonii – Beschin et al., p. 169, fig. 5(3), t. 3, figg. 4-6. 1998 Quasilaeviranina ombonii – Tucker, p. 357.
2001 Quasilaeviranina ombonii – De Angeli & Beschin, p. 17, fig. 10(7). 2006 Quasilaeviranina ombonii – De Angeli & Garassino, p. 37.
2009 Quasilaeviranina ombonii – Beschin et al., p. 71, t. 2, fig. 8. 2012 Quasilaeviranina ombonii – Van Bakel et al., p. 211.
2013 Raninoides ombonii – Beschin et al., p. 122, t. 2, figg. 3, 4.
2016 Quasilaeviranina ombonii – Beschin et al., p. 38, fig. 31, t. 6, fig. 5.
Materiale e dimensioni: un carapace in matrice calcarea (MCV. 23/853-I.G.23.532, lac: 16,2, luc: 22,5) dell’Eocene della Val Scaranto di Nanto.
Osservazioni – La specie è nota per l’Eocene inferiore di Breonio e Monte Serea di San Giovanni Ilarione (Verona), Eocene medio di Villaga, Nanto e cava “Lovara” di Chiampo (Vicenza) (FaBiani, 1910; BeSchin et al., 1988, 2009, 2013, 2016).
Sottosezione heterotremata Guinot, 1977 Superfamiglia portunoidea Rafinesque, 1815
Famiglia carcinidae MacLeay, 1838 Sottofamiglia polYBiinae Paul’son, 1875
Genere Boschettia Busulini, Tessier, Beschin, De Angeli, 2003
Specie tipo: Boschettia giampietroi Busulini, Tessier, Beschin, De Angeli, 2003
Boschettia giampietroi Busulini, Tessier, Beschin, De Angeli, 2003
1994, Coeloma (Paracoeloma) sp. – Beschin et al., p. 190, fig. 7, t. 9, fig. 6. 2003, Boschettia giampietroi Busulini et al., p. 15, figg. 2-4.
2006, Boschettia giampietroi – De Angeli & Garassino, p. 56. 2007, Boschettia giampietroi – Beschin et al., p. 38, t. 4, fig. 5.
2009, Boschettia giampietroi – Beschin et al., p. 75, t. 4, fig. 2. 2010, Boschettia giampietroi – Schweitzer et al., p. 107.
2021, Boschettia giampietroi – Schweitzer et al., p. 7, fig. 3(4).
Materiale e dimensioni: un carapace leggermente compresso lateralmente in matrice calcarea grigiastra (MCV.23/854-I.G.23.533, lac: 27,2; luc: 25.5; lo-f: 21) dell’Eocene della Val Scaranto di Nanto (Vicenza).
Osservazioni – Boschettia giampietroi è stata istituita sulle caratteristiche del solo olotipo proveniente dal Luteziano medio di cava “Boschetto” di Nogarole Vicentino (BuSulini et al., 2003). Successivamente è stata segnalata per l’Eocene inferiore di contrada Gecchelina di Monte di Malo (Vicenza) e Monte Serea di San Giovanni Ilarione (Verona) (BeSchin et al., 2007, 2009). L’esemplare di Nanto corrisponde alla descrizione e illustrazione dell’olotipo, sia per il contorno pentagonale del carapace, che per le regioni dorsali bene definite cosparse di granulazioni e tubercoli. Nella recente revisione sistematica dei Portunoidea la specie è stata inclusa nella sottofamiglia Polybiinae Paul’son, 1875 (SchWeitzer et al., 2021).
Famiglia portunidae Rafinesque, 1815 Sottofamiglia portuninae Rafinesque, 1815 Genere Portunus Weber, 1795
Specie tipo: Cancer pelagicus Linnaeus, 1758
Portunus bericensis n. sp.
2013 Portunus sp. – Beschin, Busulini & Tessier, p. 135.
Olotipo: MCV.23/855-I.G.23.534, raffigurato in fig. 2(1a-c). Località tipo: Val Scaranto di Nanto (Monti Berici, Vicenza). Livello tipo: Eocene medio.
Origine del nome: riferito ai Monti Berici da cui proviene l’esemplare studiato. Materiale e dimensioni: un carapace (MCV.23/855-I.G.23.534, lac: 52,2, escluse le spine degli angoli anterolaterali; luc: 30,5; lo-f: 31,0; lf: 10,5 incluse le spine orbitali interne).
Diagnosi
Carapace molto più largo che lungo, regioni moderatamente sviluppate; margine frontale con sei spine comprese le spine orbitali interne; orbite con due fessure chiuse; margini anterolaterali con nove spine comprese le spine extraorbitali; superficie dorsale con minute granulazioni e scaglie irregolari che formano rilievi ovali; chela con carene bene sviluppate.

a) Carapace, visione dorsale (scala metrica = 20 mm).
b) Particolare della ornamentazione.
c) Propodo della chela.
Diagnosis
Carapace much wider than long, regions moderately developed; frontal margin with six spines including inner-orbital spines; orbits with two closed fissures; anterolateral margin with nine spines including extraorbital spines; dorsal surface with granulations and irregular bumps forming oval reliefs; chela with well developed keel.
Descrizione
Carapace subesagonale, poco convesso dorsalmente, molto più largo che lungo, con massima ampiezza sull’ultima spina anterolaterale. Il margine anteriore è interamente arcuato; il margine orbito-frontale è piuttosto ampio, la fronte porta sei spine, incluse le spine orbitali interne. Le due spine mediane sono più vicine, acute e dirette anteriormente, le due spine ai lati sono leggermente distanziate dalle mediane, le due spine orbitali interne sono di uguali dimensioni delle frontali e leggermente inclinate. Le orbite sono ampie e dirette anteriormente. Il margine sopraorbitale è segnato da due strette fessure; il dente preorbitale è molto largo e con margine concavo e leggermente in rilievo; il dente sopraorbitale è più stretto e con margini laterali obliqui e margine anteriore concavo; il dente extraorbitale è triangolare e allungato anteriormente. I margini anterolaterali sono convessi e con nove spine triangolari (inclusa la spina extraorbitale). L’ultima spina posta nell’an-golo anterolaterale è allungata verso l’esterno (la spina è mancante in entrambi i lati e conserva la sola base). I margini posterolaterali sono convessi e fortemente
convergenti. Il margine posteriore è ampio e carenato superficialmente. Le regioni dorsali sono moderatamente distinte. I lobi epigastrici presentano due deboli rilievi ovali; le regioni protogastriche sono di contorno ovale e leggermente bombate; le regioni meso- e metagastrica formano un unico rilievo pentagonale, ristretto e allungato anteriormente tra le regioni protogastriche. La regione urogastrica è stretta e depressa; la cardiaca è ampia, subesagonale e definita ai lati dai solchi branchiocardiaci. Le regioni epatiche sono leggermente depresse; le branchiali sono ampie e leggermente bombate, provviste di una cresta epibranchiale che dai lati della regione gastrica percorre la regione branchiale fino all’ultima spina anterolaterale. Sono inoltre presenti due rilievi branchiali subrettangolari, uno inclinato verso l’interno ad ogni lato della regione cardiaca ed uno più allungato, inclinato verso l’esterno ad ogni lato della regione metagastrica. Tutta la superficie dorsale è ornata di piccole granulazioni e di scaglie irregolari che formano rilievi ovali di varie dimensioni. Il propodo della chela destra è osservabile sulla matrice nel suo margine interno. Il palmo è allungato, con superficie esterna provvista di due carene trasversali ed ornata da minute granulazioni e scaglie irregolari di varie dimensioni come quelle della superficie dorsale. Il dito fisso è lungo e incompleto della parte distale. Le altre parti del corpo non sono preservate.
Osservazioni
ng et al. (2008) hanno discusso la sinonimia completa di Portunus e dei relativi sottogeneri. Il genere è tuttavia polifiletico (karaSaWa et al., 2008) e successivi lavori hanno dato lo status di genere per alcuni sottogeneri precedentemente inseriti in Portunus (SchWeitzer et al., 2021). Le specie attuali sono trattate in ng et al. (2008), mentre i caratteri morfologici del genere e le specie fossili note nel Paleocene-Olocene sono elencate in SchWeitzer et al. (2010, 2021).
Portunus [Specie tipo: Cancer pelagicus Linnaeus, 1758; SD Rathbun, 1926,
p. 75 (ICZN Opinion 394, 1956, p. 317)] è rappresentato da numerose specie che abitano gli ambienti marini a moderata profondità. Le specie fossili sono particolarmente rappresentate nei livelli Miocenici, Pliocenici e Pleistocenici di varie parti del Globo, mentre un ristretto numero è conosciuto dal Paleocene all’Oligocene (SchWeitzer et al., 2021).
Nel veneto il genere è rappresentato dalle seguenti specie: Portunus arcuatus (A. Milne-Edwards, 1860), P. incertus (A. Milne-Edwards, 1860) e P. obtusus (A. Milne-Edwards, 1860) dell’Oligocene di Salcedo (Vicenza); P. vicentinus (A. Milne-Edwards, 1860) e P. larteti (A. Milne-Edwards, 1860) del “nummuli-tico” del Vicentino (La località e il livello di provenienza non è specificata da a. milne-edWardS, 1860). Portunus cfr. P. convexus (Ristori, 1889), Portunus cfr.
P. radobojanus (Bittner, 1884), Portunus cfr. P. stenaspis (Bittner, 1884) e Por-tunus sp. dell’Oligocene di Chiavon (Vicenza) (riStori, 1892). Portunus suessi (Bittner, 1875) dell’Oligocene di Laverda (Vicenza) (Bittner, 1875). Portunus kochi (Bittner, 1893) dell’Eocene superiore di Possagno (Treviso) e Oligocene di Castelgomberto (Vicenza) (BeSchin et al., 1996; BuSulini et al., 2012) e Portunus cfr. P. ristorii Karasawa, Schweitzer & Feldmann, 2008 dell’Eocene superiore di Altavilla Vicentina (Vicenza) (BeSchin & de angeli, 2012). Portunus sp. descritto da Secretan (1975) per l’Eocene inferiore della “Pesciara” di Bolca (Verona) è stato rivisto in paSini et al. (2019), l’esemplare è male conservato e per la presenza di alcune spine sui margini anterolaterali è probabilmente attri-buibile ai Portunidae. Infine, un frammento di carapace provvisto di chelipedi con tipiche carenature dei portunidi, proveniente dai livelli eocenici di Nanto è stato attribuito a Portunus sp. (BeSchin et al., 2013).
L’esemplare esaminato presenta tipici caratteri di Portunus e, oltre alla diversa collocazione geologica, si distingue dalle numerose specie del Veneto per la forma delle spine del margine frontale, le due mediane vicine e acute, bene separate
dalle due laterali e per le spine moderatamente estese dei margini anterolaterali e la presenza di minute granulazioni e scaglie irregolari di varie dimensioni che ricoprono la superficie dorsale e le chele. Tale ornamentazione e gli altri caratteri descritti ci hanno consigliato di istituire una nuova specie per l’Eocene del Veneto.
Superfamiglia carpiloidea Ortmann, 1893
Famiglia araBicarcinidae Schweitzer & Feldmann, 2017 Genere Eomatuta De Angeli & Marchiori 2009
Specie tipo: Eomatuta granosa De Angeli & Marchiori 2009
Eomatuta granosa De Angeli & Marchiori 2009
2009, Eomatuta granosa De Angeli & Marchiori, p. 107, figg. 2, 3(A-E). 2010, Eomatuta granosa – Schweitzer et al., p. 92.
2019, Eomatuta granosa – Schweitzer et al., p. 17, fig. 13(3a, b).
2019, Eomatuta granosa – Beschin et al., p. 6, t. 1(1a-d, 2a-b), 2(1a-b, 2a-c, 3).
Materiale: una porzione di carapace (MCV.23/856-I.G.23.535) dell’Eocene di Val Scaranto di Nanto (Vicenza).
Osservazioni – Eomatuta granosa in origine descritta da de angeli & marchiori (2009) sulle caratteristiche morfologiche del solo olotipo dell’Eocene di Nanto rinvenuto in matrice calcarea associata ad Harpactocarcinus punctulatus (Desma-rest, 1822). L’esemplare conservava il carapace e la chela destra, mentre le sue parti ventrali non erano osservabili. La caratteristica forma del carapace e della chela hanno fatto propendere per una sua inclusione nella famiglia Matutidae De Haan, 1835 (de angeli & marchiori, 2009).
Il successivo ritrovamento nell’Eocene di Breonio di tre nuovi carapaci con parti ventrali e addominali conservate hanno consentito la revisione della specie e il suo inserimento nei Carpiloidea, famiglia Arabicarcinidae Schweitzer & Feldmann, 2017 (BeSchin et al., 2019). La famiglia Arabicarcinidae comprende le due sole specie estinte Arabicarcinus arumensis Schweitzer & Feldmann, 2017 del Cretaceo dell’Arabia Saudita ed Eomatuta granosa dell’Eocene dell’Italia settentrionale.
Conclusione
I crostacei dei livelli eocenici di Nanto sono stati segnalati inizialmente da FaBiani (1905, 1908, 1910, 1915) con le descrizioni di Harpactocarcinus punctulatus (Des-marest, 1822), Ctenocheles valdellae (Fabiani, 1908) e Quasilaeviranina ombonii (Fabiani, 1910), istituita per l’Eocene inferiore di Villaga e successivamente se-gnalata anche per i livelli di Nanto (BeSchin et al., 1988, 2013). Ulteriori studi sui crostacei di Nanto sono stati condotti in De angeli & marchiori (2009), BeSchin et al. (2013) e BeSchin & de angeli (2022) che hanno contribuito alla descrizione di nuove specie con materiali in ottimo stato di conservazione. Le specie finora studiate sono: Neocallichirus allegranzii Beschin, De Angeli, Checchi & Zarantonello, 2005; Ctenocheles fabianii Beschin, Busulini, Tessier, 2013; Cteno-cheles valdellae (Fabiani, 1908); Stimdromia conternoi Beschin & De Angeli, 2022; Bonizzatoides tuberculatus Beschin, Busulini, Tessier, 2013; Notopoides nantoensis Beschin, Busulini, Tessier, 2013; Quasilaeviranina ombonii (Fabiani, 1910); Calap-pilia minuta Beschin, Busulini & Tessier, 2013; Nantocyclois eocenicus Beschin, Busulini & Tessier, 2013; Boschettia giampietroi Busulini, Tessier, Beschin, De Angeli, 2003; Portunus bericensis n. sp.; Harpactocarcinus punctulatus (Desmarest, 1822); H. macrodactylus A. Milne Edwards, 1862; Eomatuta granosa De Angeli & Marchiori, 2009; Magyarcarcinus loczyanus (Lőrenthey, 1898); Panopeus bericus Beschin, Busulini, Tessier, 2013 (FaBiani, 1905, 1908, 1910, 1915; de angeli & marchiori, 2009; BeSchin et al., 1988, 2013, 2019; BeSchin & de angeli, 2022). Una fauna alquanto numerosa e bene diversifica con specie che abitavano un ambiente di mare caldo e relativamente profondo che hanno contribuito alla conoscenza della ricca carcinofauna paleogenica del Veneto.
Ringraziamenti
Ringraziamo Bernardetta Pallozzi, Curatrice del Museo Civico “D. Dal Lago” di Valdagno (Vicenza) per avere messo a disposizione per lo studio gli esemplari conservati presso il Museo, Livia Beccaro, Dipartimento di Geoscienze dell’U-niversità di Padova, per le informazioni sulla sezione stratigrafica di Nanto, Alessandro Garassino e Fabrizio Bizzarini per la lettura critica e gli utili consigli.
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